Riforme, i dieci finti sì del M5S al Pd

Fonte: Europaquotidiano.it
Di Rudy Francesco Calvo
Nella serata del 7luglio il blog di Beppe Grillo pubblica la risposta scritta chiesta dai Democratici. Ma la convergenza appare molto lontana.

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Dopo una giornata di tira e molla, con l’appuntamento annullato tra le delegazioni del Pd e del M5S, l’attacco di Grillo e poi il mezzo passo indietro, è arrivata la risposta scritta dei Cinquestelle ai quesiti posti dal Pd sul tema delle riforme, come pre-condizione per il dialogo. Si tratta di dieci sì, che però nascondono qualche “ni” e tanti “ma”, che difficilmente possono conciliarsi con le posizioni espresse da Matteo Renzi. Ecco quali sono i principali punti controversi.

Premio di maggioranza. Il M5S accetta la sfida del ballottaggio, ma alza la soglia per la vittoria al primo turno fino al 50 per cento (nell’Italicum è al 37, ma si ipotizza di portarla a 40) e concede un premio alla lista più votata, che non raggiungerebbe comunque più del 52 per cento dei seggi. Troppo poco per assicurare una governabilità che duri per tutta la legislatura, senza sottoporre governo e maggioranza ai ricatti di gruppetti di dissidenti.
Sbarramento. Inoltre, il M5S punta a una legge proporzionale pure, senza soglie di accesso alla camera. In questo modo, si favorirebbe la frammentazione, accrescendo ulteriormente il potere di ricatto delle piccole liste.
Collegi. La riduzione delle dimensioni è accettata, ma è subordinata alla valutazione dell’«impianto complessivo della legge e da come si vuole realizzare». Insomma, un sì che vuol dire tutto e niente.
Titolo V. Alla disponibilità a intervenire sulle competenze di stato e regioni segue una lunga serie di osservazioni che, al di là del merito, mette in dubbio una reale disponibilità di convergenza.
Senato. È il punto forse più delicato, che viene liquidato dal M5S con un sì seguito da due semplici righe molto criptiche. La riforma, infatti è accettata «a condizione che l’esistenza di tale assemblea abbia ancora una precisa funzione nel disegno istituzionale». È evidente che il ddl Boschi preveda delle funzioni per il nuovo senato, a cosa si riferiscono allora i grillini?
Eleggibilità dei senatori. A rafforzare questo dubbio è la risposta successiva, che riguarda il ruolo non «a tempo pieno» dei nuovi senatori, che dovrebbero essere «semplicemente espressione delle autonomie territoriali». È il nodo dell’eleggibilità indiretta, al quale il M5S replica definendo «irrinunciabile l’elettività di primo grado dei senatori». Un sì che nasconde quindi un enorme no.

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Pubblicato il 7 luglio 2014, in POLITICA NAZIONALE con tag . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 2 commenti.

  1. Ci sarebbe molto da dire, ma per ora affronto solo un punto: le clausole di sbarramento

    Voi del PD che amate tanto Renzi, sapete spiegarmi il vantaggio di escludere dal Parlamento i gruppi sotto al 12% (eccetera eccetera)?

    Volete premiare chi vince, ma perchè volete escludere dal Parlamento chi non vince?

    Sui giornali si è dibattuto come classico caso di scuola quello di Forza Italia.
    Da sola dovrebbe arrivare al 20%, ma se si coalizzerà con altre 4-5 liste, ciascuna sotto allo sbarramento del 5% per un totale del 40%, batterebbe un PD che va da solo ed ottiene il 39,99%
    Applicando la legge elettorale voluta dal PD, gli alleati di Forza Italia non prenderebbero Deputati, mentre Forza Italia otterrebe il 55% della Camera. Il PD otterrebe il 45% di deputati restanti
    Di fatto si metterebbe in mano al leader di un partito col 20% dei suffragi (il fatto che sia FI e Berlusconi è incidentale…) un potere amplissimo, compresa la capacità di imporre Giudici Costituzionali, Presidente della Repubblca e di modificare ancora, da solo e a sua piacere la Costituzione.
    Il PD resterebbe da solo all’opposizione, ininfluente anche se sovrarappresentato. Gli altri FUORI, perchè “accrescerebbero la frammentazione”.

    Il PD sta disegnando una legge elettorale dove è possibile, o addirittura prevedibile che un partito che è stato votato solo dal 20% dei votanti, quindi magari il 10-15% degli elettori, abbia tutto il potere in nome della Governabilità, con l’espulsione dalla democrazia di tutti gli elettori che scegliessero invece il 3°, 4° o 5° partito.

    Per il PD chi non fa parte dei primi due non deve neppure avere la possibilità di entrare in Parlamento!

