PER I COMPAGNI DEL PARTITO DEMOCRATICO DI ROMA

partigiani cadutitratto da Beppe Fenoglio, I ventitrè giorni della città di Alba, Einaudi

Quando Blister accennò a parlare, i partigiani di Cossano gridarono: – Stai zitto tu che ci hai smerdati tutti! Fai star zitto questo ladro, Morris!

Blister, il ladro, stava seduto su uno sgabello a ridosso della parete, e aveva di contro la fila dei partigiani innocenti e offesi, ma tra lui e loro correva vuoto lo spazio di quasi tutto lo stanzone.

Il capo Morris disse: – Parli se vuol parlare. A lui non servirà a niente e noi invece ci passiamo il tempo mentre aspettiamo che torni Riccio con la sentenza.

Set scosse la testa. – Ci farà solo mangiare dell’altra rabbia, – disse, ma tutti s’erano già voltati a sentir Blister.

Blister ruotò adagio la testa per mostrare come gliela avevano conciata, poi disse accoratamente: – Guardate come avete conciato il vostro vecchio Blister.

Uno gridò: – Cosa t’aspettavi? Che ti facessimo le carezze? Sei un delinquente!

Blister dimenò la testa e disse col medesimo tono: – Avete fatto molto male. Dovevate ricordarvi che io sono di almeno quindici anni più vecchio del più vecchio fra voi. Ho i capelli grigi e ho dovuto sentire uno come Riccio che ha sì e no sedici anni che bestemmiava perché non arrivava a darmi un pugno sul naso.

Disse Morris: – Qui l’età non c’entra. Qui c’entra solo essere partigiani onesti o ladri. Noi siamo onesti e tu sei un ladro e così noi t’abbiamo picchiato. E ringrazia, Blister, che abbiamo fatto le cose tra di noi. La prima idea era di legarti alla pompa del paese e tutti i partigiani di passaggio avevano il diritto di darti un pugno per uno. E sarebbe stata una cosa giusta, perché tu hai sporcato la bandiera di tutti.

Blister disse: – Allora vi ringrazio e dei pugni non parliamone più –. Parlava con voce piana, come uno di età che vuole ragionare dei ragazzi impulsivi ed è convinto che alla fine riuscirà a ragionarli. – Parliamo del resto. Però vorrei che vi faceste un po’ più avanti perché mi fa male vedervi così distanti. Non ci sono abituato.

Non se ne mosse uno, Blister aspettò un poco e poi disse: – Ho capito. Vi faccio schifo –. Giunse le mani e chiese; – Ma come posso farvi schifo? Cos’è capitato? Fino all’altro giorno io ero il vostro vecchio Blister e, senza offendere Morris, ero il numero uno dei partigiani di Cossano. Ognuno di voi stava più volentieri con me che con chiunque altro, potete forse negarlo? Quando ci incontravamo con l’altre squadre, voi mi mostravate a tutti perché non c’era in nessuna squadra un uomo vecchio come me. Allora mi presentavate come il vostro vecchio Blister e vi facevate vedere a tenermi una mano sulla spalla. Io sono quello che vi ha tenuti sempre tutti di buonumore. Da chi andavano quelli di voi che avevano il morale basso? Venivano da Blister, come se Blister fosse un settimino. È che io sapevo il segreto, perché voi siete ancora tutti ragazzi, mentre io ho quarant’anni e ho imparato che la vita è una cosa talmente seria che va presa qualche volta sottogamba altrimenti la tensione ci fa crepare tutti. Vi ricordate quel giorno che arrivò Morris e ci disse che l’indomani ci sarebbe stato un rastrellamento mai visto? Poi non ci fu, ma Morris non ci aveva nessuna colpa perché ci aveva solo detto quello che il Capitano aveva detto a lui. Ma nella notte avevate tutti il morale basso, eravate pieni di presentimenti. Vi ricordate cos’ho fatto io? Verso mezzanotte ho cominciato a tirare fuori una barzelletta e poi un’altra e un’altra. Voi non finivate più di ridere e arrivò la mattina e si poté vedere che il rastrellamento non c’era. Adesso mi sanguina il cuore a pensare a quella notte e darei non so cosa perché niente fosse cambiato da allora –. Giunse di nuovo le mani e domandò: – Ma perché siete cambiati con me? Per la balla che ho fatto?

– Chiamala balla! – disse Morris, – sai come si chiama nella legge la tua balla? Rapina a mano armata. E per di più fatta in divisa da partigiano.

– Sarà come dici tu, Morris. Sarà che ho rubato, ma io non ne sono persuaso. Per me, io mi sono solo sbagliato perché ero ubriaco.

