GIANNI CUPERLO: «RINVIARE IL CONGRESSO? UN’OFFESA»

Gianni-Cuperlo_02di Simone Collini, L’Unità, il 22 luglio 2013 ,

«Alfano prenda atto che la sua permanenza al Viminale indebolisce l’autorevolezza del governo», dice Gianni Cuperlo facendo riferimento al caso Shalabayeva. Ma il candidato segretario del Pd lancia un messaggio anche al suo stesso partito: «Basta, questo balletto sulla data del congresso è quasi offensivo. Ma come si fa a pensare dopo tutto quanto è accaduto che si possa rinviare una discussione di verità sul futuro del Pd e del Paese?».

Nessun rimpasto, dicono i vertici del Pdl e anche Franceschini: questo significa che la richiesta di Epifani per un tagliando a settembre è caduta nel vuoto? «Per la verità il termine rimpasto non è stato usato da nessuno ed è un bene perché di tutto abbiamo bisogno meno che di estrarre dalla naftalina riti e procedure di un altro tempo. Il tema vero è rafforzare l`azione del governo in una direzione chiara che, per quanto ci riguarda, non può che partire dal sostegno a chi oggi sta peggio. Gente che fatica a mangiare, che non porta più i bambini dal dentista, che taglia sulla prevenzione medica mica sulle vacanze. Oppure le imprese che chiudono perché strangolate dal credito verso lo Stato. Noi chiediamo che i riflettori si accendano su tutto questo: lavoro, scuola, sanità, la macchia degli esodati, lo sblocco dei pagamenti della pubblica amministrazione».

Come si può rafforzare il governo senza che venga messa in discussione la lealtà nei confronti di Letta? «Incalzando la maggioranza sulle cose da fare, che sono tante e urgenti. Ruoli e funzioni ne conseguono e in questo peserà il giudizio del capo del governo. Poi certo che siamo leali verso Letta, ci mancherebbe. Lo siamo stati e lo saremo molto più di una destra che minaccia di staccare la spina se non si fa come era scritto nel loro programma elettorale. Ma non è così che si sta dentro una maggioranza di emergenza e di scopo»

Il Pdl insiste sull’Imu e Zanonato ha annunciato la cancellazione della tassa sulla prima casa per settembre: che ne è delle priorità indicate dal Pd? «Mettiamola così, questo non è solo il nostro governo. Ma non è neppure solo il governo del centrodestra. Per loro l’Imu è in sé una tassa fuorilegge. Peccato che ovunque esista un’imposta sulla casa che giustamente grava sui redditi e i patrimoni più alti. Io dico, rimodulare l’Imu è giusto. Ed è giusto estendere fino all’80 per cento la fascia dell`esenzione. Ma continuo a pensare che togliere l’Imu a tutti, anche a chi abita a Piazza Navona e quella tassa può benissimo pagarla, sia solo una forma di iniquità e offesa a scapito di milioni di famiglie che vivono in affitto e di cui non si occupa quasi nessuno».

Mercoledì ci sarà un`assemblea dei deputati Pd a cui parteciperà anche Letta per un “chiarimento”: cosa si aspetta? «Che assieme si capisca quanto è decisivo, da qui in avanti, ancorare l’agenda del governo ai bisogni drammatici di una società che è arrivata al limite. Le cifre della crisi sono impressionanti: soffre il lavoro, soffre l’impresa senza più credito, soffrono milioni di nuovi poveri che stanno precipitando, come decenni fa, nel cono d’ombra della storia. Non è facile fare ciò che stiamo facendo, ma il solo modo serio per farlo è trasmettere il senso della scelta che è salvare il Paese da una bancarotta economica e democratica».

