BUCCINASCO CASTELLO: PARLIAMONE IN MODO SERIO E SOPRATTUTTO INFORMATO

BUCCI castellodi David Arboit

Questione cruciale del Consiglio Comunale del 24 settembre 2013 il piano di recupero di Buccinasco Castello. Un intervento importante che merita chiarezza e merita soprattutto un approfondimento serio da parte di tutti, un’istruttoria seria sulla situazione di fatto e di diritto di questa parte del nostro territorio. E invece già in Consiglio Comunale si è potuto percepire con chiarezza che l’opposizione non ha affrontato il tema con adeguata serietà e ignora aspetti essenziali a proposito dello Stato di fatto e dello stato di diritto del piano di Recupero di Buccinasco Castello. Al pressappochismo registrato in Consiglio è seguita poi la confusione e la disinformazione esibita da chi sul web ha sparato a zero (ma non è un problema, lo fa su tutto e a prescindere) su una scelta che tutta la Maggioranza ha discusso e condiviso, e che è stata lungamente ponderata. L’aspetto ridicolo della questione è che, esattamente come in Consiglio Comunale, chi critica solleva solo questioni che riguardano metodi e procedure amministrative, pone altissime questioni di metodo partecipativo e di teoria della democrazia, teorizza all’infinito sulla buona amministrazione, ma non affronta i problemi reali e concreti. Insomma si avanzano teorie e ipotesi sul metodo con cui si sarebbe dovuto affrontare il tema ma non si dice nemmeno una parola sul merito, trasformando la questione in una inutile chiacchiera.

Vediamo di analizzare temi e problemi che sono stati incautamente sollevati in modo così evasivo e approssimativo.

1)    In termini urbanistici l’intervento è cambiato assai poco a parte il fatto che le volumetrie sono state decurtate del 10% rispetto alla Convenzione Iacontini; il progetto è stato inoltre ritoccato e corretto per eliminare i problemi che hanno generato i due ricorsi (Legambiente e PASM) e quindi con un adeguamento alle prescrizioni del Parco Sud e con l’accettazione di quanto disposto dalla Sovrintendenza. Questo è un aspetto importante perché in Consiglio Comunale l’opposizione ha gridato allo scandalo rispetto a una presunta carenza di documentazione. In realtà ciò che è scandaloso è che si siano seriamente occupati di questo piano di recupero solo all’ultimo minuto. Qualcuno ha vietato a loro signori di richiedere agli uffici tutti i materiali che riguardavo il piano approvato da Iacontini? Qualcuno ha vietato loro di studiarseli prima della riunione della Commissione territorio e ambiente del 25 luglio 2013, alla quale hanno partecipato come da uditori passivi ed essendo impreparati, e magari di suggerire eventuali soluzioni? C’è chi si è lamentato del fatto che in sede di commissione non sia stata consegnata una documentazione definitiva. Vero, ma non si può omettere di dire che in sede di commissione è stato comunicato che il Piano era in gran parte identico a quello approvato perché modificarlo radicalmente avrebbe potuto creare un contenzioso nel quale al Comune poteva essere accusato di danneggiare il diritto acquisto di un piano giuridicamente valido e immediatamente attuabile in quanto adottato e approvato dal Commissario Iacontini. In sede di commissione è stato comunicato che le questioni aperte erano modifiche parziali richieste dall’Amministrazione Maiorano riguardo a cubatura complessiva, quantità di edilizia residenziale agevolata, destinazione del castello; e la riduzione di cubatura è stata addirittura tale da fare in modo che il costruito nel recupero sia inferiore (61.000 mc circa) all’esistente (63.000 mc circa). L’opposizione si è abbarbicata alla ciambella di salvataggio della “questione di metodo” (documentazione carente) probabilmente per mascherare il fatto che ancora una volta non aveva studiato e per rimandare “l’esame” che nella sera del 24 la realtà del Consiglio Comunale gli imponeva di dare di fronte alla tutta la cittadinanza. Per chiarirsi le idee c’era tra l’altro la possibilità di rivolgersi direttamente all’Ufficio tecnico del Comune; bastava prendersi un po’ di tempo per andare, chiedere, ascoltarli perché è diritto di ciascun Consigliere chiedere agli uffici chiarimenti e l’ufficio tecnico ha dimostrato durante la redazione del PGT la massima disponibilità a offrire ai Consiglieri comunali tutte le risposte richieste. Consiglio all’opposizione chiacchierona, se hanno voglia di farlo, di usare tranquillamente questo metodo, gli uffici sono a loro disposizione previo appuntamento, ma anche telefonicamente o via mail, cosa peraltro testimoniata in Consiglio dal Consigliere dell’opposizione Serena Cortinovi che nella giornata di Venerdì questo metodo semplice lo ha applicato. E per di più tra i Consiglieri di opposizione c’è chi, a differenza del Centrosinistra, a suo tempo si pronunciò a favore del Piano varato dal Commissario Iacontini, ma a questo punto viene da dubitare e da chiedersi se quell’assenso fosse fondato su una lettura attenta della documentazione: lo avevate studiato allora il piano di Recupero quando avete detto sì a Iacontini? A noi pare di no.

