INVESTIRE NELLA CULTURA PER USCIRE DALLA CRISI

Dario Franceschini, Leopolda, 26 ottobre 2014

Nella formazione del Governo, io ho chiesto di occuparmi di cultura perché ho sempre desiderato fare ciò che sto facendo ora, poi i percorsi politici mi hanno portato ad assumere altri ruoli. Ho sempre guardato al settore della cultura soffrendo per il modo in cui ha agito tutta la politica nazionale. C’è stato anche chi ha detto “con la cultura non si mangia” ma, complessivamente, la politica nazionale, a differenza dei sindaci, non ha mai capito l’importanza dell’investire sulla bellezza, investire in cultura, investire in turismo, investire sul nostro patrimonio, investire sul patrimonio straordinario di talenti, di creatività, non è soltanto un modo di rispettare l’articolo 9 della Costituzione – noi siamo l’unico Paese che ha la tutela e la promozione della cultura nei principi fondamentali – ma è anche la carta più forte che abbiamo per vincere la sfida della competitività globale.

Noi siamo il quinto Paese in quanto a turismo internazionale ma siamo il primo in quanto a desiderio di viaggio, anche per i turisti nuovi, provenienti dai Paesi emergenti, quelli che prima della cultura mettono lo shopping, il cibo. Noi abbiamo l’eccellenza in tutti e tre i grandi ingredienti per attrarre il turismo: il cibo, il made in Italy, lo shopping e il patrimonio culturale. Investire in questo significa utilizzare una carta formidabile nella competizione globale in un mondo in cui tutti vogliono vestire italiano, vogliono mangiare italiano e vogliono venire almeno una volta nella loro vita a visitare il nostro Paese.

E soprattutto, a fianco dell’investimento economico, c’è una cosa ancora più importante: dobbiamo rieducare alla cultura, dobbiamo rieducare dopo trent’anni di modello televisivo che ha costruito gerarchie sbagliate. Dobbiamo riabituare al patrimonio, alla bellezza, a leggere, ad andare al cinema. Siamo il Paese che ha il più grande patrimonio culturale e calano i lettori, calano quelli che vanno al cinema e calano quelli che visitano i musei.

Per farlo occorre che abbiamo sempre in mente una cosa: nei momenti di crisi – lo sanno i sindaci – bisogna tagliare da qualche parte, è inevitabile, noi abbiamo fatto una scelta: non tagliamo la cultura. Adesso è arrivato il momento di investire sulla cultura perché quando si arriva in un momento difficile, l’istinto è sempre quello di intervenire lì. 
Io credo che la risposta più bella l’abbia data un grande uomo di Stato, Winston Churchil che all’inizio della Seconda Guerra Mondiale, quando i suoi generali andarono a proporgli di tagliare la cultura per finanziare lo sforzo bellico, li guardò e rispose con una domanda: “E allora per cosa combattiamo?”. Ecco, io credo che noi combattiamo per uscire dalla crisi ma investire in cultura è il modo migliore per riuscirci.

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Pubblicato il 2 novembre 2014 su POLITICA INTERNAZIONALE. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 1 Commento.

  1. http://milano.corriere.it/notizie/cronaca/14_novembre_03/sindaci-viaggio-bus-paura-fermeremo-vandali-aiutarli-f39327e2-6334-11e4-bb4b-8f

    INVESTITE IN EDUCAZIONE …per i minorenni arabi che gridano -NEGRO- all’autista dell’autobus….come da articolo del Corsera…..

    P:S:
    Dario Francheschini chi? quello che adesso ha la barba e quando a Roma fuori da un ristorante veniva contestato dai suoi con le bandiere del PD diceva che erano quei cattivi dei grillini ?

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