Berlusconi ha blindato Alfano e il 30 la Cassazione ha fissato un’udienza che, a giudicare dalle prime mosse del Pdl, potrebbe mettere a rischio l’esecutivo: non è che il Pd, pur di evitare una crisi, finisca per ingoiare altri bocconi amari? «Su Alfano abbiamo dato un giudizio chiaro. Il ministro ha responsabilità evidenti su quei fatti drammatici e la vicenda non è chiusa col voto del Senato. Penso debba valere, ora più di prima, l’appello affinché sia il ministro stesso a prendere atto che la sua permanenza in quella funzione delicatissima non rafforza l’esecutivo ma ne indebolisce l’autorevolezza. Sarebbe un atto di sensibilità istituzionale se rimettesse le deleghe nelle mani del presidente del Consiglio. Certo, lui è anche il segretario del Pdl e capo delegazione al governo di quella parte ma siamo noi a dover porre la questione al centrodestra: cosa conta di più per voi? L’equilibrio politico dentro il cortile di casa vostra o la credibilità interna e internazionale di un governo che deve aiutare l’Italia a non crollare sotto i colpi della crisi?»

Nel Pd c`è chi sostiene che se il congresso si sviluppasse sul tema sostegno al governo sì sostegno no, per evitare scossoni sarebbe meglio rinviare lappuntamento al 2014: lei cosa ne pensa? «Io dico, adesso basta. Questo balletto sulla data del congresso è quasi offensivo. Il punto non sono le regole o lo statuto. Il punto è il grado di fiducia che abbiamo negli iscritti, negli elettori, nei militanti di questo partito. Ma come si fa a pensare dopo tutto quanto è accaduto in questi mesi che si possa rinviare una discussione di verità sul futuro del Pd e del Paese? O vogliamo credere che tutto si sia risolto con le dimissioni del gruppo dirigente? Perché questo sì sarebbe ingeneroso verso Bersani e chi si è assunto il peso di responsabilità anche non sue. Personalmente la fiducia nella nostra gente non l`ho mai smarrita. Ci chiamiamo Partito Democratico, è un nome bellissimo, ma la condizione per portarlo è rispettare la natura della democrazia prima di tutto tra noi».

Ma c`è il rischio che il dibattito congressuale le abbia ripercussioni sul governo, o no? «A parte che un partito incerto e di fatto instabile non è di aiuto al premier e alla parte migliore del suo governo. E comunque noi dobbiamo ricostruire un centrosinistra largo per il dopo, che interpreti bisogni sociali e morali oggi senza una voce. Allora, tornando alla data del congresso, questo doroteismo, ma potrei anche dire questi riflessi da politburo, ci portano soltanto a perdere il contatto con tutte quelle persone che nel Pd hanno creduto e investito speranze e passioni. Molti oggi sono delusi, si interrogano sulla rotta che stiamo seguendo. Ma se un partito teme che il proprio congresso indebolisca il governo di cui è parte, è un partito che ha scarso senso di sé. Perché non ha fiducia nelle sue scelte e non ha stima di quegli elettori che della politica capiscono quanto noi e a volte anche di più. Adesso la parola spetta a loro e ho piena fiducia nella volontà di Epifani di andare in questa direzione».

Sulla legge elettorale tutto è fermo: si direbbe che l’abbia spuntata il Pdl, che vuole discutere la questione al termine del processo di riforma istituzionale… «Sulla legge elettorale la parola chiave a questo punto è “subito”. Dobbiamo chiedere che il Parlamento affronti ora la discussione sulla riforma della legge Calderoli. È la condizione per mettere in sicurezza, oltre all’economia, la nostra democrazia ed evitare che il legame tra popolo e istituzioni si logori sino a spezzarsi. Vanno evitati due rischi. Il primo è che arrivi la Consulta a cancellare le storture del Porcellum e ci lasci una legge proporzionale che non garantirebbe la governabilità e perpetuerebbe uno scenario da larghe intese che non fa bene al Paese. Il secondo è che qualcuno scommetta sul fallimento del percorso riformatore».

Renzi ha annunciato che non concederà interviste per non offrire il fianco a polemiche strumentali: lei cosa ne pensa? «Che è una scelta che spiace. Primo perché confrontarsi fa sempre bene e poi perché imporrà ai direttori di rete di ripensare tutti i palinsesti televisivi.

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Pubblicato il 22 luglio 2013, in POLITICA NAZIONALE con tag , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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