IL VERO PROBLEMA DEL TESSERAMENTO NEL PD: UNA DEMOCRAZIA VERA, PARTECIPATA ED ESIGENTE

di David Arboit

Troppa superficialità nel trattare la questione del tesseramento. La polemica che è stata innescata è sterile e non tocca la questione centrale: è in gioco la qualità della democrazia, l’esistenza stessa della democrazia come sostanza della vita politica nazionale. Il rischio è un lento scivolamento verso una vita politica che è apparenza di democrazia.

La riflessione su questo tema è nata con la nascita del PD. Si parlò allora di “partito liquido/partito solido” oppure di “partito leggere/partito pesante”, di modernità e di ammodernamento del partito, di partito appunto di elettori/tesserati, ma la riflessione non ha mai raggiunto un livello qualitativo tale da diventare conclusiva e definitivamente persuasiva, e quindi coscienza condivisa, decisione ferma, obiettivo comune.

La responsabilità di questa superficialità inconcludente è di entrambe le parti. I sostenitori del partito liquido evitano la discussione perché la ritengono inutile se non scomoda; la gente a poca voglia di occuparsi di politica – dicono – assecondiamo quindi questa tendenza naturale; è una ingenuità idealista – continuano – pensare di poter ritornare ai tempi in cui l’impegno politico e la partecipazione erano diffusi. Scetticismo, o forse scetticismo peloso. I sostenitori del partito solido sono stati incostanti e poco convincenti nel porre e nel discutere il tema, e alla fine siccome remare contro corrente è faticoso, hanno tirato i remi in barca e si sono affidati alla corrente. Rassegnazione da inettitudine.

Sul tema il dibattito resta ancora superficiale. C’è chi evacua il problema con una alzata di spalle, magari dicendo frasi tanto lapidarie quanto non adeguate e non attinenti alla realtà e ai compiti politici che essa impone, affermazioni del tipo del tipo «A qualcuno piace un Pd che ha 400 mila iscritti ma prende il 25 per cento». Che senso ha contrapporre l’elettore al tesserato? L’elettore è spesso volatile e superficiale, chi fa una tessera, invece, oltre a essere un elettore sottoscrive un impegno più serio, sono due livelli diversi di scelta personale.

Sorge anche un dubbio. Un partito con numerosi tesserati è un partito di popolo, un partito di persone esigenti riguardo al valore democrazia interna e disturba i manovratori, tutti i manovratori, quelli vicini e quelli lontani, la dirigenza nazionale e la dirigenza locale. Quando chi dirige ha una mentalità oligarchica e settaria, guarda il popolo sostanzialmente con disprezzo perché ritiene di far parte di un ristretto gruppo di illuminati che in quanto tali hanno il diritto di guidare le masse. Per la mentalità oligarchica illuminata la democrazia è solo apparenza, è solo commedia teatrale e per questi la demagogia è l’essenza della democrazia. Per l’oligarchia degli illuminati la democrazia è solo una rappresentazione creata dall’abilità ingannevole di un uomo carismatico capace di guidare le masse verso un bene comune che solo lui, e pochi con lui sono in grado di determinare. L’out out è allora il seguente: Partito di popolo che discute la linea politica o Partito di massa dove l’oligarchia carismatica decide la linea e poi la comunica agli elettori plaudenti?

Al di là di polemiche e strumentalizzazioni di parte, il problema del tesseramento pone una questione estremamente seria: la democrazia possibile oggi può solo essere apparenza o può essere reale? Come è possibile una democrazia vera ed esigente? Che senso ha oggi l’articolo 49 della Costituzione che recita: «TUTTI i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale.»? Essere moderni significa far fuori tutti i corpi intermedi, per esempio partiti e sindacati, per favorire il rapporto personale leader-popolo? Gli unici due soggetti politici oggi realisticamente presenti sulla scena sono e devono essere il leader e la massa dei singoli individui?

Occorre quindi tornare a discutere approfonditamente della forma partito e della organizzazione. Ecco alcune idee su cui si può ragionare.