2)    A di là della struttura urbanistica dell’intervento, che visto il percorso amministrativo effettuato era poco dicutibile, in Consiglio Comunale si è trattato di discutere la convenzione avanzando proposte e indirizzi politici che possono vincolare la decisione della Giunta. La documentazione è stata consegnata venerdì. I consiglieri del Centrosinistra hanno letto la convenzione e poi discusso e accettato la proposta del Consigliere Benedetti di inserire due emendamenti alla convenzione stessa. Resta oscuro e incomprensibile la ragione per cui l’opposizione nulla abbia detto a proposito della convezione, vero oggetto della discussione. L’hanno letta? Non l’hanno letta? Ne hanno discusso? Non ne hanno discusso? A noi pare di nuovo di no.

3)    C’è chi ha chiesto che fine faranno gli abitanti residenti del borgo. Non saranno certamente cacciati per strada. La nuova convenzione prevede che ai residenti che sono toccati dall’intervento sia garantita l’opportunità di optare o per l’acquisto degli appartamenti in edilizia convenzionata o per l’affitto di uno degli stessi.

4)    C’è chi ha posto il problema dell’assenza di un parere del PASM. Su questo il sindaco in Consiglio ha risposto con chiarezza evidenziando tre cose. Colloqui informali con rappresentati del direttivo del parco hanno chiarito che le modifiche apportate al Piano dalla proprietà rispondevano pienamente a quanto previsto e richiesto dai due ricorsi (Provincia di Milano tramite Ente parco e Legambiente) e alle richieste del PASM stesso e della Sovrintendenza alle Belle Arti. In secondo luogo che il PASM si riservava, come è logico che sia, di esprimere un parere ufficiale a partire dagli indirizzi politici indicati dalla documentazione effettivamente approvata dal Consiglio Comunale del 24 settembre. Chi ha gridato allo scandalo ignora inoltre che per quanto riguarda èiani di recupero conformi allo strumento urbanistico vigente (il PGT di recente approvato) l’adozione è un atto di competenza della Giunta Comunale e che quindi il parare del PASM deve pervenire nei tempi indicati dalla legge rispetto a questo atto amministrativo e non rispetto a altre ipotesi formulate a piacere a partire dalla ignoranza del diritto amministrativo.

5)    Si è gridato allo scandalo perché si presume che non si sia tenuto conto del Piano di recupero di Buccinasco Castello in termini di volumetrie e di numero di abitanti in fase di redazione e discussione del PGT. Affermazione falsa perché sia durante le discussioni aperte al pubblico della Commissione ambiente e territorio (a cui l’opposizione non ha partecipato quasi mai) sia nelle assemblee pubbliche per illustrare il PGT si sono più volte comunicati i seguenti aspetti.

a)     Il computo volumetrie e abitanti del Piano Buccinasco Castello non poteva entrare a fare parte del computo del PGT in quanto il piano era stato già adottato e approvato durante l’amministrazione del Commissario e quindi era giuridicamente valido ed esigibile da parte dell’operatore che lo ha presentato, anche eventualmente ricorrendo alla procedura giudiziaria.

