QUELLO CHE ENRICO LETTA NON CAPISCE O FA FINTA DI NON CAPIRE

di David Arboit

Arringando i parlamentari del PD Enrico Letta si è trincerato dietro una lunga serie di luoghi comuni, di principi e di affermazioni apparentemente di buon senso, ma che in ultima istanza si rilevano inadeguate rispetto alla realtà del Paese e alla percezione che il popolo italiano, e in particolare iscritti ed elettori del PD, hanno della realtà del paese. Ha scomodato perfino Aldo Moro, che certamente si sarà rivoltato nella tomba, paragonando situazioni assolutamente incomparabili (ma come si fa a fare certi paragoni, ci vuole un bel coraggio!).

Ci sono cose che Enrico Letta non capisce, o fa finta di non campire. Nell’affannoso tentativo di fare “bella figura” (è la sua grande occasione, si può capire) non si rende conto (o non vuole in alcun modo accettare il fatto) che non è nelle condizioni di poter fare bella figura, e che lottare perché questo governo duri è un modo per scavarsi la fossa.

Le elezioni di febbraio, al di là di un risultato numerico che produce ingovernabilità, hanno avuto un significato preciso: i cittadini hanno chiesto a gran voce alla politica un cambiamento netto, radicale. Il messaggio è stato forte e chiaro e indica alla politica una direzione precisa. Ipotizzare che le riforme radicali che sono necessarie all’Italia siano nelle corde dell’attuale governo è una follia incomprensibile.  Il risultato numerico delle elezioni, e l’idiota isteria di Beppe Grillo, impediscono la nascita di un governo che sia capace di fare le riforme radicali di cui ha urgente bisogno il paese. Il governo Letta non è non può necessariamente essere un governo di cambiamento. Pensare che con il Pdl siano possibili riforme radicali a favore del popolo italiano (non finte riforme per mantenere le solite sacche di privilegio) è un’assurdità.

1) Impotenza, mani legate, irresolutezza, paura emergono dal caso kazako. Incomprensibile e devastante a livello internazionale la brutta figura prodotta dall’affare Shalabayeva. Uno scandalo che ha azzerato l’autorevolezza di due ministri (Alfano e Bonino) e dell’Italia. Ancora più incomprensibile la ragione per cui un’incapace incompetente possa continuare a ricoprire il delicatissimo ruolo di Ministro dell’Interno; ed è questa scelta, la scelta di “coprire” Alfano, che ha minato gravemente l’autorevolezza del Presidente del Consiglio.

2) Un altro esempio plateale di questa impotenza è la modifica dell’articolo 416 ter del codice penale, che definisce il reato di “scambio elettorale politico-mafioso”: come è possibile che riguardo a una materia così delicata sia stata approvata dalla Camera una proposta che è da molti ritenuta inefficace e da alcuni addirittura peggiorattiva della legge vigente? Come è potuto accadere che di questo nessuno si sia accorto e che solo dopo la pubblica denuncia di alcuni quotidiani si sia stati costretti a un dietrofront? Il testo è il frutto di un compromesso, già siglato alla Camera una settimana fa, tra Pdl, Pd, Scelta civica. Come è possibile accettare compromessi di questo genere in materia di legalità e mafia? La risposta è unica ed evidente: l’attuale governo è una palude che quando va bene partorisce solo dei topolini. È questo il governo con cui il Presidente del Consiglio Letta ha scelto di combattere la grave crisi di fiducia che il popolo italiano ha nei confronti della politica?

3) Fresco di giornata il caso Fassina pro evasori fiscali. Vien da dire che vale il noto proverbio “chi va con lo zoppo impara a zoppicare”. Appare evidentemente assurda l’idea di strizzare l’occhio a una platea di elettori che da sempre è patrimonio inossidabile del centrodestra. Trionfali i titoli sui giornali di Berlusconi usciti questa mattina, titoli che si possono riassumere nello slogan “Fassina uno di noi”. Brunetta sfoggia un sorriso a 32 denti e dice a Fassina «Benvenuto nel Pdl».

