PD. I SOSPETTI DEI QUARANTENNI: 
UNA TRAMA BERSANI-LETTA

CARLO BERTINI, La Stampa, 22 settembre 2013

Se in quel di Firenze la convinzione prevalente è che dietro il tentativo di far slittare il congresso «c’è stato un chiaro intervento di Letta», a Roma, sul marciapiede della Conciliazione, si consumano i sospetti ed emerge una sola unità d’intenti: quella dell’asse generazionale delle truppe pro Renzi-Cuperlo contro la vecchia guardia. Un giovane delegato fa notare come «stranamente stavolta non sono arrivate tutte le telefonate di rito per le convocazioni a Roma» e i principali indiziati sono quelli che ancora hanno le leve del partito. «Eravamo solo la metà degli aventi diritto e questo la dice lunga», accusa il renziano Lorenzo Guerini. «La verità è che Bersani-Letta-Franceschini hanno provato a far saltare il congresso, evitando che oggi vi fosse una maggioranza sufficiente per approvare le modifiche allo Statuto», attacca il sostenitore di Cuperlo, Matteo Orfini. Il quale, non solo sentenzia che «Epifani e Zoggia dovrebbero dimettersi per non aver saputo garantire il numero legale», ma assolve Bindi e i veltroniani. «Hanno fatto la loro legittima battaglia di principio», contro la modifica dello statuto che elimina l’unicità dei ruoli tra segretario e premier.

A suffragare i sospetti sono i racconti di chi sotto il palco ha sentito i lettiani opporsi perché non fossero votate tutte le modifiche tranne quelle incriminate all’articolo 3 sul segretario-premier, usando un pretesto per rallentare il percorso congressuale. «Se qualcuno vuol far saltare il banco non dia la colpa a me!», si arrabbia la Bindi alludendo a Bersani, che nello stesso androne dell’auditorium faceva notare che «per fare le primarie l’8 dicembre bisognerebbe lavorare anche di notte».

Renzi però è sereno, sa che il blitz sarà impresa ardua, «Epifani è stato chiaro, la data è stata votata e le regole pure, ora tocca solo cambiare un po’ il calendario», dicono i suoi uomini, rincuorati dal fatto che sul sito del Pd già campeggi la data, «Primarie l’8 dicembre».

Il rottamatore è sconfortato dalla «ennesima figuraccia di un partito ai minimi termini», ma non demorde. Tra i suoi fedelissimi gira la voce che Epifani fosse molto irritato e che «i lettiani prima hanno tentato di chiedere l’impossibile con la norma ad personam per Letta e poi hanno fatto il blitz per stoppare il voto finale». Insomma il caos e la ferita d’immagine di questo Pd che litiga malgrado l’accordo della vigilia sulle virgole ora produce uno stallo: di cui potrebbe beneficiare proprio Renzi, che a detta dei bersaniani ha ottenuto di accelerare e di fare il congresso con le regole del Pd di Veltroni. In verità nulla è scontato; e si rischia il paradosso che lasciando così le cose «se Berlusconi facesse cadere il governo, noi potremmo candidare a premier solo Epifani, perché Matteo ed Enrico dovrebbero candidarsi con un altro partito», scherza un lettiano. Di sicuro c’è il fastidio con cui i due candidati principali, vivono questo passaggio, «non vedono l’ora di liberarsi della morsa di Bersani e co. e purtroppo devono fare i conti con un premier in carica che non è certo loro alleato», spiegano i cuperliani. Il sospetto di una manovra ad arte dell’ala filo-governativa c’è tutto, «ma non gli consentiremo di non fare le primarie l’8 febbraio», avverte Roberto Gualtieri, estensore delle nuove regole votate a maggioranza dall’assemblea.

Che a questo punto potrebbero valere poco o nulla, perché se restassero così le cose l’8 dicembre Renzi potrebbe essere eletto non più solo segretario ma anche candidato premier, indebolendo ancor di più Letta; è quindi scontato che data e percorso siano rimessi in discussione dalla Direzione di venerdì prossimo. Bersani infatti le derubrica a mere «raccomandazioni che la Direzione dovrà rendere compatibili con lo statuto che resta quello in vigore». Anche gli esponenti del giro più stretto del premier fanno notare che «queste regole non superano il dettato statutario e anche accelerando al massimo il rischio è che l’8 non sia possibile fare le primarie».

Ma l’avvertimento a Renzi è duplice, perché «ora scatta una guerra, esponendo chi vuole a tutti i costi l’8 dicembre di spiegarne il motivo: che è solo quello di tenere aperta la finestra elettorale, tenendosi le mani libere di far cadere il governo tra dicembre a gennaio, per votare a marzo». Quelli di Bersani respingono le accuse dicendo che «chi ha fatto saltare l’accordo sono quelli venuti allo scoperto in assemblea, cioè Bindi e i veltroniani. Quindi si assumano le loro responsabilità…».

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Pubblicato il 23 settembre 2013, in POLITICA NAZIONALE con tag . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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