LA SINISTRA DEL NOSTRO SEGRETARIO MATTEO RENZI

David Arboit

Alla fine Renzi ce l’ha fatta. Li ha rottamati tutti, ed è giusto che sia così. È un primo risultato positivo che lui ha ottenuto per il PD. Sono sempre stato un accesissimo nemico della rottamazione. La ritenevo un’opzione ideologica e unicamente fondata su obiettivi opportunistici e carrierismo. Ma dopo lo spettacolo indegno rappresentato da amici e compagni nel marzo e aprile 2013 (io salvo soltanto Bersani perché era e resta una brava persona) sono diventato il più feroce dei rottamatori. L’oligarchia dirigente del partito, in nome di meschine ambizioni personali e spregevoli vendette e ripicche incrociate, prima ha sabotato Bersani e poi ha bruciato Marini e Prodi. Bisognava proprio rottamarli tutti, la cosa era da fare, andava fatta. Primo della lista certamente Massimo D’Alema, quel geniale stratega che con il suo “appoggio” a Cuperlo gli ha piombato le ali.

Ha detto Renzi nel suo discorso del vincitore: ho rottamato un’oligarchia di partito ma non rottamerò la sinistra. Questo è il punto cruciale. Per me e per tutti quelli che come me ritengono che la parola “sinistra” sia ancora una chiave decisiva per leggere la realtà economica e sociale, da oggi in poi interpretare correttamente questa parola sarà il primo e più importante lavoro che il PD deve fare, sia in teoria (produrre coltivare una cultura di sinistra) che in pratica (trovare soluzioni politiche concrete ai problemi del popolo italiano). È solo questo lavoro che può smentire il pregiudizio di chi dice che il PD è solo “il volto buono della destra”. È un pregiudizio assai più diffuso di quello che non si pensi. È un pregiudizio “di pancia” che non può essere scioccamente messo da parte classificandolo come battuta polemica da campagna elettorale perché è la ragione per cui M5s ha raccolto una marea di voti dal PD e dalla estinzione della cosiddetta sinistra radicale. È solo questo lavoro che può sostenere un bipolarismo che metta in campo identità politiche, chiare e ben definite, ben distinte e distinguibili. È necessario distinguersi. È da abolire la retorica delle scelte bipartisan perché è nel 90% dei casi una menzogna. Basta con la paura del conflitto e di ciò che è divisivo. Deve diventare ben chiaro, soprattutto nelle decisioni di governo, che la sinistra fa scelte diverse dalla destra. È solo questo lavoro che può distruggere una delle tipiche derive del politicante opportunista: il posizionamento tattico, la difesa di una idea perché fa comodo alla mia carriera di potere.

Che significato dare alla parola “sinistra” oggi? È una domanda seria, molto seria, per troppo tempo evacuata scioccamente (l’idiozia più diffusa è quella che dice “destra e sinistra sono categorie che oggi non hanno più senso”), oppure affrontata in modo demagogico. Penso alla parola “sinistra” e la prima cosa che mi viene in mente subito non sono Marx, Lenin, Gramsci, Togliatti e Berlinguer, uomini dai quali, comunque, le persone non accecate dall’ideologia, le persone di spirito libero e pronta intelligenza possono ancora ricavare tantissimo. Chi mi viene in mente è papa Francesco e il suo discorso ai lavoratori della Sardegna: la logica del denaro distrugge l’umanità delle persone, la dignità delle persone. Chiaro, semplice, comprensibile a tutti. Potrebbe sembrare una banalità. L’avidità è un difetto umano eterno, la demonizzazione del denaro è un’idea che ha una storia millenaria, ma occorre studiare e comprendere la forma storica, concreta, occulta che l’avidità assume nella società del capitalismo avanzato.

È credibile Renzi quando dice non rottamerò la sinistra? No, non è credibile.

Non lo è perché è in contraddizione con se stesso. Ha anche detto che la sinistra è già stata distrutta dall’oligarchia che lui ha appena rottamato, ed è vero. Gran visir della insensata archiviazione dell’idea di sinistra, del concetto di sinistra, è stato Walter Veltroni. Ma il veltronismo, cioè la resa della sinistra al pensiero unico, al liberalismo liberista, alle idee di Alesina e Giavazzi (“Il liberismo è di sinistra”) è il frutto di un percorso che viene da ancora più lontano, dal 1989, e non può essere scaricato solo sulle spalle del povero Walter. È il risultato di una mancata elaborazione (soprattutto culturale) del lutto per la morte del comunismo. L’identità e il ruolo storico della sinistra sono dunque radicalmente da ripensare, ma non da oggi, lo sono da almeno vent’anni, da quando sono stati smarriti. E il trionfo del berlusconismo è figlio di questa lacuna, di questa omissione, di questa inadempienza culturale, di un vuoto di cultura che è stato riempito da altri.

