DA ME PROPOSTE CONCRETE

Lettera di Matteo Renzi al direttore de La Stampa
Caro Direttore,
sono un affezionato lettore di Luca Ricolfi e un appassionato di fumetti Disney. Ho letto che il vostro editorialista paragona la mia segreteria a Qui, Quo, Qua. La cosa, dunque, è stata talmente divertente da far passare in secondo piano la sorpresa per una ricostruzione in cui non mi ritrovo. 
Se fino ad oggi si sono perse occasioni su occasioni, caro Direttore, è difficile dare la colpa a chi non c`era. Per restare alla metafora ricolfiana a Qui, Quo, Qua. Che sono disegnati come molto antipatici, ma – almeno nella rappresentazione disneyana – qualche problema lo risolvono. 
Zio Paperino è più simpatico ma non ne azzecca una. E soprattutto l`attuale classe dirigente assomiglia molto a Paperoga: dove tocca, sbaglia. Persino volenterosa, intendiamoci. Ma rompe e non paga. E accade da troppi anni. 

I fatti. Presentando il JobsAct ho cercato di sottrarre ai soli addetti ai lavori la discussione sull`occupazione, per caricarla sulle spalle del Pd, il primo partito del Paese. Non si tratta infatti di materia semplicemente giuslavoristica, ma della principale sfida politica per una classe dirigente che finge di non vedere come la disoccupazione giovanile al 42% sia una sconfitta terribile per l`Italia. 
Ho citato una vecchia frase: «I professionisti hanno fatto il Titanic, i dilettanti hanno fatto l`Arca di Noè» per dire come anche chi non legga tutte le riviste di diritto del lavoro abbia il dovere morale, la responsabilità di commentare il JobsAct, evitando che divenga il solito sfoggio di competenze su regole, codicilli, commi. Non a caso ho chiesto commenti, suggerimenti, spunti, ricevendo ad oggi circa duemila email da piccoli imprenditori, lavoratori, artigiani, pensionati desiderosi di dare una mano. 
Anche perché – qui sta il punto politico – io non credo che il problema del lavoro in Italia siano semplicemente le regole dei contratti o l`articolo 18. Ma la burocrazia, il fisco, le infrastrutture tradizionali e digitali e anche la mancanza di una prospettiva, di una visione capace di dare serenità alle famiglie e alle imprese. Per questi motivi abbiamo lanciato delle proposte, concrete. Siamo partiti dall`accelerazione – innegabile su una legge elettorale che era finita a «Chi l`ha visto?» e adesso ha scadenze certe alla Camera dei Deputati. 
Abbiamo chiesto di superare il Senato e le Province come le conosciamo adesso risparmiando soldi, ma anche tempi della procedura legislativa. Abbiamo proposto di eliminare l`assurda «materia concorrente» del Titolo V per dare linearità ai rapporti tra Stato e autonomie. Abbiamo chiesto che i consiglieri regionali riducano la loro indennità a quella del sindaco capoluogo di regione. Abbiamo proposto di abbassare di un miliardo i costi della politica. 
E anche sul JobsAct abbiamo fatto proposte precise, di sistema: spostare la tassazione dal lavoro alle rendite finanziarie, diminuire del 10% il costo dell`energia elettrica alle piccole e medie imprese, eliminare ex nunc la figura del dirigente a tempo indeterminato in un Paese dominato dai capi di gabinetto, modificare l`impostazione delle Camere di commercio, presentare un progetto immediato di rilancio edilizio con cento gru in cento immobili pubblici dismessi e l`elenco potrebbe continuare. Ci siamo impegnati a destinare tutti i risparmi della revisione della spesa all`abbassamento delle tasse e non lo ha mai fatto nessuno. 
Certo, abbiamo detto di fare il Codice del Lavoro in otto mesi anziché in tre mesi come propone Ichino. Ok. Sono cinque mesi di differenza. Ma visto che è quarant`anni che aspettiamo prendersi cinque mesi in più è così grave? 
Abbiamo molti limiti, certo. Ma siamo volenterosi, pieni di passione, ricchi di grinta e soprattutto desiderosi di mostrare come le cose – volendo – si possono fare. Una cosa non riusciamo a capire: come si possa ancora insistere con la tiritera «Vuole solo logorare Letta». 
Il primo ministro è il capo del governo. Se si logora, si logora per le cose che fa. O che non fa. Non per il tentativo di altri di realizzare finalmente riforme attese da vent`anni. 
Se facciamo la legge elettorale, lo facciamo per dare una speranza agli italiani, non per logorare Letta. Se Letta si logora è perché governa male, non perché c`è un nuovo segretario del Pd. Da parte mia mi sento obbligato a dare una mano perché Letta governi bene: gioco nella stessa squadra. E non per lui o per me, ma perché è la cosa giusta per l`Italia.
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Pubblicato il 15 gennaio 2014, in POLITICA NAZIONALE con tag . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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