Disse Set; – Questa non è mica una scusa. Questo significa che sei un porco ancora di più.

– Lascia perdere, Set, – disse Blister. – Fatto sta che ero ubriaco. E m’ero ubriacato in questo modo. Andavo a spasso per la collina, ma avevo il mio moschetto a tracolla, perché nessuno può dire che Blister non faceva il partigiano sul serio. A un certo punto mi sento sete e vado alla prima cascina e dico al padrone di darmi un bicchiere di vino. Vedete come vanno le cose? Alzi una mano chi non è mai andato a una cascina per farsi dare un bicchiere di vino. Ah, nessuno può alzarla. Il padrone per prendere un bicchiere apre la credenza e io vedo che nella credenza c’era una mezza bottiglia di marsala. Allora gli ho detto di darmi un bicchiere di marsala invece che di vino. Lui me l’ha dato e io ho finito per bergli tutta quella mezza bottiglia. Il padrone non protestava, io ho un’età che la roba un po’ forte è una necessità del corpo e l’ho bevuta tutta. Però in quella cascina non ho fatto niente di male perché la marsala ha cominciato a farmi effetto quando ero già lontano un chilometro. Ma guardate le cose, mi è tornata la sete. E così sono entrato in un’altra cascina dove c’era un padrone e una padrona. Giuro che non ho visto che la padrona aveva la pancia rotonda. Ho chiesto un bicchiere di grappa e l’ho chiesto un po’ da prepotente, questo è vero. Ho finito per berne tre. Allora dentro di me c’è stata la rivoluzione. Mi son trovato in mano il moschetto che avevo a tracolla e ho sparato al lume sopra la tavola e un altro colpo nel vetro della credenza. La padrona aveva alzato le mani e strideva come un’aquila e il padrone mi grida: «La mia donna è incinta, per amor di Dio non spaventarla o le succede qualche pasticcio dentro!» Io non sentivo più nessuna ragione e cercavo solo qualche altra cosa di vetro da spararci dentro. Allora il padrone m’è girato dietro e con uno spintone a tradimento m’ha buttato fuori e ha subito sprangato la porta. Fuori c’era legato il cane e voleva saltarmi addosso. Io gli ho fatto un colpo dentro e quel cane è stato secco. Ero ubriaco marcio, ero matto, e capisco che sono stato un gran vigliacco, specialmente con quella donna incinta e anche con quel povero cagnetto, ma neh che se mi fermavo lì voi non mi facevate la parte che m’avete fatto per il resto?

Nessuno gli rispose. Blister si portò le due mani alla testa, ma per sfiorarla appena, e si lamentò così: – Che male mi fa la testa. Sento bisogno di toccarmela ma se me la tocco mi brucia come il ferro rosso. E non posso neanche più parlare –. Guardò i partigiani uno ad uno e poi disse: – Gym, tu che mi sembra m’hai sempre voluto bene, vammi a prendere un mestolo d’acqua. Non posso quasi più muovere la lingua dentro la bocca.

– Vai pure a prendergli l’acqua, – disse Morris a Gym, e a Blister: – Puoi anche smettere di parlare, tanto è come se parlassi ai muri. E poi non dipende più da noi. Ho mandato Riccio dal Capitano a prendere la tua sentenza. E il Capitano è uno che ci tiene alla bandiera pulita ed è più facile faccia la grazia ad uno della repubblica che a uno dei suoi che ha rubato.

Blister aveva trasalito. – Hai mandato Riccio dal Capitano? Ah, Morris, non mi hai mica trattato bene. Dovevi dirmelo che mandavi Riccio dal Capitano, così io prima parlavo a Riccio. Non gli dicevo mica niente di segreto, gli dicevo solo di spiegare bene al Capitano chi sono io. Il Capitano ne comanda tanti che non può ricordarsi di tutti. Al Capitano io ho parlato una volta sola, ma quella volta il Capitano m’ha detto bravo Blister. Questa è una cosa di cui vorrei che il Capitano si ricordasse. Io l’avrei detto a Riccio.

Morris scosse la testa. – Stai sicuro che anche stavolta il Capitano ti dice bravo Blister, ma in una maniera che te ne accorgerai.

Rientrò Gym col mestolo d’acqua, Blister lo prese con due mani e bevve, ma si sbrodolava tutto.

Set stette a guardarlo per un po’ e poi fece: – Pfuah! Non fare il teatro, Blister.

[…]

Adesso lo lasciavano, uscivano tutti in fila, doveva esserci stato un gesto di Morris che

Blister non aveva notato.

