IL RIMPIAZZO DEL PUZZONE

Il Foglio, 19 settembre 2013

Santoro, sul Corriere, dice di voler cominciare a parlare coi ricchi e prendere un drink al Billionaire. Il rude Michele fa i complimenti a Bruno Vespa e tesse, infine, l’elogio di Maria De Filippi. Ed è più di un segnale tutto ciò. Matteo Renzi, poi, va a pranzo con Alfonso Signorini. Ed è un fatto. Signorini non è un Veneranda qualunque. E’ il direttore di Chi, ossia la torpediniera più smagliante della flotta Mondadori. E tra fatti e segnali, c’è una morale: ancora non se n’è andato via il Puzzone e tutti stanno già a spartirsi il parco “mostri” dell’Italia più sgargiante.

Tutta la speciale distinzione della sinistra, la superiorità etica, va a carte quarantotto se poi lo stilista Roberto Cavalli, malgrado tutto il botulino nelle guanciotte, diventa un eroe per il Fatto quotidiano. Cavalli rinuncia a champagne, yacht e modelle e si rivela ben più di un semplice manettaro, un delatore piuttosto: “Quando vedo le Ferrari parcheggiate in giro”, confida a Beatrice Borromeo che lo intervista, “mando le targhe ai Finanzieri”. Ecco, Cavalli è un altro di quelli appena saliti sul carro di Renzi e se fosse solo per la natura furbacchiona del sindaco di Firenze, sarebbe facile far combaciare l’eterna Italia dei buzzurri con quella del potere ma c’è questo dettaglio della sinisteritas, questo ostinato fatto tutto leninista – quello di volere prendere possesso del Pd – che fa già impazzire la maionese. Ed è motivo sufficiente per avere una facile profezia: tutto l’anatema antropologico speso contro il ventennio puzzone tornerà addosso alla sinistra.

Dovrà, insomma, farsi “puzzona” la sinistra per vincere con Renzi. Dovrà rinunciare ai sandali Prada, un tempo feticcio distintivo dei Girotondi alto-borghesi e calzare le babbucce di Briatore. Dovrà, poi, essere fichissima e perciò berciare nel linguaggio proprio di chi parcheggia in seconda fila e dovrà, questa sinistra, dismettere l’uggia della Ditta e destinarsi così al surrogato.

Quel Renzi, seduto a tavola con Signorini, è certamente il candidato alla segreteria del Partito democratico. E siccome il fatto è ostinato, ma ancor di più l’interpretazione, quel Renzi lì, visto al desco del campione tra i campioni dell’immaginario berlusconiano, risulta nell’esito di una nemesi. Come un rimpiazzo del Puzzone. Manco il tempo di vederlo andare via, dunque, il Puzzone, che devono riprenderselo giusto i suoi carnefici. In forma di surrogato.

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Pubblicato il 19 settembre 2013 su POLITICA NAZIONALE. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 7 commenti.

  1. SIGNORINI PRANZA CON RENZI
    Il Messaggero, 19 settembre 2013

    «Un pranzo in amicizia, nessun retroscena segreto, nessun tradimento, mi trovavo a Firenze per una mostra e ho colto l’occasione per incontrarlo. Matteo Renzi, è un grandissimo comunicatore, uno che sa parlare alla gente, come Berlusconi e pochi altri, e questo mi ha sempre incuriosito». Alfonso Signorini conferma così in una conversazione con l’Ansa l’indiscrezione riportata da Dagospia di una colazione in un ristorante del capoluogo toscano con il sindaco di Firenze.
    «Renzi mi affascina». «Da giornalista il fenomeno Renzi mi affascina – prosegue Signorini- è innegabile che sia un comunicatore, uno in grado con i suoi modi diretti e informali di arrivare alla pancia delle persone, al di là delle sue idee politiche che si possono condividere o meno, per fortuna in politica tutto è opinabile. Ma Renzi – ribadisce il direttore di Chi – ha saputo portare una ventata di aria fresca nel Pd. Mi incuriosisce anche il fatto che una parte del suo elettorato non sia del Pd. Ha un pubblico trasversale è un dato di fatto». Cosa ci siamo detti? «È stato un pranzo in amicizia – assicura – non seguirà nessuna intervista esclusiva. Inoltre mi piace il fatto che Renzi sa stare in mezzo alla gente, non è uno snob e non fa differenze».

  2. CACCIARI, BRIATORE, RENZI
    RADIO 24, 27 GIUGNO 2013

    Massimo Cacciari critica Matteo Renzi, commensale dell’imprenditore del Billionaire. ’Briatore, ha detto il filosofo veneziano, è un cafone megagalattico, universale, è l’idea platonica del cafone. Non accadrà mai un incontro tra me e lui perché per fortuna ci sono delle cose che non hanno alcun rapporto tra di loro. Sulle belle donne che lo circondano potrei fare un’eccezione, ma io frequento un altro tipo di donne, dal punto di vista estetico”.
    ”Non so come una persona possa andare a pranzo con Briatore, ha detto Cacciari alla Zazara, trasmissione di Radio24. Se sei un leader politico, ti tocca vedere Berlusconi, ma qual è il senso di andare a pranzo con Briatore? Io non ci andrei neanche per sogno”.

  3. Grazie David per avere pubblicato queste interessanti notizie.

    Ma è questo il PD che dovrebbe recuperare i voti dei delusi?

