WALL STREET, IL FANTASMA DI UNA LEHMAN BIS

Maria Teresa Cometto, Corriere della Sera, 11 settembre 2013

Il sistema finanziario americano è ancora fragile e può essere sconvolto dallo stesso comportamento distruttivo che ha fatto crollare la banca d’affari Lehman Brothers il 15 settembre 2008 e ha causato la Grande recessione. Le lobby di Wall Street sono ancora potenti a Washington e hanno frenato o annacquato le riforme promesse dal presidente Barack Obama. E nel resto del mondo la situazione non è migliore, anzi, il sistema bancario europeo è ancor più vulnerabile e incapace di contribuire alla ripresa economica. Lo denuncia Sheila Bair, che nel 2008 era responsabile della Federal deposit insurance corporation (Fdic), l’ente che garantisce i depositi bancari degli americani. Estranea al «Club dei banchieri — tutti maschi — di Wall Street» e orgogliosa paladina della Main Street (gente comune), Bair ha tracciato un bilancio sconfortante di questi cinque anni parlando con CorrierEconomia.

Che cosa è cambiato?
«Poco. Sono molto delusa per la lentezza del progresso della riforma finanziaria. Molte delle nuove regole previste dalla legge Dodd-Frank del 2010 devono ancora essere scritte o approvate».

La salute del sistema finanziario Usa non è migliorata?
«In parte. Grazie allo stress test le grandi banche hanno oggi più capitale e meno debiti, ma resta da definire il nuovo leverageratio, cioè il rapporto fra il totale delle attività rispetto al capitale azionario di una banca. Il capitale dev’essere abbastanza alto perché gli azionisti possano assorbire le perdite in caso di crisi invece di scaricarle sulle casse pubbliche com’è successo nel 2008. Secondo me il ratio dovrebbe essere l’8%; la Federal reserve e altre authority hanno proposto il 6%, il doppio del 3% richiesto dalle regole Basilea 3 della Banca dei regolamenti internazionali. La proposta però è ancora in fase di discussione e le grandi banche interessate (Jp Morgan Chase, Citigroup, Bank of America, Wells Fargo, Goldman Sachs, Morgan Stanley, Bank of New York Mellon, State Street, ndr), faranno di tutto per ostacolarla: dovrebbero raccogliere 90 miliardi di dollari per soddisfare il nuovo criterio».

Ci sono ancora quindi banche «troppo grandi per fallire»?
«Sì, con il rischio che paghino ancora i risparmiatori. Io ho proposto di romperle a pezzi ovvero imporre che le attività ad alto rischio non vengano intraprese dentro una banca con i depositi assicurati dalla Fdic. Non voglio che i soldi del mio conto corrente siano usati per le speculazioni della “Balena di Londra” (il soprannome del trader di Jpm Chase che ha perso oltre 7 miliardi di dollari con scommesse sbagliate sui derivati, ndr). Un gruppo bipartisan di senatori fra cui John McCain e ElizabethWarren ha avanzato un disegno di legge in questo senso, vedremo chi l’appoggerà».

Ma contro le speculazioni non era prevista la Volcker rule?
«Sì, secondo la legge Dodd-Frank dovrebbe impedire alle banche assicurate dalla Fdic di mettere a rischio i depositi dei risparmiatori con attività speculative, ma è una regola molto complessa e ben lontana dall’essere messa in pratica».

E i derivati ovvero le «armi di distruzione di massa» della finanza?
«Alcuni, come quelli standardizzati sui tassi di interesse, ora sono trattati in modo centralizzato nelle casse di compensazione e garanzia, ma altri, secondo me i più pericolosi come i credit default swaps, sono ancora del tutto non regolati».

Al centro nella crisi finanziaria del 2008 c’erano i mutui subprime e i titoli «tossici» basati su quei mutui: sono ancora una mina vagante?
«Il nuovo Ufficio di protezione del consumatore finanziario ha migliorato gli standard dei contratti di mutuo, contro le pratiche dei prestiti concessi a chi non poteva permettersi di ripagarli e non capiva com’erano calcolati i tassi. Ma non è finora passata la proposta di imporre a chi impacchetta i titoli basati sui debiti di tenersi in portafoglio almeno il 5% di quei titoli e quindi dei rischi. Inoltre non c’è stato il coraggio di imporre a grandi banche come Citibank di vendere i titoli “tossici” in portafoglio contabilizzando le perdite, così i loro bilanci non sono ancora puliti e non contribuiscono al rilancio economico come dovrebbero».

Quest’ultimo è un problema anche in Europa?
«Le banche europee hanno bisogno di più capitale: sono troppo indebitate e hanno troppe attività potenzialmente in perdita, per questo sono molto restie a prestare soldi alle aziende e ai consumatori».

Di chi è la colpa dello stallo delle riforme negli Usa?
«Wall Street e le lobby dell’industria finanziaria non hanno perso potere con Obama. Mi piacerebbe vedere il presidente chiamare i leader di tutte le authority e chiedere che finiscano il loro lavoro sulle regole previste dalla legge Dodd-Frank. Ma purtroppo non succede».

Obama deve nominare il nuovo capo della banca centrale Usa, l’autorità di controllo più importante del sistema finanziario, con una forte influenza su tutto il mondo: meglio Janet Yellen, l’attuale numero due, o l’altro candidato, Larry Summers, che era stato al ministero del Tesoro con Bill Clinton e ha fatto il super consigliere economico di Obama fino al 2010?
«Non ho dubbi: Yellen con la sua esperienza è la persona più qualificata per quella carica. All’inizio dicevano che sarebbe stata scelta solo perché donna. Un’insinuazione ridicola. Ora c’è chi dice che, essendo donna, non sarebbe abbastanza sicura di se stessa e non saprebbe prendere decisioni sotto la pressione di una crisi. Se Obama non sceglie lei, deve spiegare perché. Sono contraria a Summers perché è un campione della deregolamentazione finanziaria: è stato d’accordo con l’eliminazione del Glass-Steagall act, cioè della separazione fra banche commerciali tradizionali e banche d’affari; e d’accordo con la deregolamentazione dei derivati. Non ha mai dichiarato di essersi pentito di queste due misure che hanno contribuito alla crisi del 2008 e sembra ancora convinto che le grandi banche sappiano gestire bene i rischi, senza bisogno di controllori».

Annunci

Pubblicato il 15 settembre 2013 su ECONOMIA POLITICA. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: