ROZZANO: IL PRESIDE (EX CANDIDATO SINDACO DI M5S) NASCONDE IL NATALE

valoridi David Arboit

IL FATTO. Da “Il FattoQuotidiano”: «Tu scendi dalle stelle e Adeste fideles non si devono cantare all’Istituto comprensivo Garofani di Rozzano, in provincia di Milano. Lo ha stabilito il dirigente Marco Parma che ha deciso di opporsi alla proposta di alcune mamme e papà di festeggiare il Natale a scuola, insegnando ai bambini della primaria le nenie per Gesù Bambino. Un diniego che ha scatenato molti genitori degli allievi dell’istituto comprensivo pronti a dar battaglia al preside che in nome della laicità ha vietato i canti religiosi. […] “Intendiamo seguire la nostra attività e nel rispetto delle minoranze non introdurre elementi di carattere religioso a scuola”.

L’appuntamento con il saggio musicale che molte scuole propongono prima delle vacanze di Natale (anche alla Garofani lo scorso anno era stato fatto prima delle festività) è calendarizzato per il 21 gennaio ed è stato ribattezzato “Festa d’Inverno” rigorosamente laico con filastrocche di Gianni Rodari e canzoni di Sergio Endrigo.

Io sono convinto – spiega il dirigente che è stato anche candidato sindaco per una lista civica e per il M5S a Rozzano – che la scuola debba essere laica. La laicità è l’unica possibilità di integrazione che abbiamo. […] Abbiamo portato la proposta di quella mamma all’attenzione dell’organo collegiale e abbiamo deliberato di non dare corso a quell’iniziativa perché i simboli identitari sfavoriscono il processo di integrazione”.»

IL COMMENTO. I Dirigenti scolastici e i collegi docenti hanno piena e assoluta libertà (e responsabilità) di decidere sull’offerta formativa e quindi anche e soprattutto su eventuali proposte estemporanee e improvvisate dei genitori che non sempre si conciliano con i percorsi didattici progettati. La decisione del Dirigente di non attuare la proposta dei genitori quindi può anche essere sacrosanta dal punto di vista della responsabilità didattica e delle competenze che la legge, ma anche il buon senso, dispone.

Profondamente sbagliate, invece, sono le motivazioni culturali addotte, motivazioni che si fondano su un’interpretazione completamente errata della laicità.

Laicità è una parola di per sé poco chiara. Lo constatiamo nei fatti, cioè nelle numerose e continue fantasiose, improbabili, labilissime e infondate interpretazioni del termine. Le sue stesse origini la rendono poco chiara. Nei primi secoli del cristianesimo il laico era un fedele non sacerdote o non appartenente a congregazioni religiose. Laico deriva dal greco laós laïkós, “popolo, del popolo” e indica chi appartiene al popolo cristiano e non al clero. È un definizione in negativo, una determinazione che non determina e ci dice solo che qualcosa è un non-qualcos’altro.

Appartiene però alla storia della cultura liberale occidentale un lungo percorso culturale per determinare il senso della parola laicità. La civiltà liberale e poi democratica, cosciente della esistenza del pluralismo culturale e religioso, sapendo che la differenza di identità è fondamento antropologico dell’umanità della persona in quanto immagine, visione, interpretazione dell’uomo e del mondo, tende a separare dall’organizzazione politica della comunità questi aspetti non per negarli ma per garantire a tutti la libertà, la possibilità di esprimersi, cioè per evitare l’istituzione di uno stato etico o di uno stato confessionale.

Dimostra grande ignoranza di questa storia culturale dell’Occidente chi dice che per affermare il principio di laicità occorre abolire, cancellare, nascondere le differenze, i simboli identitari. Oltre a ignoranza dimostra anche poca intelligenza perché non si rende contro che questo nascondere i simboli identitari è esso stesso un principio identitario, una immagine, una visione, una interpretazione dell’uomo, dell’esistenza, una antropologia determinata.

Il nostro Paese è avviato sulla strada di una società multietnica, quindi multiculturale e multireligiosa. È una straordinaria opportunità che finalmente, forse purtroppo in ritardo, viene offerta dal destino al nostro paese. Straordinaria opportunità di incontri e anche di confronti aperti all’ascolto ma anche pacificamente fermi e determinati, ciascuno sui propri valori identitari. Concepire la laicità come occultamento delle differenze impedisce l’incontro, il confronto, l’ascolto, la relazione umana vera e profonda.

Il laicismo come occultamento ed emarginazione delle differenze è il programma culturale della tecnocrazia, impostato sul paradigma della cosiddetta neutralità della scienza e della tecnica. Chi crede in questa neutralità (qualcuno pensa addirittura che sia una evidenza scientifica), in realtà, crede in una visione dell’uomo e del mondo tecnocratica. Nel mondo tecnocratico il fine ultimo non è la scoperta dell’essere dell’esistente in chiave esistenziale, ma il controllo sociale esercitato per mezzo del positivismo psicologico (controllo della mente), del positivismo sociale (controllo dei comportamenti), del positivismo politico giuridico (diritto positivo assoluto e abolizione del diritto naturale).

