IL RITORNO DI FORZA ITALIA: INIZIA LA CAMPAGNA ELETTORALE

farsa-italia-logoDavid Arboit

Un copione scontato ripetuto stancamente. Il volto tirato, pesantissimi i segni della vecchiaia nonostante i continui ritocchini, il volto contratto da un ghigno rabbioso che a tratti tenta di recitare malamente una certa piagnucolosa commozione. L’attore è consumato ma la performance è certamente mal riuscita. Frasi, parole, virgole, pause logore, già viste mille volte, prevedibili e scontate.

Il progetto politico è resuscitare Forza Italia, il partito seppellito in fretta e furia con il famoso discorso del predellino, e rilanciarlo a testa bassa contro il comunismo. Il richiamo alla “guerra fredda” funziona sempre: semplice, chiaro, ben impresso nella mente degli italiani da settant’anni (90 se si conta il ventennio fascista) di propaganda anticomunista. Farà breccia sugli italiani? Forse sì, funziona sempre perché, come ha rilevato il censimento del 2001 il 30% degli italiani ha come titolo di studio la licenza elementare, il secondo 30% ha come titolo di studio la licenza media, e probabilmente pochi leggono qualche giornale e almeno un libro all’anno.

Secondo il “Rapporto sulla promozione della lettura in Italia”, pubblicato dal Governo italiano nel marzo del 2013, nel 2012 solo il 46% degli italiani (51,9% tra le femmine e 39,7% tra i maschi) dichiara di aver letto almeno un libro all’anno. Il dato è di gran lunga inferiore a quello di paesi stranieri confrontabili al nostro: si pensi che legge almeno un libro il 61,4% degli spagnoli, il 70% dei francesi, il 72% degli statunitensi, l’82% dei tedeschi. Tutto chiaro, vero? Direi proprio di sì.

Dal discorso di Berlusconi si evincono alcune cose legate più al non detto che al discorso stesso.

1)   Accetto di decadere, forse mi dimetterò prima del voto al Senato, ma resto in campo e sono IO il capo del Centrodestra. E questo per Berlusconi potrebbe essere un vantaggio perché significa avere le mani libere e avere la possibilità di dire qualunque cosa, non avendo responsabilità di governo.

2)   È iniziata la campagna elettorale del Centrodestra che da ora in poi orienterà la sua iniziativa politica con la forma “partito di lotta e di governo”. Obbiettivo andare a votare a giugno, assieme alle europee, sondaggi permettendo, scaricando la colpa della caduta del governo sul PD. Ogni occasione sarà buona per alzare l’asticella, per avanzare proposte tanto allettanti per il “pubblico” spettatore quanto concretamente impossibili, e scaricare sul PD l’onere di essere responsabile, di dire che non è ragionevole, che non si può fare, spiegando tra tecnicismi di ogni genere e ben poco comprensibili (visto il livello di istruzione medio) il perché e il per come. Enrico Letta è avvertito, la polemica sull’IVA è solo l’antipasto.

3)   I partigiani della pacificazione, i suggeritori del “buon ritiro”, che avevano annunciato in pompa magna la nascita di un’epoca nuova, ignorando stupidamente o in malafede di quale coriacea pasta narcisita è fatto l’uomo, sono rimasti delusi.

Ma sorprese sgradevoli potrebbero venire dal Pdl stesso. Ieri sera il deputato del Pdl modenese Carlo Giovanardi durante un’intervista dice che il Pdl non smobilita. Come sarebbe non smobilita chiede il giornalista stupito. A Modena, risponde Giovanardi, su trenta dirigenti del Pdl solo 2 hanno deciso di entrare nel nuovo Forza Italia. Io – continua Giovanardi – ero e rimango un democristiano, sono cofondatore del Popolo della Libertà, e non entrerò in Forza Italia, io rimango nel Pdl. Stupore rinnovato dell’intervistatore.

La questione del trasloco del Pdl in massa in Forza Italia mostra quindi da subito delle problematicità impreviste. Mossa tattica quella del Giovanardi? E quindi quel richiamo al democristiano significa solo un tatticissmo “sì, vengo in Forza Italia ma che cosa mi dai in cambio”? Richiamo ideologico e quindi un po’ più solido, un po’ più deciso e nettamente orientato al progetto “risurrezione della balena bianca” perseguito da Casini? Vedremo a che cosa prelude di questa criptica affermazione di Giovanardi nella quale si adombra l’ipotesi di una strana permanenza del Pdl.

In ogni caso, sgombrato il campo, almeno formalmente, dall’ingombrante presenza di Berlusconi, il moderatismo centrista adesso può progettare una qualche forma di ricompattamento in vista di un’alleanza con una Forza Italia in qualche modo parzialmente deberlusconizzata, un’alleanza certamente più congeniale per mentalità e cultura a quella con i “comunisti” del PD.

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Pubblicato il 19 settembre 2013 su POLITICA NAZIONALE. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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