TESSERAMENTO E DEMOCRAZIA (Confronto con David Arboit)

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[ di Giovanni Giannone ]

Caro David,
scherzosamente e simpaticamente spesso ti ho detto che mi sottrai la “scena”. Ciò significa che sottoscrivo e condivido, senza elidere nemmeno una virgola, quanto hai dissertato nell’articolo sul tesseramento.
Affianco alle tue considerazioni alcune mie riflessioni sulla forma partito ed identità del PD, la democrazia nel partito, il tesseramento.

La premessa.
Nell’ultimo ventennio c’è stata, da una parte, una crescita della scolarità, dall’altra, una caduta verticale della CULTURA civico/sociale.
Ci troviamo di fronte ad una società post-ideologica da ricostruire per rafforzare o ricreare ideali forti orientati a far prevalere la socialità collettiva sulla individualità soggettiva.
La premessa, per me indispensabile, mi aiuta ad inquadrare in una cornice l’intera questione che si dipana intorno al PD, alias il tesseramento.
1. La forma partito: il PD, mi sembra strutturato nel miglior modo possibile, comunque migliorabile. Infatti il PD ha:
b. Atto costitutivo, statuto e regolamenti vari;
c. Congresso > Segreteria > Direzione;
d. Articolazione territoriale, con eguali organismi:
. Sede centrale;
. Sedi Regionali – Provinciali;
. Circoli, che sono l’istanza più vicina ai cittadini e agli iscritti (tesserati).

Con questa forma organizzativa il PD garantisce un assetto democratico sostanziale.

2. L’identità politica del PD.
A me sembra che la fusione dei DS e della Margherita fino ad oggi non ha dato una vera connotazione identitaria al PD. Attualmente ho l’impressione che il partito esprime semplicemente gli orientamenti “ideali” dei due ex partiti di provenienza.
Occorre fare uno sforzo per dare una marcata impronta sull’identità del PD che sia visibile e comprensibile a coloro che intravvedono in questo partito elementi di progresso, di novità e tanto altro. Le basi ideali ci sono bisogna migliorale ed rapportarle all’attualità con una visione futuribile.

3. La democrazia nel PD presente e/o ipotizzabile.
Io distinguo due(2) tipi di democrazia:

a) quella esistente “finta”, che si sostanzia con una quantità pletorica di persone che vengono indirizzati(coinvolti) a partecipare a dibattiti organizzati dai Coordinatori o simili, ma conforme, ai desideri di visibilità o da indicazioni dal centro, da parte della “leadership” del momento e dei suoi gruppi di sostegno.
Queste “mega” assemblee, attraverso dibattiti asfittici e ripetitivi vengono convogliate e fanno passare con votazioni “bulgare”, le decisioni del vertice;

b) quella verosimilmente ipotizzabile “vera” dovrebbe strutturarsi attraverso organismi snelli costruiti attorno alle articolazioni del PD.
Esempio:
1. un rappresentate di ogni circolo >>> formano l’organismo Regionale/Provinciale >>> un (o proporzionale per numero di iscritti) rappresentante/i per ogni organismo Regionale/Provinciale >>> Assemblea Nazionale;
2. Direzione del PD: su proposta dall’Assemblea Nazionale, non più di 30 (trenta) membri effettivi (regolamentando le candidature). A questi possono essere aggiunti altri 20 (venti) con diritto di parola, ma senza diritto di voto.

Con questa forma lo sviluppo delle scelte del PD consentirebbe di nascere e formarsi dalla base della piramide:
>>> circoli >>> a seguire organismi regionali/provinciali >>> a seguire organismi nazionali.
Le decisioni o gli orientamenti, definendo tempi certi, dovrebbero formarsi attraverso documenti scritti, dibattuti e votati a maggioranza e successivamente trasmessi alle varie istanze.
Questa si può definire democrazia partecipata?

Il tesseramento.
I “mass media”, venuti a conoscenza dell’andamento del tesseramento PD, hanno strumentalizzato il fenomeno contro il Segretario Matteo Renzi. Il tesseramento del PD è fluttuante e quest’anno è partito in ritardo.

Entro nel merito.
. Ci vorrebbe una completa attuazione della Costituzione dando ai partiti i tratti giuridici a soggetti molto importanti nella vita di una nazione.
. Un partito per essere guidato deve essere rappresentato.
Un partito senza tesserati/iscritti non è un partito quale strumento di democrazia in tutte le articolazioni sociali e quale intermediario delle componenti socio/economiche che si realizzano in una nazione.
Nella tradizione dei partiti di sinistra il tesserato/iscritto ha tra l’altro l’effetto di retroazione tra cittadini e partito, legame molto importante nell’elaborazione politica di un partito.
. Io suddivido gli iscritti/tesserati in queste tipologie:
a. chi ama stare in gruppo dove può sviluppare, approfondire, consolidare i propri ideali;
b. chi ama iscriversi per sentirsi di appartenere a questo o quel partito e coltivarne gli ideali, quasi per avere una specifica identità/impronta;
c. chi opportunamente salta sul carro del vincitore un partito è in crescita, in genere per avere benefici di vario genere, a volte solo visibilità. Questi soggetti cambiano il partito appena non realizzano il loro obiettivo.
In conclusione:
• la democrazia nel PD deve passare attraverso la snellezza, evitando organismi pletorici; la democrazia interna dovrebbe consentire a chi si iscrive di captare di avere voce in capitolo e verificare che la propria presenza attiva possa generare risultati anche minimi verificabili e/o riconoscibili;
• la democrazia nel PD deve partire dal basso, cioè dai CIRCOLI. Da qui deve partire e continuare il rinnovamento attraverso un vero e reale ringiovanimento e la conduzione degli organismi deve essere rassegnata a persone con idee al passo con i tempi e con energie fisiche in grado di affrontare tante iniziative su tutti i fronti.

Un dubbio: è meglio avere tatti tesserati ed il 25% di voti o meno tesserati e il 41% di voti? Hic stat busillis. Di solito il successo incrementa il consenso.
Cordialmente.
Giovanni Giannone

Pubblicato il 20 ottobre 2014, in POLITICA LOCALE, POLITICA NAZIONALE con tag , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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