Ma il fondamento antropologico della tecnocrazia qual’è? Tecnocrazia è abolizione dell’essere dell’esistente, cioè di ciò che può e deve essere solo riconosciuto, indagato e compreso come sostanza e destino e vocazione ad essere quel che si è. E correlativamente, quindi, tecnocrazia significa piena disponibilità, disponibilità assoluta, sulla mente, sul corpo proprio, sulla società e sul mondo a partire dalla volontà, propria o altrui in fondo poco importa perché in entrambi i casi cassa il riconoscimento di altro. Una volontà che tende all’assoluto e che è delirio di onnipotenza, libidine del potere su sé e su altro da sé. Una volontà che considera rilevante e sensata l’esistenza propria e altrui (in particolare del feto o del disabile) solo quando è prevista nel quadro di un progetto di potere-controllo, orientato a una piena e assoluta manipolazione di sé e di altro da sé.

È l’antropologia del nulla, cioè del nichilismo assoluto. È toccato alla genialità straordinaria di Friedrich Nietzsche anticipare profeticamente l’idea di nichilismo assoluto, cioè il principio fondamentale e le conseguenze dell’annullamento dei valori identitari come indifferenza delle differenze. Fu Nietzsche a profetizzare la nascita della società del “ultimo uomo”. L’uomo nichilista è l’uomo senza identità.

Appartiene a questo nichilismo assoluto anche la cosiddetta “teoria gender”che omette il fatto che la persona è, in sé e per sé, un dato di fatto, un “esser fatto da altro” come inizio e come esistenza. Per restare nel solco di quanto profetizzano da Nietzsche, la volontà di potenza, o meglio il delirio di onnipotenza dell’uomo, non si arrende nemmeno di fronte al fatto che la persona non si è fatta da sé, che è un dato, che io non ho scelto di nascere, non ho scelto dove e come nascere, io non ho scelto di essere biologicamente e biochimicamente e psicologicamente come sono, che il mio essere biologico e chimico e psichico è il frutto di un lavoro evolutivo di milioni di anni al quale io non ho partecipato. E per questo che può decidere ad arbitrio di essere questo o quello. Assurdo logico, filosofico, e antropologico dell’essere quello che voglio, massima espressione della civiltà nichilista dell’ultimo uomo. L’essere è quel che è… punto! Detto semplicemente, io son quel che sono perché non mi sono fatto da me, e devo solo cercare di scoprire chi sono, ed essere quel che sono.

Al limite si potrebbe dire che c’è più saggezza nell’oroscopo che nel nichilismo assoluto.

Due corollari.

Questa fascino del nulla, il fascino irresistibile di una libertà assoluta (il popolo della libertà come idolo), questa mancanza d’essere che è liberazione dal dover essere quel che si è, è tra l’altro il fondamento, il brodo di coltura nel quale cresce e germoglia rigoglioso il narcisismo, malattia del secolo, in quanto domanda struggente d’essere, nostalgia d’essere, che cerca risposta nell’apparire perché il senso dell’essere è stato distrutto.

Questa nullificazione dei valori identitari dell’esistenza è per di più ciò che spinge i giovani occidentali a cercare risposta al sanissimo e giovanile «spirto guerrier ch’entro mi rugge» nella follia terrorista. Assediati dal nulla di senso, fuggono dal nulla di senso che il nichilismo distruttivo dell’elemento identitario ha prodotto.

A IGNORANTE, IGNORANTE E MEZZO. Senza nemmeno sfiorare per sbaglio la centralità della questione, si muovono invece alcuni detrattori del povero preside, tra i quali brilla Matteo Salvini: «Cancellare le tradizioni è un favore ai terroristi. Pensate quelli dell’Isis se ci stanno ascoltando quanto ci prendono per coglioni».

È la solita logica che ammorba il Centrodestra dove il problema, squallidamente strumentale è cercare di darsi l’immagine, di farsi percepire come l’unico e vero defensor fidei. Poco importa se poi in altri casi si manifesta un solenne disprezzo dell’umanità dell’umano, per esempio nel trattamento riservato alla donna o a chi sbarca sulle nostre coste in cerca di una opportunità.

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Pubblicato il 29 novembre 2015 su SCUOLA. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 2 commenti.

  1. David ma quando hanno distribuito il dono della sintesi tu deve eri ?

    http://www.corriere.it/cronache/15_novembre_29/renzi-natale-presepio-05115874-961d-11e5-92c5-87b49a44-9662-11e5-bb63-1e4ea6ee-9667-11e5-bb63-4b762073c21f.shtml

    C’è anche il tuo Matteo che la pensa come Salvini….come la mettiamo ?

    P.S.

    ” Poco importa se poi in altri casi si manifesta un solenne disprezzo dell’umanità dell’umano, per esempio nel trattamento riservato alla donna o a chi sbarca sulle nostre coste in cerca di una opportunità.”……spiegati meglio….!!

  2. Il dono della sintesi non ce l’ho. E in questo caso mi pareva poco opportuno. Comunque la sintesi è che le differenze di di cultura e di religione devono nella scuola potersi esprimere liberamente. Liberamente significa che le espressioni di identità culturale e religiosa devo essere non negate, ma coordinate e governate dai dirigenti scolastici che hanno la responsabilità di progettare l’offerta didattica dell’Istituto. Una scuola senza presenza di identità culturali e religiose è una scuola castrata, umanamente sterile.

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