LORENZO BINI SMAGHI A BUCCINASCO

false veritàdi David Arboit

Grazie al Circolo Giorgio la Pira, Buccinasco ha potuto incontrare martedì 27 ottobre 2015 Lorenzo Bini Smaghi, ex membro del board della banca Centrale Europea (BCE) e dal maggio 2015 Presidente del Consiglio di Amministrazione della banca d’affari francese Société générale.

Una serata a tutto campo su economia, finanza, banche e situazione economica del nostro Paese, ma con al centro l’Unione Europea, vera “passione” per un europeista convinto come Bini Smaghi.

Quale l’origine di un euroscettismo che in Europa appare assai diffuso? Bini Smaghi osserva che in tutto il continente serpeggia una ostilità nei riguardi di tutte le istituzioni politiche, che vengono in generale interpretate come lontane dai cittadini. Ancora più lontane sembrano quelle europee che per certi versi soffrono anche di un deficit strutturale istituzionale di legittimazione democratica. Crisi economica e crisi politica poi si intrecciano nel sentimento popolare, che sottolinea la difficoltà della politica a dare risposte.

D’altra parte la crescita democratica della Unione Europea è possibile se, e solo se, gli stati nazionali proseguono il percorso di un progressiva cessione di sovranità alle istituzioni europee. Fa parte del gioco democratico il seguente principio: ciò che è di volta in volta il bene comune deve essere deciso a maggioranza. Ma molti sembrano non voler rinunciare alla propria sovranità, cioè alla possibilità di fare prevalere l’interesse nazionale su ciò che è il bene comune della UE, cioè di tutti i 28 stati. Questo lo si vede in certe valutazioni superficiali sull’euro, sulla unione bancaria e lo si vede ogni volta che il singolo stato discute e approva la legge finanziaria annuale rispetto ai consigli e alle esortazioni delle istituzioni europee.

Nell’ascoltare sorge spontaneo un pensiero: quanta ignoranza è stata seminata sulla Unione Europea e sulla moneta unica, e con che rigoglio è cresciuta la malapianta dell’euroscetticismo ben coltivata con l’ignoranza sia da ignoranti arroganti sia da uomini al sevizio di potenze straniere a cui fa comodo una Europa divisa e litigiosa. Che l’ignoranza e la superficialità siano ampie e diffuse Bini Smaghi lo sa bene ed è per questo che un anno fa ha pubblicato un libro in cui cerca di demolire una serie di luoghi comuni sulla Unione Europea intitolato “33 false verità sull’Europa”. Un aureo e breve volume che mi ha consentito di uscire un po’ dalla mia personale ignoranza, di distruggere le banalità del sentito dire che si erano istallate nella mia mente, e che consiglio vivamente a tutti.

Critico Bini Smaghi con il governo rispetto a misure come l’abolizione della TASI che valuta come “elettorali” e poco efficaci. Favorevole a una defiscalizzazione che operi sul mondo del lavoro e a uno spostamento degli oneri fiscali sul patrimonio.

Sul tema “perché le banche non prestano soldi alle aziende” il discorso risulta meno critico e forse un po’ corporativo. La situazione economica generale, ma anche i vincoli posti sia dagli accordi del Comitato di Basilea (Accordi sui requisiti minimi di capitale) sia dalla dalla legislazione della UE (Meccanismo di Vigilanza Unico MVU, Meccanismo di Risoluzione Unico MRU, Direttiva 2014/59/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 maggio 2014, che istituisce un quadro di risanamento e risoluzione degli enti creditizi) impongono alle banche dei limiti che ostacolano il prestito bancario anche se il QE della BCE ha introdotto un indice negativo del costo del denaro.

Nessuna spiegazione riguardo alle ragioni che hanno indotto le istituzioni a introdurre queste rigidità, ragioni che sono lo scheletro nell’armadio delle banche.

Unica pecca della serata, quindi, un atteggiamento omissivo e indulgente verso le gravissime responsabilità di banche e banchieri nel tracollo del sistema economico mondiale del 2007-2008.

