CONDANNATO BERLUSCONI. CHE FARE? SE VOI SUONERETE LE VOSTRE TROMBE NOI SUONEREMO LE NOSTRE CAMPANE.

democrazia-italiaDavid Arboit

In tutti i Pesi civili del mondo la vicenda italiana di questi giorni risulta incomprensibile e grottesca. In Europa, negli Stati Uniti, in Giappone, in America latina, ovunque le istituzioni democratiche garantiscano un minimo di stato di diritto, appare assolutamente inspiegabile come un uomo politico condannato definitivamente per evasione fiscale (dopo tre gradi di giudizio espletati seguendo tutte le garanzie giurisdizionali previste dalla Repubblica Italiana) non si dimetta immediatamente e invece rivolga pesantissimi attacchi alla magistratura e per di più proponga “soluzioni politiche” del suo caso personale che sono eversive delle istituzioni democratiche. In un paese con minimo di civiltà politica e istituzionale questo è inaccettabile, è intollerabile.

In tutti i Pesi civili del mondo risulta incomprensibile il fatto che un partito di destra sia totalmente appiattito sulle situazioni e posizioni giudiziarie personali del suo leader, posizioni evidentemente deliranti ed eversive. Quando a suo tempo Ronald Regan incappò in questioni giudiziare fu invitato dai suoi a uscire gentilmente di scena.

In tutti i Pesi civili del mondo risulta incomprensibile, e cioè una follia politica, morale e legale dire come fanno i deputati del Pdl che la legge non è uguale per tutti. Un persona che ha commesso un delitto e che è stata legittimamente condannata dalla magistratura ma ha ottenuto un ampio consenso popolare durante le elezioni politiche deve godere del privilegio (da privilegium, privus lex) di essere al di sopra della legge?

In tutti i Pesi civili del mondo risulta incomprensibile come in un’Italia travolta dal debito pubblico, con tassi di crescita negativi e disoccupazione in continua crescita, la vita democratica possa essere turbata e pesantemente condizionata dalle vicende giudiziarie di un imputato condannato in tre gradi di giudizio per evasione fiscale.

La condanna di Silvio Berlusconi, il delirante discorso televisivo seguito alla condanna, chiudono definitivamente il capitolo dei progetti improbabili di riforma della costituzione e delle illusioni del governo Letta. Sarebbe un insulto all’intelligenza degli italiani cercare di mantenere in vita a lungo questo governo utilizzando argomentazioni deboli, retoriche, demagogiche e in sostanza false. Non è infatti possibile fare finta di non vedere che, al di là delle sorti processuali dell’imputato Berlusconi, tutti i parlamentari del Pdl hanno legato a doppio filo il loro destino politico a quello del loro leader condividendone ogni mossa, anche la più inaccettabile.

Ancora ieri senatore Schifani, dimostrando uno straordinario disprezzo delle istituzioni, disprezzo del buon senso, e perfino della lingua italiana, è giunto fino al punto di dichiarare che «È necessario ottenere da Napolitano il ripristino dello stato di democrazia che questa sentenza ha alterato. Se alla nostra richiesta di grazia non ci fosse risposta positiva, tutti sappiamo quello che occorre fare: difendere la democrazia nel nostro paese». Il delirio narcisistico di onnipotenza raggiunge il culmine con un ricatto diretto al Presidente della Repubblica, un ricatto del tipo o la borsa o la vita: o la grazia o le dimissioni in massa dei parlamentari del Pdl. Arriviamo così fino al punto che un progetto eversivo che stravolge la legalità repubblicana e offende la democrazia viene impudentemente “venduto” al pubblico come “difesa della democrazia”.

