A BUCCINASCO MILLE LUCI PER PARIGI, CONTRO OGNI FANATISMO

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La sera del 19 novembre abbiamo ricordato le vittime degli attentati terroristici a Parigi di venerdì scorso. Intenso il saluto del Console Francese Olivier BROCHET, profondo il discorso del Sindaco Gimbattista MAIORANO, ha scaldato il cuore l’inno de la MARSIGLIESE suonato dai due violini di Martina Contilli e Martino Pellegrini. Significativa e importante la presenza dei tre rappresentanti delle tre religioni monoteiste, Ebraica, Musulmana e Cristiana. Silenziosa e attenta la presenza del Comandante della Polizia Locale e del Marescallo dei Carabinieri e soprattutto caloroso l’affetto dei tantissimi Cittadini di Buccinasco che hanno applaudito la speranza e sconfitto la paura. Grazie a tutti per queste mille luci accese per Parigi.

Di seguito il testo del Sindaco letto durante la celebrazione.

Contro ogni fanatismo (di Giambattista Maiorano)

Stiamo vivendo giorni di angoscia e di tristezza. Più di ieri ci preoccupa la tenuta e la nostra capacità di difesa. Ce la faremo ad uscire da questa spirale di odio che insanguina le speranze alla costruzione di un mondo migliore?

Piangiamo i morti di Parigi senza tuttavia dimenticare quelli dell’aereo distrutto, le vittime degli attentati in Libano, in Turchia, in Nigeria, in tante parti del Medio Oriente. Non c’è qualcuno con maggiore dignità dell’altro. Tutti sono parimenti vittime della mano omicida di un fanatismo religioso che, mentre chiama a giustificazione un dio inaccettabile ed ignoto, smaschera la propria avidità di realizzare un potere che annulla significato e valore ai termini di giustizia, di libertà, di fraternità.

Siamo insieme questa sera ai rappresentanti delle religioni monoteiste, l’ebraica, la cristiana, la musulmana. Tutti insieme a contrapporci all’orrore di una guerra che non sentiamo nostra e che, con la sua potenza distruttrice, intende sopraffarci con lo scopo di diffondere paura, di privarci della nostra libertà nella normalità quotidiana e di impedire quel dialogo profondo e rispettoso in atto da tempo tra le tre espressioni scaturite dall’esperienza di Abramo. Per quanti si rifanno a questa concezione il comandamento resta “ama il prossimo tuo come te stesso”. Per quelli che si rifanno ad una concezione più laica, il comandamento non è dissimile perché individua nel riconoscimento dei diritti umani la base di tutti gli altri diritti come espressi dal concetto di liberté, legalité, fraternità.

C’è molto da imparare e da riflettere sui fatti di questi giorni. Non basta la risposta emotiva e talvolta scomposta di quanti sono abituati a giudicare tanto al pezzo generalizzando ed esprimendo inaccettabili giudizi come se la colpa dei fanatici islamisti sia da far ricadere su tutti i musulmani. C’è da prendere coscienza che le prime vittime sono proprio i fedeli musulmani ai quali non può essere negato in uno stato di diritto la libertà di culto. Né ci aiuta la giustificazione che ciò deve essere impedito sin tanto in quanto analogo riconoscimento non viene certificato in tanti loro paesi di origine nei confronti delle altre religioni. Respingere questo assunto non è buonismo, ma rifiuto a cadere nella trappola di chi si propone di mettere indietro la lancette dei nostri principi giuridici, etici e culturali per assumere le loro stesse caratteristiche.

Dobbiamo poi chiederci se per caso anche da parte nostra, come opinione pubblica, non ci sia nel fondo qualche pur piccola responsabilità che contribuisce ad aiutare una mentalità bacata.

Non è mistero per nessuno che al tavolo delle potenze mondiali siedano anche Paesi dediti purtroppo a finanziare e ad armare i pazzi fanatici dell’Isis. La diplomazia mondiale non può ignorare questi fatti. Deve invece superare quell’ipocrisia che nasconde poco confessabili affari magari per consentire anche a noi la garanzia di qualche punto in più di Pil pur di non rinunciare ad uno stile di vita che tutto rischia di essere meno che una doverosa sobrietà.

Insieme alla condanna più ferma ed alla richiesta di legittime difese, vanno ricercate tutte le strade atte a riannodare i fili del dialogo ed in grado, in nome dei principi almeno della rivoluzione francese se non del richiamo forte alla responsabilità delle autorità morali e spirituali come Papa Francesco, a chiedere e ad opporci in modo fermo e determinato al crudele mercato delle armi.

Lasciatemi esprimere un desiderio che credo sia nel cuore di ciascuno di noi. Già Isaia ai suoi tempi auspicava la trasformazione delle spade in vomeri e delle lance in falci. Oggi le armi sono molto più micidiali e moto più costose. Non sarebbe meglio evitare il commercio delle armi e il contrabbando del petrolio e spendere le relative risorse perché a tutti a questo mondo possa essere assicurato un piatto di pasta?

E’ indubbiamente un percorso meno facile, tutto in salita, ma se si persegue la pace, questa è l’unica strada.

D’altra parte, saremmo degli illusi e degli incoscienti ad immaginare che l’odio si sconfigge con altro odio, la violenza con una violenza più forte e che la guerra sia l’unica e giusta risposta.

Non illudiamoci: questa è la strada dove i cultori del fanatismo terroristico vuole trascinarci e se la nostra risposta dovesse andare in questa direzione, allora hanno già vinto loro.

Non diamo risposte vuote. Non assecondiamo desideri di potere. Non pieghiamoci alla sopraffazione dell’uomo sull’uomo. Dimostriamoci uomini e donne capaci di vedere negli altri non dei nemici, non degli usurpatori, ma uomini e donne che chiedono diritti da noi conquistati con dure lotte e grandi sacrifici.

Ci vuole più coraggio ad affermare con coerenza e responsabilità le proprie convinzioni di pace e a tradurle in azioni concrete che a gettare irresponsabilmente benzina sul fuoco della frustrazione e della paura con parole che uccidono come pietre.

Grande è la solidarietà e la comprensione per il dolore delle famiglie di tutte le vittime. Grande è la solidarietà che vogliamo esprimere al popolo francese ed a tutti gli altri popoli coinvolti dagli atti terroristici..

Ciò che è successo e che potrebbe ripetersi impone alla politica attenzione e responsabilità. Per dirla in una parola: non meno Europa, ma più Europa in una visione unitaria, non meno UNU, ma più UNU perché definisca regole e patti validi e vincolanti per tutti sconfiggendo gli assolutismi e le tentazioni nazionalistiche.

A tutti un doveroso grazie per la presenza che è condizione perché la speranza non muoia.

 

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Pubblicato il 20 novembre 2015 su INIZIATIVE. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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