Per esempio. Tra il pubblico c’è chi chiede del destino della banca d’affari Deutsche Bank, la quale, da notizie di stampa, pare non navighi in buone acque e rischi il fallimento. Non si preoccupi non fallirà, dice Bini Smaghi, ma non dice che questa e altre grandi banche sono tutte state salvate a spese del contribuente. Non dice che la trimestrale della banca annuncia perdite per sei miliardi di euro, non dice che la banca presenta una capitalizzazione da 70 miliardi di euro ma che di questi attivi 30 miliardi (cifra accertata per difetto) sono titoli speculativi spazzatura il cui valore è in ultima istanza non determinabile. Non dice che la DB aveva nel 2008 un tasso di leveraggio del 52 a 1 e che questo probabilmente era solo la punta dell’iceberg delle sue esposizioni speculative perché nel mondo del sistema finanziario ombra, (delle trattative OTC e delle SIV), si cela una quantità di passività in ultima istanza incalcolabile. Non dice che una politica compiacente, dopo avere eliminato le regolamentazioni bancarie che limitavano le possibilità di speculazione (la famosa liberalizzazione o “deregulation” della circolazione del denaro) ha trasformato magicamente i default finanziari delle banche creati dalla speculazione in una crescita del debito pubblico, che poi dovrà essere ripianato dai cittadini con l’austerity.

Bini Smaghi salva le banche e punta il dito contro la politica. Sono parzialmente d’accordo con lui. La crisi che ha messo alle corde centinaia di milioni di famiglie è il prodotto di un accordo criminale tra banchieri speculatori e truffatori e politici conniventi e venduti. Ma la responsabilità è certamente soprattutto della politica che in nome del popolo sovrano aveva e ha il potere di legiferare affinché i delinquenti finanziari non danneggino in modo devastante le famiglie e la comunità nazionale tutta.

È mancato nella serata organizzata dal Circolo La Pira (!!) anche un richiamo alla parola di papa Francesco. «Oggi, pensando al bene comune, – scrive Francesco nella “Laudato sii” – abbiamo bisogno in modo ineludibile che la politica e l’economia, in dialogo, si pongano decisamente al servizio della vita, specialmente della vita umana. Il salvataggio ad ogni costo delle banche, facendo pagare il prezzo alla popolazione, senza la ferma decisione di rivedere e riformare l’intero sistema, riafferma un dominio assoluto della finanza che non ha futuro e che potrà solo generare nuove crisi dopo una lunga, costosa e apparente cura.»

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Pubblicato il 31 ottobre 2015 su BUCCINASCO, ECONOMIA POLITICA, POLITICA INTERNAZIONALE. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 2 commenti.

  1. Apetterò l’uscita del libro VERE fasità sull’Europa da parte di qualche ignorante….e nel frattempo memorizzo per bene le parole di papa Franscesco……

    “Oggi, pensando al bene comune, – scrive Francesco nella “Laudato sii” – abbiamo bisogno in modo ineludibile che la politica e l’economia, in dialogo, si pongano decisamente al servizio della vita, specialmente della vita umana. Il salvataggio ad ogni costo delle banche, facendo pagare il prezzo alla popolazione, senza la ferma decisione di rivedere e riformare l’intero sistema, riafferma un dominio assoluto della finanza che non ha futuro e che potrà solo generare nuove crisi dopo una lunga, costosa e apparente cura.»

    E’ mancato un richiamo dite alla fine….è mancata la volontà politica di farlo per non disturbare il pensiero dominante…..dico io….chissà mai che qualcuno pensi veramente che papa Francesco ignori qualcosa…….Saluti.

  2. http://video.corriere.it/condizioni-regno-restare-europa/0c0d9b5e-87ab-11e5-91a7-6795c226a8af

    Ci devono essere degli “ignorantoni” nel Regno Unito….ditelo a Bini Smaghi……

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