    Franco

  4. Franco, mi pare che Renzi sia troppo indulgente, nei modi e nei comportamenti con le idee di “questo mondo”. Questa mondanità di Renzi non mi appartiene, e penso che non debba appartenere nemmeno al PD. Se per vincere e governare il paese bisogna darsi alla mondanità devo dire che preferisco perdere perché nel momento in cui poi si viene chiamati a governare, a gestire il potere, va a finire che si fa lo stesso di tutti gli altri e quindi comandi la destra o comandi la sinistra non cambia nulla. È questo che già oggi, adesso, pensano, non a torto, tutti i cittadini. È questa la cosa peggiore che potrebbe accadere in questo momento all’Italia, anche se è nei fatti la più probabile. C’è bisogno di una radicalità nelle scelte, ma esercitata non in questioni marginali come la rottamazione (che pure ha un suo perché come dimostrano i fatti postelettorali), ma in questioni cruciali e “pericolose” per un politico come la politica economica. Il PD non ha né la forza morale né la forza culturale per imporre un vero percorso di cambiamento. Mi auguro che il congresso sia l’inizio di un rinnovamento che possa portare a un vera riforma (non alla modernizzazione apparente e superficiale dei mondani) del PD e poi a un riforma dell’Italia.
    Le strizzatine d’occhio al berlusconismo che c’è in noi e in tutti vengono giustificate con la tattica di diventare appetibili per l’elettore di destra. È una tattica sbagliata che ripete l’errore che da tanti anni commette il PD, tutto il PD: andare a caccia dei voti dell’elettorato di centro. In realtà è necessario andare a caccia dell’elettorato di sinistra, un elettorato che è di due tipi.
    1) Vetroni nel 2008 ha portato a casa 12.095.000 di voti. Un cifra importante. Gli elettori lo hanno scelto perché hanno visto in lui l’annuncio di un cambiamento profondo, radicale, dopo anni di berlusconismo di cui erano stufi. Purtroppo il progetto di cambiamento proposto da Veltroni era ambiguo, poco consistente, contradditorio se non vacuo. Gli elettori ascoltano e apprezzano chi dice “cambierò tutto in modo radicale”, ma si fermano qui e non entrano nel merito del come del quando e del perché, perché è faticoso, difficile, bisogna metterci la testa. Era inevitabile che la consistenza del progetto veltroniamo messa alla prova fallisse e in fondo è stato meglio aver perso perché la delusione sarebbe stata più cocente. Nel febbraio 2013 il PD ha preso 8.644.000 di voti, cioè – 3.451.000. Colpa certamente di Bersani e di tutto il gruppo dirigente del partito che ancora una volta ha voluto inseguire i voti del centro, cioè in fondo il progetto di vocazione maggioritaria di Veltroni (abbiamo stroncato il povero Walter, ma non il veltronismo). Gli elettori persi sono elettori di sinistra cioè persone che provengono dalla nostra tradizione e che non sopportano che il PD faccia una politica ambigua, cerchiobottista, un minestrone di idee confuse, e succube della ideologia liberale e liberista. Hanno votato per protesta M5s.
    2) Un secondo gruppo di elettori è di sinistra per collocazione sociale non per mentalità o cultura. Sono esodati, disoccupati, precari, gente che paga sulla sua pelle il prezzo della crisi. Questi sono indifferenti al dibattito ideologico destra/sinistra e badano al concreto, e cioè a chi difende i più deboli, quelli che il tritacarne umana della crisi sta massacrando. Hanno votato M5s perché la proposta del PD è stata debole, confusa, affetta da veltronismo cioè incapace di prendere posizione, di prendere partito, una posizione del tipo sto con gli esodati ma anche con il governo Monti che li ha prodotti. Una posizione impossibile
    Sono dunque questi due elettorati di sinistra che noi dobbiamo convincere e lasciare immediatamente perdere l’elettore di destra. Il vero elettore di destra è tendenzialmente ideologico fino alla cecità e il suo criterio di voto è ancora oggi l’anticomunismo (e Berlusconi che non è scemo lo sa) e il PD, che sia Renzi o sia Cuperlo poco importa, è un partito comunista. Inutile il tentativo di smarcarsi dicendo ogni tanto “qualcosa di destra” o comportandosi come quelli di destra, come fa Renzi, non sei credibile per la destra e ti rendi antipatico alla maggioranza dei tuoi.

  5. Flavio, io sono un cristiano, non un cattolico. Mi spiego. Seguendo quanto affermato da papa Francesco nella oramai diffusissima intervista concessa ai gesuiti di Civiltà cattolica (paradosso del nome della rivista, è da cambiare!) dobbiamo imparare a distinguere tra kerygma e nostri umanissimi e relativissimi punti di vista. Quando il cristiano sostituisce i suoi umanissimi punti di vista (anche quelli più autorevoli, dei vescovi e del papa) al kerygma, dice il papa, il cristianesimo diventa un’ideologia come tutte le altre.

  6. Scusa, Davide,
    intanto complimenti per la risposta a Franco !
    ti chiedo:
    quali peculiarità dovrebbe avere il leader PD migliore
    oggi
    riguardo alla Produzione della Ricchezza
    – penso al D’Alema coi capelli neri
    – al bravo Veltroni, a Roma però
    – al Boeri dei progetti a MI

    A svuotare il portafoglio, si fa presto, – diglielo a Renzi –
    a scrivere come il bravo Veltroni, si fa già più fatica !

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