4) E che dire poi del tentativo di inserire nella legge sul finanziamento dei partiti un comma che abolisce il reato penale di finanziamento illegale dei partiti? Con un blitz i deputati del Pdl trasformano i quattro anni di carcere in “sanzione amministrativa semplice”, una banale multa! Il commento dei magistrati? «Così finiscono le indagini sulla corruzione». In fondo è una proposta allettante anche per il PD, qualcuno potrebbe pensare; M5s avrebbe difficoltà a soprannominare queste legge “la legge salva Penati”?

5) Altro ………… a breve ci sarà senz’altro dell’altro, siatene certi, e l’elenco non terminerà ne oggi ne mai.

Quindi mio caro Enrico Letta non serve proprio fare la voce grossa, non prendiamoci in giro, non insultare l’intelligenza del popolo italiano. È chiaro che tifare per la lunga durata di questo governo appare una scelta ragionevole esclusivamente se dettata da uno scopo opportunistico, da un obiettivo di carriera e visibilità personale.

Avanzare l’ipotesi che questo Parlamento possa fare grandi cose è una evidentemente menzogna. Immaginare che con questo Parlamento sia possibile approvare una complessa riforma costituzionale è una pia illusione, un’ingenuità imperdonabile. L’idea di una riforma istituzionale con questa maggioranza è un indegna di un uomo politico serio, foss’anche il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

Sgombrato il campo dall’ipotesi che questo governo possa realizzare una qualunque seria e radicale riforma, restano ben poche ragioni retoriche e demagogiche per allontanare il più possibile le elezioni.

C’è una legge elettorale che è una porcata? È vero! La si cambi subito. I numeri in parlamento ci sono per metterci una pezza. Non affrontare questa questione nuoce all’autorevolezza del governo, ma soprattutto compromette l’autorevolezza dei ministri del PD e dell’intero partito. Di che cosa hanno paura il PD e i suoi ministri? Di perdere la maggioranza dei seggi alla Camera? È la paura che li induce a rimandare e tergiversare su questo punto fondamentale? Oppure, per gli amanti dell’andreottiano “pensar male”, si tratta di qualche segreta connivenza con progetti di potere poco chiari? È questo che si domandano i cittadini e soprattutto gli iscritti e gli elettori del PD.

C’è una crisi economica e finanziaria italiana in un quadro internazionale che è esso stesso di emergenza. Il governo si trastulla con l’IMU, mentre l’unica cosa seria da fare sarebbe impostare una politica industriale, valorizzare l’istruzione e la formazione nel loro nesso con il lavoro, schiodare da una rigidità suicida il patto di stabilità che strangola i Comuni. Può questo governo impostare politiche radicalmente nuove su questi temi portandosi sul groppone la demagogia di economisti come Brunetta?

Se è vero che la situazione di emergenza che ha portato alla scelta del governo di larghe intese non è certo passata, e anche d’altra parte vero che è proprio nelle situazioni emergenziali che può emergere una gestione devastante del potere. Non è già accaduto forse che in nome dell’emergenza sono state imposte alla Grecia dall’Europa scelte di politica economica devastanti, che soltanto dopo sono state riconosciute come gravissimi errori? Lo stato di emergenza, come ha insegnato Carl Schimdt, può diventare una legittimazione teorica o pratica di un governo più o meno autoritario.

In questo quadro i frequenti richiami a garantire un “sostegno leale al governo Letta” hanno il sapore di una retorica fuori luogo. Non possono significare un’ipocrita rinuncia (per carità di patria, ma poi quale patria) a una critica chiara e netta a proposte assurde e comportamenti inaccettabili del governo, non possono significare l’omettere di osservare che due ministeri chiave (Esteri e Interni) sono occupati da incompetenti e che il Presidente del Consiglio non ha la forza e la determinazione di rimuoverli. Il governo Letta può durare al massimo un anno. Ci si prepari alle elezioni politiche del 2014.

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Pubblicato il 26 luglio 2013 su POLITICA NAZIONALE. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 1 Commento.

  1. Ho dimenticato di mettere nella lista delle follie la proposta eversiva del Pdl: il blocco dei lavori parlamentari di tre giorni causa problemi giudiziari del cittadino Silvio Berluesconi. Una iniziativa eversiva che il governo ha affrontato con la consueta ed endemica debolezza, tentennando, muovendosi insicuro, ancora una volta concedendo qualcosa in una materia in cui non si doveva concedere nulla, nemmeno una virgola.
    A quando un segno di forza e cioè un bel NO secco costi quel che costi?

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