IL BLUFF DELLE DIMISSIONI DI MASSA DEI DEPUTATI DEL PDL

David Arboit

Le dimissioni in massa dei deputati del Pdl? Un bluff (dall’inglese to bluff che significa “ingannare”). Uno spauracchio inattuabile ancorché gravemente irresponsabile vista la situazione economica e sociale del Paese. E di nuovo il destino politico ed economico dell’Italia è inchiodato al destino giudiziario di un condannato in via definitiva per frode fiscale che vuole farla franca in ogni caso e quindi ogni giorno propone un nuovo ricatto politico infischiandosene del fatto che il paese ha bisogno di essere governato. E nel mentre il Presidente del Consiglio Enrico Letta gira per il mondo seminando certezze sulla stabilità politica dell’Italia. Siamo in attesa che sullo schermo compaia il cartello “Siamo su Scherzi a parte”.

Lo spauracchio delle dimissioni è inattuabile o comunque difficilmente attuabile a causa dei meccanismi istituzionali e di alcuni problemi politici.

Alcuni deputati del Pdl hanno mal digerito l’abolizione per decreto reale del Pdl e la resurrezione di Forza Italia, e non sarei sicuro che siano effettivamente disposti a firmare le dimissioni.

Il meccanismo di dimissionamento di un parlamentare è complesso e articolato. Prevede che le dimissioni in prima istanza possano essere respinte più di una volta dal Parlamento stesso. Prevede che dopo l’accettazione delle dimissioni lo scranno sia affidato al primo dei non eletti il quale dovrebbe firmare a sua volta una non accettazione e su questo mi pare ci possano essere parecchi dubbi, incertezze, complicazioni e comportamenti imprevedibili e poco conformi a quanto previsto da chi ha progettato questo nuovo “Aventino.

Tanto tuonò ma non piovve. È questo l’esito più probabile di questa manovra di guerra psicologica che vede nel Quirinale il principale obiettivo. Ma non è detto che alla fine, a forza di trastullarsi con una bomba a mano, il destino cinico e baro non scateni veramente una esplosione per punire la meschinità di chi gioca con il futuro del suo paese guardando, come sempre ha fatto, solo ai suoi interessi personali.

Che la minaccia sia più una farsa che altro lo si potrebbe anche dedurre da un segno: Silvio Berlusconi ha spostato la sua residenza da Milano a Roma. Costretto agli arresti domiciliari o a una qualche forma di pena sostitutiva del carcere rimarrebbe dal punto di vista politico “where the action is”.

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Pubblicato il 26 settembre 2013 su POLITICA NAZIONALE. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 1 Commento.

  1. Una definizione ricorrente nelle parole crociate è la seguente: “Si sacrifica per la patria”. Risposta: “EROE”. Ebbene, gli avvenimenti ci mostrano un antieroe che tiene in pugno l’Italia con la complicità dei suoi sodali che sono ex pc, ex dc, ex psi, attualmente escort, attualmente mafiosi, ecc. Basta reggere il sacco a questa gente. Occorre metterli di fronte alle loro responsabilità con parole chiare abbandonando ogni convenevole diplomatico.

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