Rincara la dose il noto corifeo Sandro Bondi: «O la politica è capace di trovare delle soluzioni capaci di ripristinare un normale equilibrio fra i poteri dello Stato – ha detto oggi Sandro Bondi – e nello stesso tempo rendere possibile l’agibilità politica del leader del maggior partito italiano, oppure l’Italia rischia davvero una forma di guerra civile dagli esiti imprevedibili per tutti». Minacce al capo dello Stato, minacce ai partiti e ai cittadini: o fate come dico IO, o si scatena l’inferno. Valida la risposta di Guglielmo Epifani: il Partito Democratico è pronto a tutto.

A questo punto la situazione appare, nonostante tutto, abbastanza chiara. Due sono le vie percorribili e che comunque conducono entrambe allo stesso punto: elezioni nel giugno 2014. Ogni tentativo creativo di inventarsi una terza via appare necessariamente destinato a fallire, e motivato solo ed esclusivamente da personalismi e calcoli opportunistici. Ad oggi tertium non datur.

Caso A. Il tintinnar di sciabole esibito dal Pdl è un bluff. A settembre il governo Letta rimane in sella. Enrico, però, non covi di nuovo le illusioni personali e politiche con cui si è cullato in questi mesi. Avrà altre occasioni per dimostrare la sua abilità politica e la sua tempra da statista. Dopo quanto è accaduto in questi giorni, e in questa ore, l’ipotesi di riformare la costituzione assieme al Pdl si dimostra un follia. Riforma elettorale immediata e tutto il possibile per impedire il tracollo dell’economia e della finanza pubblica. Poi l voto.

Caso B. Il Pdl stacca la spina. Corre voce di una disponibilità di M5s per un governo di breve durata su cinque punti fondamentali: legge elettorale, reddito di cittadinanza, misure per le piccole e medie imprese, abolizione del finanziamento pubblico, legge sul conflitto di interesse. Sono punti condivisibili. Occorre “andare a vedere” le carte di M5s. Vuoi vedere che è la volta buona che scendono dal pero? Comunque deve essere un governo a termine, scadenza giugno 2014 e si vota.

Ironia della sorte! 5 mesi dopo le elezioni la realtà politica, la pesantezza ineludibile della dinamica reale della politica, riposta il PD, trascina volente o nolente tutto il sistema la politico italiano esattamente alle ipotesi e al progetto che Pierluigi Bersani aveva proposto subito dopo le elezioni. Caro Pierluigi nessuno ti dirà avevi ragione tu, e tu, che si uomo serio, non dirai mai avevo ragione io. E gli idioti del nostro partito che per smania di protagonismo hanno fatto di tutto per ostacolarti e patrocinato il governo delle larghe intese non si metteranno davanti allo specchio prendendosi a sberle e dicendo abbiamo fatto perdere del tempo all’Italia e fatto del male al PD.  E i deliranti narcisisti di M5s non diranno mai “che pirla che sono stato, potevamo farlo subito”. E i centristi montiani terrorizzati dalla possibilità di un governo che faccia effettivamente delle riforme radicali e che ostacoli il loro progetto tecnocratico e oligarchico ora che faranno?

N.B. Come sinceri democratici e come difensori della Repubblica Italiana nata dalla Resistenza se sarà necessario individueremo la nostra “piazza tahir” dome manifestare per cacciare dalla politica italiana un uomo che con con comportamenti eversivi vuole difendere il suo privilegio, la sua extraterritorialità giurisdizionale, e continua a comportarsi in modo da farci vergognare di essere italiani.

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Pubblicato il 3 agosto 2013 su POLITICA NAZIONALE. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 2 commenti.

  1. Ciao David
    Dopo le dichiarazioni di Brunetta, Schifani, Luoi, come se la caveranno i dirigenti del PD?

    I dirigenti nazionali del PD hanno deciso che l’alleanza con Berlusconi ed i Belrusconiani era PIU’ IMPORTANTE del proprio congresso, ed hanno perso tempo con segretari reggenti e rinvii.

    Forse l’unica soluzione è che il PD non si presenti neppure alle prossime elezioni, salvo che riesca in poche settimane a completare un rinnovamento COMPLETO dei propri dirigenti e parlamentari con ruoli nazionali.

