È NATO IL PD A VOCAZIONE MAGGIORITARIA

Dario Franceschini, Leopolda, 26 ottobre 2014

Da quando faccio il Ministro della Cultura ho smesso di parlare delle cose quotidiane della politica, però vorrei fare una breve riflessione sulla giornata di sabato 25 ottobre. Leggendo i giornali, la giornata di sabato è stata rappresentata come quella in cui il PD si è spaccato in due pezzi, mentre io, invece, mi facevo una domanda rovesciata: ma non è che il filo sottile che tiene insieme la giornata ieri è che ieri è nato il PD? 
Siamo finalmente diventati quello che dovevamo essere, quello che abbiamo faticosamente cercato di essere fin dall’inizio: un partito a vocazione maggioritaria, un partito che punta a diventare maggioranza nel Paese, un partito che ha più del 40% dei voti, lasciando definitivamente alle spalle la stagione dei partiti identitari, in cui dentro sono tutti d’accordo attorno ad una storia e attorno ad alcuni principi ma inesorabilmente condannati a coprire uno spazio marginale.

Quello che noi dobbiamo imparare a vivere, invece, è l’idea di un partito che discute di contenuti, che ha posizioni diverse ma che poi vengono ricondotte ad una logica di lealtà. Ma deve essere un partito che discute di cose e, se rileggiamo il dibattito di questi mesi, il fatto che finalmente nel PD non si discuta di chi sta con tizio o di chi sta con caio ma si discuta dell’articolo 18, della riforma del lavoro, finalmente vuol dire che c’è un dibattito sui contenuti. 
Il passaggio importante e passaggio difficile è riuscire a ricondurre questo ad una logica di lealtà e di collaborazione, in un dibattito che alla fine sfocia in una posizione e non diventa quell’incrocio di rancori e vendette che troppo spesso ha segnato la nostra storia. 
Io ricordo sempre come uno dei nostri mali, quello che ci ha attraversato tutti, è di mettere dei leader e poi lavorare per indebolirli. Un militante, in uno dei tanti incontri che ho fatto in quei nove mesi del 2009 (in cui, quando il partito sembrava perduto e destinato allo scioglimento, in un pomeriggio mi chiesero di fare il segretario del PD prima delle elezioni europee del 2009), mi venne a dire: “Guarda, il problema del PD sta tutto in un fatto: ci sono troppi leader che pensano che il sole sorga solo quando cantano loro”. È la rappresentazione migliore di quello che è successo in questi anni. 
La discussione ci deve essere ma oggi abbiamo un leader che guida il governo, un leader che ci ha portato a realizzare finalmente la vocazione maggioritaria e quello dobbiamo difenderlo e, quindi, dobbiamo dire da qui, dalla Leopolda, che il Partito Democratico è anche il partito di chi ieri era in piazza ma non può essere il partito solo di chi era in piazza, perché quello che dobbiamo lasciarci definitivamente alle spalle è la vocazione minoritaria. Noi abbiamo bisogno di una vocazione maggioritaria e di essere maggioranza nel Paese e per fare questo dobbiamo lavorare come una squadra, in cui ognuno fa la propria parte.

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Pubblicato il 2 novembre 2014 su POLITICA NAZIONALE. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 1 Commento.

  1. Ecco bravi, volete essere un partito con vocazione maggioritaria……adesso però dite a Franceschini di uscire di casa e andare nelle piazze a sentire se è meglio che il PD discuta dell’articolo 18 o magari del TFR o del lavoro che non c’è…..!!!

    P.S.
    Se poi Renzi riesce a “rottamare” Franceschini e Fassino siete sulla buona strada…..anzi sulla BREBEMI…..un’autostrada spalancata….!!

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