Renzi non è credibile perché il suo programma contiene scelte neoliberiste che sono già state la causa dalla crisi economica che dura ormai da 5 anni (e non se ne vede la fine). L’attacco al sindacato, e in particolare alla CGIL, e anacronistico e fuori tempo. Per gli economisti progressisti (USA) la debolezza rivendicativa del sindacato è una delle cause della crisi economica perché ha prodotto la riduzione sistematica dei salari. L’attacco al diritto del lavoro è anacronistico perché l’idea che ridurre “lacci e lacciuoli” sia la strada per “produrre” lavoro è vecchissima superata. La deregulation l’hanno inventata la Tatcher e Regan ed è un altro elemento della miscela che ha prodotto la crisi del 2008. È insufficiente ed ambiguo dire che si vuole ridurre la disoccupazione; se la si riduce con un contratto di solidarietà che dimezza il costo del lavoro (prendo una persona che lavora per mille euro al mese, gli dimezzo lo stipendio e do i 500 euro a un disoccupato per farlo lavorare) non si avrà alcuno sviluppo economico perché la domanda di beni resterà inesorabilmente bassa.

Renzi non è credibile perché la sua ascesa è più frutto della forza di altri che delle sue forze (al di là della sua indubitabile capacità di “bucare il video”). L’oligarchia imprenditoriale e finanziaria, che gestisce le grandi testate giornalistiche (Repubblica, Corriere, Sole 24 ore, La Stampa ecc.) è quella che ha prodotto il vento che ha gonfiato le vele di Matteo Renzi. Da oggi loro passeranno all’incasso e se necessario alle minacce: lì ti abbiamo messo e da lì ti possiamo levare quando ci pare e piace. Questa oligarchia non ha intenzione di stare a guardare un PD e un governo che provano a sgretolare le posizioni di privilegio oligarchico che ha costruito e mantenuto nel ventennio del berlusconismo. Vuole un PD e un governo che gli garantiscano e consolidino quelle posizioni di privilegio e che facciano pagare tutto il costo della crisi al popolo italiano. Un governo insomma che porti avanti il progetto di Mario Monti.

Organico a questo progetto novista, ma gattopardesco, dell’oligarchia imprenditoriale e finanziaria italiana, “cambiare tutto per non cambiare niente” è un progetto di partito populista di massa. Un partito basato sul rapporto esclusivo tra leader e massa popolare, cioè tra il capo e una moltitudine disorganizzata di individui (il popolo). Un partito che deve sapere “vendere”, propagandare come bene comune le scelte politiche favorevoli agli interessi di poche potentissime lobby. Un partito del leader che si appella alla volontà popolare per eliminare gli ultimi residui di opposizione alla legge del profitto, alle dinamiche “naturali” del sistema economico capitalista all’italiana, una sottospecie familistica e feudale di capitalismo.

Che fare?

Aiutiamo Renzi a essere veramente sinistra perché è facile che possa smarrire la strada.

Aiutiamo Renzi al momento opportuno ad avere il coraggio di reggere alla “pressione” propagandistica dei massmedia servitori dell’oligarchia imprenditoriale e finanziaria italiana, quando gli diranno che certe politiche sono vecchie, superate, novecentesche, insomma comuniste.

Aiutiamo Renzi a essere all’altezza della sua promessa perché chi ha prodotto il vento che gli ha gonfiato le vele può generare una tempesta che lo distrugge.

Che Gianni Cuperlo abbia accettato la Presidenza del Partito offerta da Renzi è una buona notizia. Una scelta intelligente per dare una mano al PD ancor prima che a Renzi. Inaccettabile l’idea di stare alla finestra sperando che il nuovo segretario fallisca: è uno “sport” già praticato troppo spesso e con effetti a volte molto dannosi. Incalzare Renzi mentre incalza il governo Letta, lavorando su idee e progetti di sinistra, è invece la strada giusta.

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Pubblicato il 14 dicembre 2013 su POLITICA NAZIONALE. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 3 commenti.

  1. Manca, a mio parere,
    il modello “in piccolo” per il Cittadino,
    sia esso liberal, che socialdemocratico.

    Avevano più struttura D’Alema e Veltroni,
    a mio parere, ma posso sbagliarmi.

    Io da E. Letta gradisco esser governato,
    da Renzi in un prossimo futuro no.
    Per storia personale, e per modo di porsi.

    Per quanto può fregare il parere di uno.

  2. luigia soresini

    Siete un bell aiuto per il PD complimenti!

  3. Giorgio Germani

    Da vecchio e fedele elettore di sinistra io credo che i dirigenti del PD abbiano perso la bussola prima del marzo – aprile 2013, molto prima. Quando non hanno capito il malessere delle persone, quando non hanno visto e denunciato gli sprechi sotto i loro occhi, quando non hanno capito i più giovani, quando non hanno visto, o finto di non vedere, o addirittura partecipato ai “banchetti” fatti con i soldi dati alla politica ai vari livelli di rappresentanza, quando non si sono accorti delle difficoltà dei piccoli imprenditori, quando non hanno visto il declino del Paese. La prova di tutto ciò è data dal fatto che le proteste degli ultimi vent’anni sono state prevalentemente intercettate da altri: Lega, PDL, forconi e così via.
    Adesso non ci sono più alternative. O si è in grado di sottoporre ad una profonda analisi critica le nostre posizioni e si cambia radicalmente, o il PD sparisce. Se sparisse il PD prenderebbe il sopravvento una destra populista, spesso irresponsabile, incapace di governare ma abilissima nella propaganda. Questa volta se Renzi e la nuova dirigenza non ce la fanno sparisce il Paese.

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