Sandro Gozi: “Riforme di Renzi sono strutturali. Così convinceremo l’Europa sul rapporto Deficit/Pil”.

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Martina Cecchi De Rossi, L’Huffington Post – 14/Mar/2014
Le riforme che Renzi porta nel dossier per il bilaterale di lunedì con Angela Merkel sono a tutti gli effetti strutturali, in primis quella che riduce il cuneo fiscale. E in quanto tali giustificano un eventuale aumento del rapporto Deficit/Pil. Anche se, dice Sandro Gozi, sottosegretario alla Presidenza con delega agli Affari europei, non è affatto detto che serva usare “tutto lo 0,4%” che ci separa dal fatidico ‘tetto del 3’. Di certo Renzi parte “incoraggiato” e forte del sostegno di Giorgio Napolitano: tra i due “c’è piena condivisione” sulla linea della crescita, e non più del solo rigore.

Steffen Seibert, portavoce della Merkel, parla di programma ambizioso del Governo Renzi. Partite incoraggiati o con un po’ di prudenza?

“Renzi parte incoraggiato. In Europa, e la dichiarazione del portavoce della Merkel lo conferma, c’è molta curiosità positiva nei confronti di questo Governo. La prima, e forse vera preoccupazione degli europei e di Berlino sull’Italia, era che non si vedesse la vera spinta per far ripartire la macchina: Renzi dimostra il coraggio e la determinazione per farlo, il che significa fare le riforme”. Pochi giorni fa l’Ue ci ha allertato, parlando di squilibri macroeconomici eccessivi.

La priorità per Bruxelles resta la riduzione del nostro debito..

“Nell’ultimo documento che si riferiva alla situazione che Renzi ha ereditato, quello della Commissione Ue dove si parlava di squilibri macroeconomici eccessivi si indicavano, più che le cifre, i punti che preoccupavano: scarsa competitività, alta tassazione, alta corruzione, l’evasione..”

E il debito.

“E un debito che rimane alto. La nostra risposta è che tutte queste cose le sappiamo, le avevamo lette nella raccomandazione che il Consiglio Ecofin del 2012 aveva rivolto al nostro Paese, e che siamo impegnati a fare le riforme. È una vecchia richiesta della Commissione e dell’Ocse quella di iniziare a ridurre la tassazione sulle imprese e i lavoratori perché quella è una delle principali ragioni della scarsa competitività italiana. E su questo, con la riduzione di Irpef e Irap abbiamo dato una risposta: risposta che non abbiamo inventato a Roma, ma che è esattamente parte della stessa strategia raccomandata dalla Commissione e dall’Ecofin”.

Ma le coperture porteranno probabilmente il rapporto Deficit/Pil dal 2,6 al 3%. Il Consiglio Ue del 2013 lo aveva concesso, ma solo per il cofinanziamento dei progetti europei. Con che arma convincerete l’Ue sul cuneo fiscale?

“Ma non è affatto detto che l’Italia chieda di usare tutto il margine dello 0,4%..”.

Si conta soprattutto sulla spending review?

“Esatto. E poi il tema non è lavorare per ottenere delle deroghe per l’Italia, ma per far passare un cambio di politiche a livello europeo, per cui quando si avviano delle riforme strutturali non bisogna ragionare solo nel breve ma anche nel medio e lungo periodo. Soprattutto quando, come nel caso dell’Italia, è stato avviato un consolidamento fiscale che è considerato da tutti molto solido. Se guardiamo l’effetto delle riforme strutturali anche il tema della riduzione del debito beneficia delle riforme, perché mirano ad aumentare il potere di consumo e acquisto, a dare liquidità alle imprese (nel nostro piano c’è il pagamento di tutti i debiti della Pubblica amministrazione). Insomma se ragioniamo nei termini di una settimana allora il tema è dove trovate le risorse x, y z, se consideriamo il processo di qui alla fine dell’anno lo vediamo non alternativo alla riduzione del debito. Noi stiamo lavorando per dire che stiamo facendo molto sul serio”.

Ma l’Ue vi dà meno di un anno: di qui ad un mese vorrà indicazioni precise, nel Def e nel Piano nazionale di riforme..

“Ci saranno indicazioni del percorso finanziario soprattutto nel Def, nel Pnr soprattutto le riforme già fatte e quelle che intendiamo fare. In parte lo abbiamo già scritto: quando dici che riformi il mercato del lavoro, che riduci il peso del costo energetico sulle imprese, il cuneo fiscale..sono elementi tipici di un piano di riforme”.

Dunque Renzi sosterrà che la riduzione del cuneo è a tutti gli effetti una riforma strutturale?

“Certamente”.

Oggi al Colle come si è delineata la posizione dell’Italia? Napolitano condivide la posizione espressa da Renzi al suo debutto da Premier in Europa la scorsa settimana, “non ci faremo dettare la linea dall’Ue”?

“Non in questi termini, ma certamente c’è stata una forte condivisione, tra Napolitano e Renzi, di come porsi al Consiglio europeo: nei termini di prendere atto che il Consiglio Ue della prossima settimana può essere di cambiamento: è l’inizio della risposta alla domanda posta dallo stesso Napolitano a Strasburgo, ovvero che il rigore non basta ma serve una politica della crescita. Al Parlamento europeo il Presidente ha detto che la causa della crisi non è l’austerità ma la crisi stessa globale iniziata negli Usa. Ma che è evidente che la sola austerità ha dato risposte ora insostenibili, e che dunque bisogna passare ad una vera strategia di crescita. Il che non significa solo l’approccio ragioneristico ma l’avvio di nuovi processi europei di politica industriale, come l’obiettivo di far crescere di almeno il 20% l’industria manufatturiera, di crescita sostenibile all’interno della lotta al cambiamento climatico e di crescita delle piccole imprese. Sono la risposta di nuova strategia della stabilità che va costruita, ma che dopo il Consiglio Ue della prossima settimana potrà farci dire: eppur si muove”.

Prima di Berlino, Parigi, dove il Premier incontrerà il Presidente Hollande. Possibile che in Francia sia considerato più di sinistra Renzi?

“Renzi deve molto sorridere guardando alla Francia. Se guardate Le Monde oggi si parla di un giovane e nuovo leader, determinato a fare delle riforme che sono sia di struttura sia di spinta per un cambio di politica a livello europeo”.

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Pubblicato il 15 marzo 2014, in POLITICA NAZIONALE con tag , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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