  1. La crisi della forma partito vive nel quadro più generale di una crisi della società e della forma stato. Le tendenze a trasformare i partiti in pure e semplici macchine elettorali, o macchine di potere, hanno già mostrato i loro esiti negativi per la vitalità della democrazia in molti paesi. I partiti, che in Italia hanno spesso concepito il loro ruolo come occupazione del potere, hanno pagato un prezzo: la perdita della capacità propositiva, la perdita dei reali rapporti democratici con la loro base, accrescendo in questo modo la sfiducia nei partiti stessi, poi nelle istituzioni e infine nella politica in generale.
  1. La funzione del partito in un sistema democratico è essere strumento di democrazia e partecipazione dei cittadini alla definizione degli indirizzi della politica locale e nazionale. Lo dice la Costituzione repubblicana. Questo può accadere però solo nella misura in cui il partito è il mezzo permanente e attivo di osmosi e comunicazione tra la società e le istituzioni. Quando il partito organizza la partecipazione del popolo alla politica per trasformare la società e lo stato, sollecita la crescita di un’ampia capacità di lettura politica della realtà, sollecita la crescita di una coscienza critica, e promuove la formazione di una nuova classe dirigente preparata alla direzione del paese.
  1. Un partito realmente al servizio del cittadino è radicato nella società se e solo se è ovunque impegnato ad affrontare e a tentare di portare a soluzione i problemi anche più minuti della gente, per risalire da questi, avendo fatto esperienza e quindi acquisito un adeguato realismo, alle questioni generali del paese. Il partito in quanto strumento fondamentale di democrazia partecipata, è basato sul rapporto continuo e quotidiano della sua base popolare attiva con la gente. Il partito in quanto strumento fondamentale di democrazia partecipata non concepisce la politica solo come un legame emotivo e carismatico, parolaio, tutto ideologico e demagogico tipico del rapporto leader-massa.
  1. Il partito è l’unico potere dei senza potere. Associandosi in modo stabile nel partito, uscendo dall’individualismo e dalla divisione, costruendo un’unità di intenti e di progetti politici, i senza potere possono diventare elemento attivo e creativo, di una politica concreta, quotidiana, aderente alla realtà, e nutrita di grandi ideali. Possono diventare soggetto politico e cioè capaci di proporre progetti riformatori che vengono dal basso. Solo così i senza potere possono vincere l’impotenza, rivendicare il diritto all’esercizio del potere politico, rendere concreta e praticabile la sovranità popolare affermata dalla nostra Costituzione, contestando il monopolio della politica gelosamente custodito e difeso da oligarchie imprenditoriali, finanziarie e politiche.
  1. Il partito come soggetto che organizza la partecipazione popolare alla vita politica nazionale è una forza che è condizione essenziale di autonomia politica di chi lo guida, del leader stesso. In una società in cui il sistema informativo è dominato dal potere economico, un partito con obiettivi esclusivamente elettorali, privo di un’ampia partecipazione popolare alla vita politica dei territori, privo di un costante e autonomo rapporto con la gente, è esposto al rischio di una perenne subalternità culturale e politica. Il leader diventa ostaggio di chi ha il monopolio della comunicazione, burattino eterodiretto da chi ha il potere di vita o di morte sulla sua permanenza al governo. Un editoriale di questo o di quel quotidiano possono detronizzare chiunque non abbia alle spalle la forza di partito popolare, diffuso nei territori, unito e determinato. Se non righi dritto, se non fai quello che vogliamo noi, – dicono i potenti – caro leader, partono le bordate sui nostri giornali e sulle nostre TV, e tu sei fuori.

Da queste idee generali occorre poi derivare delle forme nuove di lavoro politico nei territori rinnovando radicalmente la vita di circoli.

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Pubblicato il 7 ottobre 2014 su POLITICA NAZIONALE. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 8 commenti.

  1. ottavio baldassarre

    David, quello che dici è pienamente condivisibile e non vi sono altre forme di presenza in politica. Il partito politico rappresenta la forma associativa di più alto grado. Questa affermazione potrà sembrare eccessiva e necessita di un chiarimento. Sarò in questa sede molto sintetico. Cosa rappresenta un partito politico se non un insieme di valori e di idealità che tende a trasformare e migliorare, con la partecipazione concreta del singolo, una collettività sia nel soddisfare i bisogni individuali che nel far sentire l’individuo stesso parte di una collettività che partecipa al processo continuo di cambiamento e di sviluppo.
    Se questa definizione, pur con tutti i suoi limiti, può essere condivisa ne deriva che il vero problema del PD non è risolvibile con il tesseramento, con i suoi obiettivi da raggiungere, ma il PD deve dimostrare e far percepire che il suo ruolo e la sua presenza è sempre tesa al raggiungimento di quanto sopra detto. Un partito politico deve trasmettere tensioni nuove e capacità di elaborare e trasformare richieste apparentemente impossibili provenienti dalla società in nuove forme concrete di gestione della società stessa.
    Se non riesce ad avere questo ruolo in una comunità complessa non potrà durare e dovrà rivedere la sua attuale organizzazione.
    Dopo quanto detto ritengo tuttavia che il tesseramento sia necessario e in questa fase particolare di vuoto politico si debbano trovare forme di incentivazione per poterlo incrementare.

