L’ATTACCO DI DAISH A PARIGI: GUERRA AL TERRORISMO, NON SCONTRO DI CIVILTÀ

Unione-Europeadi David Arboit

La realtà storica e geopolitica è sempre complessa, mai semplice. Ogni tentativo di approssimare la verità, di semplificazione, deve misurarsi con la complessità, ossia con la totalità dei fattori, impresa che è una sfida che va la di là delle potenzialità umane, ma con la quale occorre sempre misurarsi.

Lo scontro di civiltà. Obiettivo fondamentale di chi ha realizzato l’attentato è creare la cultura e la mentalità dello scontro di civiltà, alimentare la contrapposizione “noi / loro”. Ed è per questo che il titolo fatto ieri dal quotidiano “Libero” più che vergognosamente insultante è politicamente e umanamente idiota perché è ottusamente organico e complice del progetto di Daish. Titoli analoghi nei giornali mondiali? Nessuno. Il primo premio per la stupidità è nostro, è italiano. Questo titolo è statao generato da una meschina e strumentale speculazione politica: il progetto è diamo voce alla pancia del popolo per identificarci politicamente ed editorialmente con la pancia del popolo. A volte il meschino calcolo politico elettorale è pericoloso per la comunità.

La guerra civile islamica. Tra mondo islamico scita e mondo islamico sunnita c’è una guerra. È una guerra civile dove, come sempre, il combustibile è ideologico, ma gli obiettivi sono geopolitici. Questa guerra non è una novità, i 10 anni di conflitto Iraq-Iran ce lo ricordano, ma oggi lo scontro ha dimensioni più ampie e meno chiare di allora. Oggi abbiamo da una lato Iran dall’altro Arabia Saudita e Qatar. E anche nel campo sunnita non c’è unità, ma diversità profonde e potenzialmente micidiali. In più, dentro questa guerra civile musulmana, mestano nel torbido le potenze straniere Russia, Israele, Stati Uniti, e alcune potenze della UE, con progetti politici diversi e spesso divergenti.

L’eredità della polita neocon USA. Non si può dimenticare che è dei neocon statunitensi la responsabilità di alcune guerre che apparivano già al tempo insensate e che oggi è ormai storicamente dimostrato che sono state insensate e che invece di generare ordine hanno generato caos. Prima guerra del golfo (1990-1991), guerra in Afghanistan contro i taliban (2001), seconda guerra del golfo (2003-2011). L’apparato industriale militare USA dopo aver messo sul suo libro paga la famiglia Bush è passato all’incasso. Dick Cheney e Donald Rumsfeld portano il peso maggiore di queste scelte geopolitiche esclusivamente orientate al profitto delle aziende private di forniture militari a cui erano e sono collegati.

Il proselitismo islamico in occidente. La guerra civile islamica fa proseliti in occidente, in Europa. Come mai? In tutto il territorio francese è stato dichiarato lo stato d’emergenza. È accaduto solo tre volte nella storia della Francia dopo la seconda guerra mondiale. La più recente è l’8 novembre del 2005, quando il presidente Nikolas Sarkozy lo proclamò a causa delle rivolte nelle banlieue delle città francesi. Sono passati esattamente dieci anni, sembra quasi un anniversario. Anniversario di che? Anniversario di una integrazione malfatta. Se si interroga l’uomo della strada della banlieue, mediamente un africano islamico, lui ci dirà che Liberté Ègualité e Fraternité nella banlieue non valgono, sono una menzogna, che banlieue è apartheid. Manodopera a basso costo stipata in quartieri degradati, abbandonati dallo Stato.

In questi quartieri nasce e cresce una rabbia contro lo Stato, un rancore e in desiderio di rivolta contro una società fondata sul denaro, sullo sfruttamento e sul profitto, dalla quale alcuni sono esclusi. È una ribellione interiore ed esteriore che sceglie la via del radicalismo islamico come strumento per lottare contro una società ingiusta perché la sinistra è morta, perché la sinistra non è capace di indirizzare questa energia in un progetto democratico e repubblicano.

30.000 pare siano i foreign fighters in Siraq. I francesi censiti che combattono con Daish sono circa 1500, persone in cerca di ideale per cui combattere. Non hanno trovato di meglio. È colpa nostra.

Stato e Governo in Francia. 27 settembre 2015: dopo un anno di voli di ricognizione, la Francia ha dato il via ai primi bombardamenti contro obiettivi mirati di Daish in Siria. L’obiettivo politico di un maggiore coinvolgimento della Francia nella guerra in Siria e in Iraq si dice ci sia stato oggetto di uno scontro interno al Governo francese: da una lato il ministro degli esteri Laurent Fabius dall’altro il primo ministro Manuel Valls. Trattare o non trattare con Assad? Entrare e o non entrare in guerra? Ha perso Fabius e la linea dell’approccio softpower.