b)    Il computo volumetrie e abitanti del Piano Buccinasco Castello è stato invece tenuto politicamente presente sia fase di redazione e discussione del PGT sia in fase di discussione delle osservazioni essendo la causa della rigidità e della determinazione con cui l’Amministrazione Maiorano ha escluso dalla valorizzazione alcune aree che pure dal punto di vista urbanistico avrebbero meritato di essere eventualmente prese in considerazione.

c)     L’Amministrazione ha chiesto una riduzione delle volumetrie e quindi del numero abitanti, che è stata accolta dalla proprietà, proprio per prescrivere una conformità a quanto previsto dai principi fondamentali del PGT.

6)    Si è gridato allo scandalo perché il Comune nella nuova convenzione con la proprietà discussa in Consiglio Comunale, ha rinunciato alla proprietà dell’edificio del castello, proprietà che nella vecchia convenzione era assegnata la Comune. Chi dice questo in primo luogo ignora i termini esatti della vecchia convenzione. Il fatto è che la vecchia convenzione prevedeva la cessione in proprietà al Comune e nello stesso tempo l’intervento della Provincia di Milano per i costi di messa in sicurezza e di restauro, costi “retribuiti” con una piena disposizione all’Ente provinciale per trent’anni. Modalità concordata con altri due soggetti aventi titolo e cioè il PASM e la Sovrintendenza belle arti. Ma la Provincia ha fatto un passo indietro (ragioni finanziarie) e quindi il Comune avrebbe dovuto farsi carico in primo luogo della messa in sicurezza del bene acquisto e poi del successivo restauro. Il Presidente Podestà ha inoltre ritenuto (giustamente) di non avviare un impegno così oneroso perché il futuro dell’Ente Provincia è assai incerto e non era onesto e democraticamente rispettoso impegnarsi anche per quelli che gestiranno il nuovo Ente locale (la Città Metropolitana) che probabilmente rileverà gli impegni della Provincia. Partendo dal fatto che una stima approssimativa dei costi di una messa in sicurezza fatta dall’Ufficio tecnico del Comune ha presentato un conto salato (a partire da 300.000 euro ma potrebbero rapidamente diventare di più), e che il restauro complessivo si è stimato valga più di 4,5 milioni di euro, l’Amministrazione ha ritenuto comportamento serio e conforme sia alla disastrosa situazione finanziaria dei Comuni, sia alle incertezze di un futuro assai imprevedibile per l’amministrazione finanziaria degli Enti locali, non fare spendere ai cittadini denaro senza prospettive certe, per una pura questione di campanilismo, e si è riservata in convenzione l’opportunità di decidere in futuro di entrare in possesso del bene. Chi critica non si domanda come ma il Commissario Iacontini stesso non abbia ritenuto possibile entrare in possesso del bene immediatamente, tramite la sua convenzione. Nota Bene: per la proprietà oggi il castello è solo un costo; il costo del restauro è tale per cui non è certamente difficile entrarne in possesso per un prezzo simbolico e la nuova convenzione prevede una prelazione garantita al Comune per i prossimi 10 anni.

7)    Si è gridato allo scandalo perché l’Amministrazione non ha avviato studi di fattibilità a proposito di un impiego utile per la comunità ed economicamente sostenibile del castello. Chi fa questa obiezione in primo luogo non si domanda come mai il lottizzatore stesso, professionista serio sia in materia di investimenti sia di urbanistica, non abbia previsto questo studio. Se il cosiddetto castello fosse stato un’interessante occasione di lucro è logicamente pensabile che potesse sfuggire alle mire del lottizzatore? In realtà il lottizzatore ha realizzato uno studio di fattibilità riguardo al restauro ma l’esito è stato tutt’altro che convincente.