    Ma possibile che nessuno del PD abbia il coraggio di andare da Renzi e dirgli
    “scusa Segretario, un conto è la governabilità cioè dare a chi vince il potere di fare quel che vuole, compreso far carta straccia della Costituzione, un altro è la rappresentatività, cioè la possibilità per gli elettori di avere un Parlamento che rappresenti in qualche modo le forze e le scelte degli elettori. Quindi NON si possono mettere assieme premio di maggioranza e clausole di sbarramento al 12%”

    Affidando tutto il potere a Renzi il PD ha abbandonato la sua capacità di essere un partito corale.
    Di avere dei leader di secondo o terzo livello in grado di pensare diversamente dal numero Uno. Di avere non solo personaggi cooptati che debbono la sopravvivenza al momentaneo favore del CAPO, ma persone in grado di fare proposte ed avere un giudizio autonomo.

    Visto dall’esterno ora il PD sembra essere un Partito nel quale TUTTI DEVONO pensare come Renzi.

    Ed unite a questo problema il fatto che Renzi cambia idea sulle Riforme Istituzionali (mica pizzillacchere…) ogni giorno, o almeno dopo ogno colloquio con Berlusconi… per avere un’idea della brutta situazione nella quale ci state cacciando…

    Su, datevi un po’ di coraggio…
    Ammettete che a volte, magari molto raramente, anche Renzi potrebbe (ed uso il condizionale…) avere torto…

    Franco

  2. Franco, ciao, non mi ricordo più se qui o su altro blog, ho scritto che in quasi tutte le cose di questo mondo non esiste una soluzione giusta in assoluto e ancora di più una che valga in qualsiasi periodo. Ritengo che tra due esigenze ugualmente degne di attenzione come governabilità e rappresentanza, sia comunque necessario, questa è la politica, decidere a quel dare priorità in un periodo definito. Da parte mia ho già dichiarato che, in questo periodo specifico, ritengo che prima venga la governabilità. Detto questo entriamo nello specifico. Vediamo l’aspetto concreto. E’ evidente che nessuna legge elettorale può ( e deve ) garantire che vinca questo o quello. Basta pensare alle ultime europee, se qualcuno, forte dei sondaggi e del clima, avesse costruito una legge ad hoc per M5S, avrebbe avuto una bella sorpresa, perché alla fine è sempre il numero dei voti che fa vincere.
    I voti. Da un po’ di tempo è invalsa questa moda di sminuire chi vince sulla base della partecipazione al voto, come ho già scritto ricordiamoci che su questo l’Italia è un esempio virtuoso. La cosa più strana è che queste considerazione vengono frequentemente da chi ha preso il 3,5%, il 4%, come mai non ci si accorge che, se chi ha preso il 40% sul 60% rappresenta meno di quanto il numero non dica, chi ha preso quelle percentuali sul 60% non rappresenta nulla. Non regge neppure più la favoletta che questi risultati sono dovuto allo schiacciamento da parte dei grandi partiti, Lega e M5S hanno dimostrato che si possono raggiungere % molto più significative. Qualcuno dirà con argomenti non condivisibili, ma siamo in democrazia e il 20% che risponde ad argomenti non condivisibili ti deve far pensare che forse puoi non condividerli, ma devi capirli per batterli. Inoltre se è anni ormai che continui a prendere quei voti, anzi un po’ meno, ti dovrà sorgere il dubbio che il tuo messaggio non passa tra le “masse popolari ( che forse ti piaccia o non sono diverse da te)? In conclusione perché i piccoli partiti sono un problema in una coalizione Se io fossi il cinico e baro ( sembra Renzi secondo te) segretario del partito potenzialmente di maggioranza relativa, farei di tutto per mantenere la presenza di tutti i partitini all’ interno della coalizione, una volta avessi fallito nel fare cose ho la scusa pronta ( Berlusconi docet). Il problema che finiremmo per avere rappresentanti del 4% del 60% che decidono per tutti, di solito con la posizione del “no”.
    Tutto questo,a mio parere la base della democrazia, porta al fatto che non si tratta di cambiare idea ogni giorno, e neppure mi pare che stia avvenendo ( al netto di quanto raccontano i giornali e i blog a turno), ma che si debba discutere e mediare, sempre perché siamo in democrazia.
    Il partito corale, a chi lo guardava da fuori il PD tutto appariva tranne che corale, anche perché un coro segue un direttore e cerca di sfruttare al meglio le capacità di ognuno all’ interno del coro e della partitura decisa. Bel coro i 100 che non hanno votato Prodi e non sono neanche stati buttati fuori.
    Saluti.
    Paolo Caimi

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