POLEMICHE E RECRIMINAZIONI, NON E’ QUESTA LA LOMBARDIA CHE CI PIACE

Volano gli stracci nella maggioranza in Lombardia e Salvini convoca i suoi a Roma contro Renzi. Poche idee e tanta voglia di dare la colpa agli altri, questa pare l’unica strategia di Maroni. Intanto mancano due mesi all’Expo e in regione quasi non se ne parla.

Un presidente che ritiene di dover scrivere di proprio pugno a un quotidiano per replicare a un’accusa di scarsa efficacia della propria azione di governo lascia quanto meno perplessi.
Se poi l’elenco delle cose fatte coincide con quello che da mesi tenta di far passare, con tanto di manifesti affissi per le strade, come grandi risultati della propria amministrazione, la cosa si fa ancora più inquietante.
Da dove passa il presunto buon governo della Lombardia?
Ormai è chiaro: da una insistita e ostentata polemica con Roma e dal vagheggiamento di migliori condizioni che, al momento, non sono date. E così, da qualche mese a questa parte, le leggi approvate in Consiglio regionale non hanno che due possibili caratterizzazioni: o vengono impugnate dinanzi alla Corte Costituzionale, o sono pannicelli caldi sostanzialmente inutili e quindi ininfluenti. Non è certo un gran modo di interpretare la concretezza lombarda di cui si vorrebbe fregiare il presidente Maroni.
Ci sono due filosofie di governo a confronto.


Da un lato la strategia neo-salviniana di alzare a più non posso il livello del conflitto, nella speranza di poter raccattare tutti i consensi degli scontenti e degli arrabbiati.
Dall’altro il tentativo maroniano di navigar tranquilli senza crearsi troppi problemi e tentando di galleggiare in attesa di tempi migliori.
Il compromesso tra le due vie si trova sul crinale dell’opposizione a Renzi e della richiesta di maggiore autonomia per una Lombardia che ormai è più propensa a protestare che a costruire.
Potremmo parlare di alto tradimento degli ideali che hanno fatto grande la nostra regione, storicamente capace di tirarsi su le maniche e lavorare, non certo propensa al lamento e alla recriminazione contro chi da lontano le impedisce di agire secondo la propria volontà.
Non più tardi di qualche settimana fa, lo stesso Salvini aveva sollecitato a una maggiore concretezza e incisività il governo lombardo. In tutta risposta, Maroni ha forzato i tempi di approvazione di un referendum consultivo che è tutto meno che concreto e incisivo e si configura più come battaglia simbolico-politica che come atto di pragmatica concretezza istituzionale.
Le istituzioni regionali vengono utilizzate come grimaldello per scardinare i rapporti con il governo nazionale. A parole, Maroni sostiene di essere pronto a trattare su tutti i tavoli che potrebbero garantire maggiori risorse e competenze alla Lombardia, nei fatti, lavora solo per alzare il livello dello scontro istituzionale nella speranza che questo gli consenta di conquistare qualche punto in termini di consenso elettorale.
La cagnara che martedì scorso ha fatto interrompere la seduta del Consiglio regionale dopo l’irruzione in aula dei consiglieri leghisti (accompagnati da un paio di assessori) con maglietta anti-Renzi non fa che confermare questa strategia dello scontro: non importa discutere nel merito i provvedimenti, è meglio demonizzare l’avversario e chiedere che si tolga di mezzo senza troppi convenevoli.
Ma, non s’illudano Maroni e i suoi, il tema dell’autonomia non è un’esclusiva della Lega. Ben lo sanno i tantissimi amministratori locali di centrosinistra che lavorano sul territorio lombardo e che quotidianamente difendono gli interessi delle proprie comunità locali senza indulgere in recriminazioni o slogan localistici. Proprio a loro il PD darà parola nei prossimi giorni nell’ambito di una consultazione popolare che intende riannodare le fila di un discorso per le autonomie che vada oltre la protesta anti-romana.
Piuttosto che indossare magliette contro qualcuno o scrivere ai giornali per giustificarci, preferiamo stare in mezzo alla gente.

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Pubblicato il 1 marzo 2015, in LOMBARDIA con tag , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 1 Commento.

  1. Le proposte in senso federale e autonomista della Lega possono piacere o non piacere, possono essere condivise o rigettate (in tutto o in parte), ma, almeno, sono chiare! Cosa sia il federalismo o l’autonomia propinate dal PD nessuno l’ha ancora capito! Il federalismo è differenziazione, la differenziazione è meritocrazia! Senza l’una non c’è l’altra. Il PD vuole, pare, un federalismo solidale (???) in cui tutti sono uguali, ma questo non è federalismo è una sciocchezza priva di attinenza con la realtà. Proprio come il Sindacato quando, parlando di meritocrazia, affermava che premiare il merito è giusto, basta che si premino tutti allo stesso modo: questa è la negazione della meritocrazia!

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