GIANNI CUPERLO: «SUI DIRITTI UMANI È SBAGLIATO INSEGUIRE I SONDAGGI»

Gianni-Cuperlo_02SIMONE COLLINI

L’unità, 14 ottobre 2013

«Sui diritti umani, sulla dignità delle persone, non si possono inseguire i sondaggi». A Gianni Cuperlo non sono piaciute le uscite di Renzi contro il messaggio di Napolitano su amnistia e indulto. Provvedimenti, dice  lo sfidante del sindaco nella corsa per la segreteria del Pd richiamando quel che è scritto nella nostra Costituzione, utili proprio a ristabilire «un fondamentale principio di legalità che oggi viene violato in modi palesi e clamorosi».

Renzi si dice «in disaccordo» con Napolitano su amnistia e indulto: qual è la sua posizione, onorevole Cuperlo? «Il Capo dello Stato ha posto un problema di sopravvivenza e di dignità che riguarda oggi migliaia di persone detenute nelle nostre carceri. Peraltro lo ha fatto in maniera tutt’altro che improvvisata, ma dopo che da mesi aveva denunciato queste condizioni di vita anche alla luce delle visite svolte nel carcere di San Vittore e in quello di Poggioreale, e quindi con una consapevolezza piena del dramma che si consuma dietro quelle mura e del grado di disumanità che contraddistingue tanta parte dei nostri penitenziari».

Però non ha ragione Renzi nel sostenere che la legalità è un valore di sinistra, e che quindi non si può approvare una misura come l’amnistia? Che non sarebbe serio, educativo? «Guardi, noi oggi stiamo calpestando un principio di legalità nel momento stesso in cui viene violato l’articolo 27 della Costituzione, che stabilisce una cosa molto chiara: le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato. Allora, se vogliamo trasmettere ai nostri figli il valore della legalità, la premessa è che non può essere lo Stato per primo a violare quel principio nelle carceri della Repubblica. Aggiungo che noi siamo stati più volte richiamati al rispetto dei diritti umani dentro le nostre carceri dalla Corte europea dei diritti. E non si può essere europeisti a corrente alternata, sull’attenti quando si discute di Fiscal compact ma disattenti quando si parla di diritti umani».

Non crede che per risolvere il problema servano misure strutturali più che interventi come l’amnistia o l’indulto? «Certamente, ma la premessa è che la politica, il Pd e la sinistra non possono lavarsi le mani rispetto a questo gigantesco scandalo inseguendo, magari per convenienza, la logica dei sondaggi. Dopodiché è chiaro che bisogna affrontare subito questa emergenza, e lo si deve fare con un pacchetto di misure immediate che prevedano un sistema di pene alternative alla detenzione, la messa in prova, nei casi possibili la detenzione domiciliare o l’avvio in comunità di recupero. Si intervenga sulle correzioni necessarie, sulle leggi che hanno finito con l’aggravare il problema, a cominciare dalla Fini-Giovanardi sulle droghe per arrivare alla Bossi-Fini sull’immigrazione. Dentro questo ragionamento che prevede degli interventi strutturali per ridurre il numero dei detenuti in tempi rapidi si colloca il senso del messaggio del Capo dello Stato, che invita il Parlamento a riflettere anche su eventuali provvedimenti di clemenza. E dunque è una responsabilità morale, prima che politica, della classe dirigente del Paese farsi carico della questione per come è stata posta da un messaggio, quello del Quirinale, che va letto e considerato nella sua ispirazione e interezza».

Da questo ragionamento sembra però rimanere fuori il tema della sicurezza dei cittadini. «No, perché è chiaro che noi dobbiamo tener conto da un lato della tutela dei diritti umani dei detenuti e dall’altro del problema della sicurezza dei cittadini nel loro complesso. Ma anche quest’ultimo, lo dobbiamo sapere, non è un problema che si può separare dalla condizione di vita dentro carceri che attualmente sono tutto meno che luoghi di riabilitazione e di rieducazione mentre rischiano di funzionare come palestre di illegalità».

Resta il fatto che nell’opinione pubblica è prevalente la contrarietà a misure come amnistia o indulto: non è un problema per un Pd che già governa con il Pdl e che deve aspirare a crescere nei consensi? «Qui non si tratta di inseguire l’umore dell’opinione pubblica. Ripeto, qui si tratta di raccogliere la verità più profonda del messaggio di Napolitano e di ristabilire il principio dello Stato di diritto in un Paese che sul punto fondamentale della condizione di vita dei detenuti sta offrendo da troppi anni una immagine indegna di una grande nazione civile ed europea. Non dimentichiamolo mai, noi siamo la patria di Beccaria. E che un Paese con la nostra storia, tradizione, cultura, possa ridurre questo dramma umano e sociale a una polemica di parte o di giornata è un’idea semplicemente irricevibile».

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Pubblicato il 14 ottobre 2013, in POLITICA NAZIONALE con tag , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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