Alle spese di restauro dell’edificio, in conformità di quanto previsto dalla Sovrintendenza e dal PASM, è poi necessario aggiungere la spesa per lo studio e per l’avviamento di una qualche iniziativa economica che ancorché essere sostenibile dal punto di vista finanziario, in una location di questo genere, tutelata con vincoli speciali dalle Belle Arti, non può assolutamente essere di qualunque tipo, ma deve necessariamente essere di tipo culturale, e perciò in sé tutt’altro che semplice da concepire, e lunga e complicata da progettare e avviare. A fronte di questo era obbligo per l’Amministrazione tenere conto del fatto che il lottizzatore ha il diritto di esigere in tempi ragionevoli quanto ottenuto con l’adozione e l’approvazione varate dalla Iacontini e che il Comune ha il dovere di non danneggiarlo abusando della sua pazienza, e ha il dovere anche di non danneggiare i cittadini rischiando di aprire un contenzioso tanto costoso quanto inutile perché sicuramente perdente.

Supponendo poi che il Comune entri in possesso del bene, le domande a cui si deve rispondere, se si vuole essere onesti, con la massima chiarezza sono:

a)     Quanto costa la messa in sicurezza dell’edificio?

b)    Quanto costa il restauro dell’edificio?

c)     Dove reperire i fondi per la messa in sicurezza e per il restauro?

d)    Quale funzione economica e sociale può avere il castello tenendo conto dei vincoli imposti dalla Sovrintendenza, dei vincoli imposti dalla collocazione geografica, dei vincoli imposti dal contesto paesistico?

e)     Tra le iniziative che rimangono sul tavolo, visti i limiti di cui sopra, quale è economicamente sostenibile nel quadro economico nazionale e locale attuale?

f)     E tra le iniziative economicamente sostenibili quale può essere tale da vedere una qualche compartecipazione del Comune stesso, partecipazione necessaria e doverosa vista la presa in carico dell’edificio e per non configurare regalie improprie a terzi con la relativa e inevitabile imputazione del danno erariale?

g)     E definita l’iniziativa adatta quali capitali impiegare? Capitali privati? Capital pubblici?

h)    Quale imprenditore è realmente disponibile?

Sono domande semplici, che sono facilmente venute in mente a tutti quelli che pensando a Buccinasco Castello si sono sinceramente chiesti “che cosa ne possiamo fare di quell’edificio?”. Tutte queste domande l’amministrazione Maiorano se le è poste, ma non si è data risposte convincenti e non ha ricevuto da altri risposte convincenti, e tanto meno ci sono tracce di una risposta seria e convincente negli sproloqui dell’opposizione in Consiglio Comunale e fuori del Consiglio Comunale.

Tenendo conto di tutti i fattori e di tutti i vincoli realmente presenti, la soluzione del problema “impiego utile per i cittadini ed economicamente sostenibile del castello” diventa un vero rompicapo; non può essere affrontata in modo frettoloso, cialtronesco o velleitario come alcuni sembrano chiedere, e in particolare non può assolutamente essere affrontata rischiando con il denaro degli altri, cioè precisamente giocando a dadi e sperando nella fortuna, ma con il denaro del contribuente. Un comportamento da avventurieri di questo genere oggi è un atto criminale, una imprudenza che provocherebbe sicuramente un danno erariale. Appare quindi saggia e prudente la pausa di riflessione scelta dall’Amministrazione Maiorano. Noi di Centrosinistra pensiamo sia meglio utilizzare il pochissimo denaro che abbiamo in conto capitale per riparare le scuole e le strade piuttosto, per garantire servizi migliori ai cittadini, piuttosto che impiegarlo in un’iniziativa dai contorni economici e finanziari poco chiari e imprevedibili, e di dubbia utilità pubblica.

Concludendo. La lunga esposizione di punti che ho redatto è una breve e molto sintetica esposizione del complesso lavoro istruttorio fatto sul tema, già a partire dalla campagna elettorale, dal Partito Democratico e da tutto il Centrosinistra. Critiche e obiezioni avanzate da una parte dell’opposizione, invece, esibiscono una mancanza di serio lavoro istruttorio, e possono essere in gran parte valutate ponendole al livello di chiacchiere polemiche da bar.

Leggi l’intervento di presentazione in Consiglio Comunale del Piano di Recupero dell’architetto Patrizio Sidoti

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Pubblicato il 3 ottobre 2013 su POLITICA LOCALE. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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