I SABOTAGGI INACCETTABILI DEGLI OLIGARCHI DEL PD

PD_BUCCINASCO_Congresso_bDavid Arboit

Gianni Pittella inizia il suo intervento e dice «Anche io sono d’accordo con Cuperlo che le regole non sono il fine ma sono il mezzo» ma ci abbiamo messo quattro mesi di discussioni per arrivare a un testo condiviso, per arrivare «al traguardo. Avremmo impiegato meglio questi quattro mesi a discutere di politica. Ora ci sono, la telenovela è finita.» Lo interrompe la presidenza e dice «vedo che c’è un certo movimento in sala. Ricordo che dopo gli interventi di Pittella e Civati noi dobbiamo votare. Chiedo ai delegati di non andarsene, c’è bisogno di una maggioranza qualificata». Ma loro se ne vanno. Episodio marginale, ma cruciale, simbolo perfetto della più grossa e deleteria tara del PD. Chi sono quelli che se ne vanno? Sono i famosi 101? O forse non sono 101, sono di più, ma la loro testa è quella dei 101, la loro mentalità è quella dei 101, se ne vanno per fare mancare il numero legale. E così infatti sarà. No caro Gianni, la telenovela non è finita, le meschine manovrine di palazzo continuano, la telenovela continua. Le «correnti e correntine che popolano la pseudogeografia interna» del PD ci sono e vi tengono in pugno e rischiano di vanificare lo sforzo sincero che voi candidati alla segreteria state portando avanti.

È gente meschina che vuole far pesare il proprio potere e pesarsi, gente meschina, di corte vedute, che ha in mente solo il proprio piccolo potere e le meschinità tattiche che servono per custodirlo e se possibile incrementarlo. Gente meschina che ripete continuamente a se stessa e agli altri  “senza di me non potete nulla”, senza il mio assenso non potere andare da nessuna parte.

Ma chi sono questi meschini che mettono in crisi il Partito, che fanno fare al PD un’altra brutta figura? Non è difficile fare un’ipotesi; è solo una ipotesi ma ha una sua plausibilità politica. «L’articolo 3 dello Statuto del PD [quello che fa coincidere segretario e candidato Presidente del Consiglio] non si tocca» ha sentenziato Rosy Bindi. Anche Walter Veltroni pare si sia schierato su questa linea. E per evitare di andare sotto con una votazione succede che si passa al sabotaggio, si abbandona la sala, o la si fa abbandonare ai propri servi di cordata. Pare inoltre che sia stata consumata la vendetta della corrente di Enrico Letta, assai infastidita da chi ha attaccato il governo, peraltro dando voce alla stragrande maggioranza del popolo del Pd che questo governo lo vuole rottamare al più presto.

Poco prima Gianni Cuperlo aveva detto che il Congresso ha «il dovere di offrire alla nostra gente l’idea di quello che stiamo per fare e il lavoro della commissione è un successo di tutti. Il Congresso del PD non è un problema ma è la preziosa occasione che abbiamo per motivare e scuotere la nostra gente. Per rimetterla in cammino. Per indicare la rotta, la strada verso la quale noi vogliamo andare. Abbiamo dei punti fermi. Usciamo da qui con dei punti fermi». E invece no. C’è chi si è preso la responsabilità di fare confusione, di rovinare tutto.

«Chiude i battenti la riunione dei delegati del Pd, – scrive Repubblica oggi – non si è raggiunto un accordo sulle modifiche da apportare al regolamento del partito. Dopo due giorni, l’unica decisione presa dall’Assemblea del Partito democratico riguarda la data del Congresso fissato per l’8 dicembre».

La telenovela continua.

«Caos all’Assemblea del Pd: – scrive il Corriere della Sera – prima sono state approvate le nuove regole proposte dalla commissione per il congresso e contenute in un documento in forma di raccomandazioni. Poi l’Assemblea è stata sospesa a causa di un durissimo scontro sulle modalità di voto e sul cambiamento dello statuto. Alla fine l’Assemblea si è chiusa con una mezza decisione: approvata la data del congresso, rimandato il nodo delle regole.»

La telenovela continua.

«Pd, la data del congresso è decisa,
– scrive La Stampa – ma sulle regole è tutti contro tutti. L’Assemblea che doveva ratificare un’intesa nel Pd sulle regole per dare l’avvio al percorso congressuale si trasforma nel giorno del sospetto, del tutti contro tutti, dello scaricabarile reciproco. L’intesa, faticosamente siglata dopo 4 mesi di lavoro alle 3 di notte dell’ultimo giorno utile, salta. Insomma il caos è tanto sotto il cielo del Pd. Ed è con queste premesse che si va alla direzione convocata per il 27 settembre e che dovrà stabilire il regolamento congressuale».

La telenovela continua.

Che fare? Noi della base, noi dei Circoli non possiamo consegnare il partito a questa oligarchia di gente meschina, narcisista, autoreferenziale, miope e con vocazione suicida.

La qualità dei candidati alla segreteria ci dice che una speranza c’è, la possibilità di fare un PD all’altezza del compito storico che la realtà impone, come ha detto Gianni Cuperlo, c’è. Aiutiamo i candidati segretari a spazzare via la nostra oligarchia indecente e le cordate che la sostengono, a cacciare quelli che rovinano sempre tutto, quelli che vanificano i nostri sforzi e noi con i cittadini ci dobbiamo veramente mettere la faccia. C’è una buona battaglia da combattere e tocca a noi combatterla.

I candidati alla segreteria sono certamente molto, ma molto migliori dei rottami oligarchici che ammorbano il PD. Sull’idea di voltare radicalmente pagina mi pare siano tutti fermamente d’accordo. A loro il compito di dare prova di autorevolezza, di capacità di leadership, da subito, da adesso. Si tratta di liberare il partito da palle al piede che ne rallentano ogni volta il cammino, da quelli che hanno in mente un solo ideale, un solo principio: “contarsi per contare, e se non si può contare allora sabotare”. Attenti, però, siate scaltri ragazzi, molto scaltri, perché a ben guardare ci aveva già provato Bersani a metterli al margine e al momento buono glie l’hanno fatta pagare cara, molto cara.

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Pubblicato il 22 settembre 2013, in Uncategorized con tag . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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