  2. Bravo David
    molto interessante.

    E poi?
    che si fa nel PD?
    Che rispetto c’è per i programmi e gli alleati presentati prima delle elezioni?
    Che ruolo dovrebbero avere le primarie?
    E quale e come consultare gli iscritti? I social democratici tedeschi hanno chiesto agli iscritti prima di fare la ”grosse coalitionen”. Letta e Renzi a chi hanno chiesto se era giusto allearsi con FI per togliere l’articolo 18 o nominare una provincia di cooptati, fare un primo passo verso una riforma del Parlamento che potrebbe ricordare quella progettata da Gelli?

    Il tuo articolo chiede di fare un secondo passo…
    Franco

  3. Dice bene Baldassarre
    con il fascino degli uomini che sanno conversare in C.so Magenta.

    Un partito è come un profumo: “C’è Baruffa nell’aria!”.

    Ero solito far leggere gli interventi troppo lunghi alla ragazza/domestica,
    che è così svelta.

    Peccato, sarà per un’altra volta !!

  4. L’uomo si affina in duemila anni di civiltà.

    Un partito moderno è rispetto ed ammirazione
    per il popolo e la propria cultura.

  5. Segnalo un articolo di Aldo Giannuli sull’argomento.
    http://www.aldogiannuli.it/2014/10/tesseramento-e-cambiamento-pd/#more-4232

    Cito la frase finale
    “Cari amici di sinistra che siete ancora nel Pd, non si capisce a far cosa, oltre che mantenere la candela a Renzi, pensateci un po’, sinchè siete in tempo.”
    Franco

  6. Franco, l’elenco dei problemi che fai è sensato, ma la questione è assai più complessa (frase fatta). Ieri sera nella settimanale riunione del circolo ne abbiamo parlato a lungo: peccato, tu non c’eri.
    1) Qualunque organizzazione, associazione politica o sociale che sia è soggetta a una naturale deriva oligarchica. Il rimedio? I rimedi sono due: la capacità di chi ha ruoli di guida di coinvolgere nelle decisioni la base; la capacità della base di rivendicare il potere di decidere. Mancano tutti e due, che fare? Ciascuno faccia il suo, ciascuno si prenda la sua responsabilità. Ma la responsabilità più grossa è quella di una base che fa il piangina e non investe nemmeno un’ora del suo tempo libero al mese per fare qualcosa: chi pecora si fa il lupo se lo mangia.
    2) La democrazia per le oligarchie imprenditoriali e finanziarie italiane e mondiali è un grossissimo problema. La democrazia contesta radicalmente il sistema di potere oligarchico. È per questo che gli oligarchi fanno di tutto per depotenziarla, per svilirla, per svuotarla dal di dentro, per renderla impotente, per renderla apparenza e simulacro. Come agiscono gli oligarchi? Come potentissime campagne di disinformazione e con campagne culturali. La campagna giornalistica “sono tutti uguali” per esempio. L’obiettivo e seminare scetticismo, che genera inazione e impotenza. È una forma di castrazione culturale e quindi di conseguenza politica. Mediamente si può dire che ci sono riusciti. Hanno condotto il 95% del popolo italiano verso l’astensionismo politico: fine delle tessere, fine della partecipazione. Riuscire a condurre, come pecore al macello politico, l’’80% italiano verso l’astensionismo elettorale è il nuovo sogno delle oligarchie italiane.
    L’ideale che il PD dovrebbe cercare di difendere, su cui dovrebbe fare resistenza a oltranza, fino all’ultimo uomo, vincere o morire, è il seguente: la democrazia c’è quando il popolo è sovrano; il popolo è sovrano quando si fa carico della sua responsabilità politica, dei suoi doveri di cittadinanza e partecipa alla vita politica impiegando tempo e intelligenza; il partito è la forma di associazione politica, la comunità politica, che favorisce la partecipazione e la formazione politica.
    La pratica politica che incarna questo ideale è: fare di tutto per fare rivivere o rendere più vivi i 7000 circoli del Partito, invitando la gente a partecipare alle riunioni, alle primarie, proponendo discussioni, decisioni, iniziative politiche e anche il tesseramento come forma di partecipazione, perché questo è il tesseramento: una forma di partecipazione un po’ più avanzata e coinvolgente dell’essere un semplice elettore. Le primarie stesse sono una forma importante di partecipazione, un passo in più del mero presentarsi alle urne per le elezioni politiche o amministrative. Tutto il peso di questa enorme sfida poggia sulle spalle dei segretari e dei direttivi di circolo. I dirigenti provinciali e nazionali di questo problema di organizzazione, cioè di praticabilità reale di una democrazia popolare, se ne fregano.
    Il problema alla fin fine, Franco, sei TU: un tu generico, ma anche specifico: tu Franco, tu David, tu Guido, Gianni, Grazia, Stefano, Antonio, Roberto, Simone, Angelo, Ornella, Luisa, Matteo, Lucio, Tommaso, Paola, ecc. Ciascuno si faccia un esame di coscienza, si metta la mano sulla coscienza.
    Tu sei esigente con te stesso e con l’ideale della democrazia? Se sì, come? Come ti rimbocchi le maniche?