La pessima figura della intelligence francese risulta in ultima istanza inspiegabile. C’è un dibattito aperto anche in Francia tra metodi tradizionali (infiltrazione e “acquisto” di informatori) e spionaggio elettronico. Si dice che la linea elettronica, che è prevalente, abbia avuto in questo caso la sua Caporetto. Non si può nemmeno escludere che fenomeni del tipo “servizi segreti deviati”, che ben conosciamo anche in Italia, oppure “uso politico dei servizi” abbiano in Francia un ruolo in questa vicenda. Né si può escludere che altri servizi, nel quadro di una guerra senza esclusione di colpi contro l’ipotesi unione federale dell’Europa, abbiano non dico facilitato, ma soltanto omesso di comunicare informazioni importanti. Vedremo che farà Hollande: dovrebbe licenziare qualcuno direi.

Per approfondimento vedi l’articolo di Maurizio Blondet:

http://www.libreidee.org/2015/10/segreto-di-stato-su-charlie-hebdo-killer-armati-dagli-007/

Obiettivo principale a Parigi. Era certamente lo Stade de France l’obiettivo principale dell’azione. La presenza di decine di migliaia di persone, la presenza del presidente Hollande rendevano questo obiettivo il principale bersaglio, quello più appetibile e clamoroso. Se questo è vero si può dire che l’attentato è fallito rispetto al terget n. 1. i terroristi non sono riusciti a entrare e si sono sfogati altrove. Il sistema di sicurezza dello stadio ha superato l’esame.

Avvisaglie?. L’operazione realizzata a Merano in Italia e il blocco all’ingresso dei siriani in Germania potrebbero apparire come segni di una capacità di reazione interna di alcuni Paesi europei alla minaccia terrorista. Potrebbero essere stati fattori di accelerazione dell’azione francese in quanto possibili fili che conducevano ai nodi francesi della rete terroristica islamica europea.

Conseguenze politiche. L’azione del terrorismo islamico in europa rafforza la destra la Lega e i lepenisti in Francia. È una regalo a chi in Europa ritiene sia necessario percorrere la strada dello scontro di civiltà. Nelle prossime tornate elettorali misureremo il peso della iniziativa del terrorismo islamico.

Politiche della immigrazione. Mistero nel mistero i passaporti trovati nelle tasche dei terroristi: a che titolo? Per rendere possibile la consegna dei poveri resti ai parenti in lacrime? Incredibile. Per depistare le indagini? Probabile. L’azioni dei terroristi produce anche una ferita, spero non letale, sulle politiche di immigrazione e di accoglienza concepite in Italia e lentamente adottate in tutta Europa. Fatto salvo che le politiche di accoglienza dei profughi sia politici sia economici sono elemento caratterizzante e inderogabile della democrazia solidale europea, d’altra parte inutile mettere la testa sotto la sabbia. Il mercato della immigrazione clandestina oltre a offrire un servizio viaggi verso l’Europa, offre il servizio passaporti falsi. Con pochi sodi si possono acquistare passaporti siriani falsi e così chiunque può diventare profugo siriano. Osservatori ben informati riferiscono che in Turchia è florido il commercio di passaporti italiani autentici, non falsificati, fatto dal quale si può dedurre che la malapianta della corruzione produce disastri anche nelle politiche di immigrazione.

Dialogo con l’Islam La comunità musulmana europea è la prima e principale vittima di questo attentato. Potrebbe essere obiettivo di odio religioso e anche di azioni violente, spontanee, incontrollabili, di rappresaglia. Il dialogo con l’Islam integrato nella vita sociale europea è elemento strategico fondamentale per raggiungere l’obiettivo della sconfitta totale di Daish, esattamente come lo fu negli anni del terrorismo italiano l’alleanza con la sinistra democratica e costituzionale. A questa comunità islamica democratica e costituzionale spetta il compito di sorvegliare e impedire l’azione di chi semina odio e morte informando le autorità statali competenti.

In una dimensione geopolitica il dialogo con l’Islam passava in questi giorni dall’incontro a Parigi e Roma con il leader iraniano Hassan Rouhani. L’annullamento del viaggio di Rouhani è una gravissima ferita a questa opportunità di dialogo, tanto che non si può escludere che target principale dell’attentato possa essere proprio esattamente questo percorso di pacificazione dei rapporti tra Occidente e Iran.

Unione Europea. Mai come oggi diventa chiaro che esiste una identità culturale della Unione Europea che è fondata sui valori proclamati proprio dalla Rivoluzione francese: libertà, uguaglianza e fraternità sono i principi fondamentali della Costituzione culturale dell’Europa. Libertà ideologica, religiosa, politica ed economica. Uguaglianza giuridica e uguaglianza sociale come pari opportunità. Fraternità come solidarietà economica e sociale che ha generato il progetto del welfare state, cioè il tentativo di realizzare su questa Terra un progetto di giustizia sociale ed equa distribuzione del reddito.

Mai come oggi diventa evidente la necessità di un progetto politico di unità federale dell’Europa. Una solida Unione politica Europea è condizione necessaria per una politica estera e di difesa condivisa e comune, politiche che rendano la UE fattore strategico fondamentale della geopolitica mondiale.

Pubblicato il 15 novembre 2015 su POLITICA INTERNAZIONALE, POLITICA NAZIONALE. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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