LA CASA, TRINCEA DI BERLUSCONI

di ILVO DIAMANTI, La Repubblica, 12 agosto 2013

È l’Imu il terreno conteso dai partiti della “maggioranza per caso” (e necessità) che sostiene il governo guidato da Enrico Letta. La frontiera invalicabile per il Pdl e per Silvio Berlusconi. Cancellare l’Imu sulla prima casa. Senza se e senza ma.

Senza limitazioni e senza mediazioni. Senza alternative. E non importano i problemi di bilancio e di risorse. Tanto meno i moniti delle autorità monetarie internazionali e della Ue. Niente Imu per tutti. Indipendentemente dalla misura, dall’uso, dalle condizioni, dalla localizzazione della casa. A poco è servita la contrarietà espressa dal ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni, che ritiene l’abolizione della tassa sulle prime case “iniqua” e difficilmente sostenibile. Perché l’Imu non è un’imposta, ma una bandiera. Tagliarla non costituisce tanto un provvedimento con finalità economiche e di bilancio. Ma, piuttosto, politiche e di propaganda. Riflette il modello di marketing, utilizzato e imposto in tempi di campagna elettorale permanente, da Silvio Berlusconi. Oggi, in particolare, è divenuta il suo prodotto di bandiera. Il marchio della sua comunicazione politica, tanto più e a maggior ragione in seguito ai dubbi sollevati da ministri tecnici e da leader politici, dell’altra parte politica. Della sinistra e di centro.

Non è un argomento nuovo. Anzi: è un tema sperimentato con successo. Basti pensare a un paio di campagne elettorali fa. Alla vigilia del voto del 2006, quando, in occasione del secondo e ultimo faccia a faccia in tivù, con Romano Prodi, Silvio Berlusconi, nell’appello conclusivo, quando non era possibile alcuna replica, lanciò la “promessa finale”. Il colpo di scena inatteso. Con un sorriso ammiccante, guardò gli italiani dritto negli occhi. E annunciò: “Noi aboliremo l’Ici sulla prima casa. Anche sulla vostra”. La tassa sulla casa. Quell’annuncio contribuì non poco alla risalita del centrodestra, guidato da Silvio Berlusconi. Che, lo ricordiamo, perse le elezioni del 2006 per una manciata di voti. Poco più di 20mila. Poi, nel 2012, è stata sostituita dall’Imposta municipale propria sui fabbricati. L’Imu, appunto. Introdotta dal governo Berlusconi nel 2011, non doveva riguardare la prima casa e sarebbe entrata in vigore nel 2014. Monti ne anticipò l’avvio, per motivi di bilancio. E Berlusconi ne fece il tema portante della sua campagna. Contro il Pd e contro Monti – per far dimenticare di aver governato negli ultimi 5 anni. Negli ultimi giorni prima del voto, con una lettera inviata a milioni di famiglie (e di elettori), si impegnò, per quel che riguarda la prima casa, a rimborsare l’Imu versata nel 2012 e ad abolirla, in futuro. Un coup de théâtre che ha prodotto effetti significativi sull’opinione pubblica, secondo i dati di Ipsos e LaPolis-Università di Urbino (presentati da Nando Pagnoncelli e Roberto Biorcio nel volume Un salto nel voto, edito da Laterza).

La promessa di abolire l’Imu (com’era avvenuto nel 2006 con l’Ici) ha, dunque, favorito la ripresa elettorale del Pdl e del centrodestra, partiti in grave svantaggio, all’inizio della campagna elettorale. Per questo, oggi, Berlusconi insiste tanto sull’argomento. La resistenza dei tecnici e dei leader degli altri partiti non fa che accentuarne l’intransigenza. E i toni, ultimativi. L’Imu: la linea del Piave, da cui il Pdl non intende retrocedere. Tanto meno ora, che la polemica sulla condanna e sull’ineleggibilità di Berlusconi rischia di spostare il dibattito pubblico su un terreno sfavorevole al centrodestra. Perché l’Imu, ora, come l’Ici, ieri, offre il tema – e l’esempio – ideale della comunicazione politica sviluppata da Berlusconi per consolidare il consenso del suo elettorato tradizionale. E per attrarre altri settori dell’elettorato.

Per alcuni motivi, piuttosto evidenti, che, preferisco riproporre.

1. Anzitutto, si tratta di un provvedimento che interessa un’ampia parte di italiani e di elettori. Visto che circa 3 famiglie su 4 hanno una casa in proprietà. E il 20% almeno un’altra.

2. Il che sottolinea l’importanza della “casa” per gli italiani. Come bene simbolico, garanzia per il futuro, trasferibile, di generazione in generazione. Dai genitori ai figli. Il binomio famiglia-casa, in altri termini, fornisce un riassunto efficace dell’identità nazionale. Peraltro, il ricorso di numerose famiglie a mutui, talora onerosi e a lunga scadenza, dimostra e, al tempo stesso, moltiplica, l’importanza della casa in proprietà. Come simbolo di status ma, prima ancora, come segno di riconoscimento sociale.

3. La restituzione e l’abolizione dell’Imu, però, servono anche a comunicare le capacità e le differenze di Berlusconi dagli altri leader. Perché si tratta di “politiche” che producono risultati rapidi e vistosi. Infatti, a differenza delle politiche economiche e del lavoro, che dispiegano i loro esiti in un arco temporale più lungo, spesso in modo poco coerente e non sempre esplicito, l’abolizione dell’Imu avrebbe un impatto generalizzato, percepito da tutti. In fretta.

4. Ciò può rafforzare il mito dell’Imprenditore in grado di produrre benefici immediati e concreti per tutti. Se il governo Letta ha promosso il Dl del Fare, il Pdl, di conseguenza, intende presentarsi come l’Impresa di Berlusconi. Semplicemente e direttamente: “l’uomo che fa”. E, non per caso, in passato, ha denominato la sua coalizione: “Casa” delle Libertà.

Per queste ragioni ritengo che l’abolizione dell’Imu sia davvero, per Berlusconi e il Pdl, un obiettivo dell’agenda di governo non negoziabile. E non rinviabile troppo a lungo. Per queste stesse ragioni Enrico Letta, ieri, ha “rovesciato” l’ultimatum del Pdl e Berlusconi. Avvertendo – e minacciando – che “per riformare l’Imu c’è bisogno di un governo e di un Parlamento. Se non ci fossero, gli italiani pagherebbero la rata dell’Imu di settembre”. Tuttavia, mi pare difficile che Letta, il Pd e Monti possano accettare l’abolizione dell’Imu tout court, senza una riforma complessiva delle imposte sugli immobili, come ha proposto il ministro Saccomanni. Non solo per ragioni di equità e di sostenibilità finanziaria. Anche per evitare che lo scopo di questo governo di scopo si avvicini – e assomigli – troppo allo scopo (principale) di Silvio Berlusconi. Determinato a resistere. A marcare il suo territorio. A lasciare il suo segno anche sulla prossima campagna elettorale. Impugnando la bandiera della Casa. Proprio lui, imprigionato in casa

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Pubblicato il 12 agosto 2013 su POLITICA NAZIONALE. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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