«Vanno a mangiare, dev’essere mezzogiorno, – pensò lui, – da ieri ho perso il concetto del tempo». Si sentì come se il cuore gli precipitasse in un burrone aperto nel suo stesso corpo, fin che parlava ed era ascoltato si sentiva difeso, nel silenzio e nella solitudine si perdeva. Guardò in faccia quelli che uscivano per ultimi per cercare di leggervi l’effetto del suo discorso. Vide che Set aveva un’ombra su tutta la faccia e pareva avercela con Morris. Morris uscì l’ultimo e dal fondo dello stanzone Blister lo richiamò. – Morris. Lo so che non posso venire a mangiare con voi. Però fammi dire l’ora di tanto in tanto, Morris.

Morris annuì e, uscito lui, la chiave girò due volte nella toppa.

Mangiavano nell’altro stanzone e ne veniva rumore di piatti, di vetri e di posate, ma non di voci. «A tavola parlano sempre, alle volte gridano. Oggi no, oggi mangiano e pensano. È l’effetto del mio discorso. Si ricordano di nuovo bene del vecchio Blister». Si lasciò andare a sorridere.

Poi la sentinella aveva aperto ed era entrato il cuciniere con un piatto con dentro carne e pane. Aveva fatto appena un passo dentro e posato il piatto per terra vicino all’uscio, come ai cani. Blister l’aveva ringraziato lo stesso, ma il cuciniere gli disse: – Ringrazia il cuore debole di Morris. Io questa carne me la mettevo sotto i piedi piuttosto che portarla a te. E poi è roba sprecata, non ha più tempo di farti pro.

Il cuciniere usci, ma subito rientrò con due cose che doveva aver lasciato dietro l’uscio: un secchio d’acqua e uno straccio d’asciugamani che posò dicendo: – Per lavarti la faccia. Devi averla pulita quando ti portiamo fuori, – e uscì definitivamente.

Blister non toccò il mangiare, prese il secchio e se lo portò fino allo sgabello. Ci si sedette, col secchio tra le gambe. Cominciò a lavarsi, ma passarsi le mani sulla faccia gli bruciava. Allora intingeva le dita nell’acqua e poi se la spruzzava in faccia e aveva l’aria di godere come uno che si spruzza un profumo.

Parlavano dietro la porta. Scostò il secchio, in punta di piedi e colla faccia gocciolante andò all’uscio e ci stette ad origliare. Riconobbe le voci di Morris e di Set. Parlavano con molte pause, come chi sta fumando, ma senza riservatezza, e sembrava a Blister che dovessero farlo apposta a parlar tanto chiaro.

Diceva Morris: – Cosa fa Riccio che non torna? Riccio è di quelli che ce l’hanno di più con Blister per quello che ha fatto.

Set diceva: – Fammelo fucilare da me, che io gli sparerò come se fosse un repubblicano.

E Morris: – Bisogna stare a vedere. Se Riccio torna con le guardie del corpo, sei tu che vai a toglierlo di mano alle guardie del corpo?

– Ma se deve essere uno di noi, quello voglio essere io. E dov’è che lo facciamo?

– Ho pensato a Madonna del Rovere. È un po’ lontano come posto ma è sicuro.

Set non pareva interessato al posto e disse solamente: – Davvero, Morris, io mi sento di sparargli senza nessuno scrupolo, colla sigaretta in bocca.

Blister non aveva perso una parola e alla fine pensò: «L’hanno fatto apposta a farsi sentire da me. È tutto teatro. Vogliono solo farmi prendere uno spavento e poi lasciano correre. Vogliono farmi provare l’agonia, ma adesso io so come regolarmi».

Cominciò a sorridere e sorrideva ancora quando nel cortile s’alzò un vocio e da questo apprese che era tornato Riccio.

Si portò di fronte alla porta e aspettò i due giri di chiave. Adesso tutto dipendeva da che Riccio fosse tornato solo e non colle guardie del corpo. Il presidio di Cossano faceva tutto teatro, ma le guardie del corpo difficilmente si adattavano a fare solo teatro, non siscomodavano per così poco, sotto questo aspetto era gente tremendamente seria.

Ma quando la porta si apri, erano tutti suoi compagni quelli che si accalcarono dietro Morris e Riccio e stavano a fissarlo come affascinati.

Morris spiegò un foglietto da taccuino e nel silenzio fece lettura d’una condanna a morte mediante fucilazione.

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Pubblicato il 6 dicembre 2014 su POLITICA NAZIONALE. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 2 commenti.

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