    Ma il PD ne ha la volontà e la capacità?

    Franco

  2. Franco, la situazione elettorale uscita dalle elezioni il 26 febbraio era un bel rompicapo. Da un lato M5s che non voleva in alcun modo prendersi delle responsabilità; dal’altro il Pdl. In mezzo l’Italia con i suoi gravi problemi. Appurato che M5s non ne voleva sapere di caricarsi sulle spalle il peso di governare il paese, restavano in campo due ipotesi: elezioni di nuovo o governo con Pdl. L’Italia si poteva permettere nuove elezioni? E per quale ragione i cittadini avrebbero poi, solo dopo alcuni mesi, cambiato idea rispetto al voto appena espresso? E dopo un nuovo e immediato voto, un’eventuale maggioranza alla Camera di M5s o Pdl avrebbe, vista la legge elettorale, reso la governabilità del paese più facile e sarebbe stata un bene per l’Italia? Il governo delle larghe intese era l’unica soluzione possibile. Il punto era ed è come starci dentro. E qui il PD ha mostrato ancora una volta il suo limite più grosso: la mancanza di coesione. Un Enrico letta innamorato ingenuamente del suo ruolo che propone prospettive medio-lunghe di governo e perfino una riforma istituzionale con un partito che sì fa beffe quotidianamente delle istituzioni. A lui si contrappongono sedicenti “liberi pensatori” che sparano sul governo e su Letta a causa delle continue proposte provocatorie del Pdl. Il solito caos, la solita ridda di voci, il solito baillame in un mondo in cui la comunicazione è l’arma principale.
    Finché nel PD non si comprenderà che la posta in gioco è altissima, che siamo a una svolta epocale e che la politica è un’arte anche militare che impone (proprio per la sua natura più profonda) regole di comportamento militari, non saremo all’altezza di dirigere questo paese. Gli avversari, invece, questo lo hanno capito. Hanno capito l’anima militare della politica e sono disposti a tutto. Sono più bravi di noi soprattutto nell’arte della guerra psicologica e cioè nel fiaccarci il morale evidenziando i nostri difetti, nel dividerci e nel metterci l’uno contro l’altro approfittando sia delle nostre divergenze e differenze di opinione sia solleticando il narcisita che cova in ciascuno di noi (basta guardare come “si coltivano” Matteo Renzi). Necessitiamo di grande intelligenza militare, autocontrollo, sangue freddo, fredda determinazione e grande capacità di calcolo politico per governare la barca di questo tanto improbabile quanto inevitabile governo.
    Il Congresso del PD è un’altra storia. È chiaro che riguardo alla dirigenza il tema del congresso è la lotta tra la vecchia oligarchia degli ex e nuovi dirigenti. Non è un tema da drammatizzare perché è naturale che in qualunque comunità umana (politica, economica, religiosa, sociale e perfino scientifica) si formino delle lobby; sono meccanismi automatici di relazioni, amicizie, strumentalizzazioni reciproche, scambi di potere ecc. Ed è naturale che ci sia chi li combatte, in genere per aprirsi uno spazio di potere personale, ma anche a volte in nome di un ideale. In vista del Congresso ciascuno guardi più a se stesso che agli altri, per poter assumere un comportamento che sia all’altezza della situazione, sforzandosi di essere abbastanza umile da voler capire, da voler studiare, da voler ascoltare e poi anche proporre apertamente il frutto del sue riflessioni indicando direzioni, soluzioni, procedure ecc. essendo pacificamente tanto fermo e determinato quanto persuasivo. Assumiamo tutti un atteggiamento costruttivo e cioè cominciamo a immaginare che il PD sia un grosso esperimento socio-politico al quale tutti possiamo contribuire lavorandoci, un po’ come fanno gli scienziati del CERN nel campo della fisica delle particelle.

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