  7. Ma questo é uso privato di un media pubblico….

    So anch’io quanto è difficile e costoso impegnarsi in attività di volontariato… e quanto sia facile lamentarsi….senza impegnarsi ogni giorno
    ciao Franco

  8. Non vorrei che a Buccinasco sopravvivesse una idea della attività dei circoli PD ormai superata, vecchia, inadeguata.
    Una idea di PD “pre Leopolda”, da abbandanare al più presto, se si vuole essere “Partito GGGiovane e di GGGoverno”

    Provate a leggere cosa scrive Lia Quartapelle, candidata a diventare il nuovo Ministro degli Esteri italiano.
    Link: http://www.corriere.it/politica/14_ottobre_28/sorpresa-farnesina-pole-position-32enne-quartapelle-ac2ec2b8-5e65-11e4-9933-2a5a253459da.shtml

    Una persona di 32 anni, che ha già dimostrato meriti e capacità, che ha maturato esperienza e competenza tali da probabilmente aprirle le porte ad uno dei più importanti Ministeri!
    La donna che negozierà per il gas con la Russia, con gli USA, con la Cina, con l’India.
    La donna che potrebbe occuparsi delle nostre esportazioni, da cui dipendono tanti posti di lavoro e la sopravvivenza di tante famiglie.

    Il frutto della selezione per merito su cui si basa Renzi.
    Oppure no?

    Riassumendo (magari con un pochino di pregiudizio)
    Nei circoli si deve solo comunicare e mobilitarsi sui temi individuati dagli organi dirigenti nazionali.
    Che non vi venga in mente di poterne influenzare le decisioni!
    Altri decidono, altri hanno “il potere di cambiare la realtà dei fatti” (cit), gli iscritti del PD sono solo un mezzo.

    Sintesi tratta da: Le tessere non sono figurine Panini
    articolo di Lia Quartapelle pubblicato su Europa Quotidiano del 17 Ottobre
    http://liaquartapelle.it/le-tessere-non-sono-figurine-panini/
    http://www.europaquotidiano.it/2014/10/17/le-tessere-non-sono-figurine-panini/?doing_wp_cron=1413537310.2661340236663818359375

    … Le tessere non sono le figurine di un album Panini, un feticcio da conservare, ma una straordinaria risorsa da impiegare per obiettivi politici di cambiamento e una visione di Italia.
    … Concretamente: la mitologia della base ci ha abituato a circoli che dibattono i grandi temi di politica nazionale, con l’idea che così si possa migliorare il merito delle politiche. Come se, in un’epoca di policies che richiedono sempre più strumenti tecnici per essere immaginate o di scelte dirimenti che necessitano di una leadership che si assume le responsabilità di decidere, il dibattito diffuso possa portare valore aggiunto nel merito. Gli organismi dirigenti politici devono discutere, e decidere. I circoli, gli iscritti, i simpatizzanti, devono poter esprimere orientamenti sulle linee di tendenza dei provvedimenti di governo.
    … Per questo, ripensare alla forma organizzativa del partito sarebbe utile: non più iscritti che sono spettatori di un dibattito che nei fatti avviene lontano da loro, ma iscritti che diventano in grado di mobilitare la comunità in cui vivono, ne interpretano le istanze, le organizzano, collegandole a chi ha il potere di cambiare la realtà dei fatti.
    … Da questo punto di vista, l’organizzazione del partito va pensata su due livelli: proposte, comunicazione, mobilitazione devono essere tarate per il cerchio più interno e fidelizzato, quello degli iscritti, e in forma più leggera, ma ugualmente coinvolgente, per gli elettori delle primarie.
    … gli iscritti possono essere tanti o pochi: dipende dalla visione per la quale li vogliamo coinvolgere. Dipende se abbiamo la forza per organizzarli, in modo che rispondano a una realtà politica in evoluzione. E se non ci dimentichiamo che non ci sono solo loro. Il partito non è un fine, è un mezzo per effettuare un cambiamento.

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