SPIONAGGIO USA, UE DIVISA

Anna Maria Merlo, Il Manifesto, 2 luglio 2013

L’Unione europea rimanderà a una data ulteriore l’apertura dei negoziati per il Ttip, il Trattato di libero scambio con gli Usa, prevista lunedì 8 luglio, come rappresaglia in seguito alle rivelazioni sullo spionaggio di cui sarebbero stati vittime vari stati europei e le istituzioni di Bruxelles? Se lo scopo degli Usa era saperne di più sui dissensi che attraversano i paesi dell’Unione europea, non avevano certo bisogno di mettere al lavoro la Nsa e le sue spie. Ieri, la Ue ha dato uno spettacolo di divisione nelle reazioni alle rivelazioni di Edward Snowden, riportate dal Guardian e dallo Spiegel.

Germania e Francia hanno reagito con determinazione, l’Italia è stata meno decisa, mentre a Bruxelles la Commissione ha frenato, con l’eccezione di Viviane Reding, responsabile della giustizia e, con più moderazione, del francese Michel Barnier (commissario al mercato interno), che ha chiesto a Washington «chiarezza, verità e trasparenza».

Viviane Reding, tra i primi a reagire alle rivelazioni sulle intercettazioni che avrebbero riguardato anche il Justus Lipsius (l’edificio del Consiglio a Bruxelles), si è dichiarata a favore di un «blocco» del negoziato Ttip, in attesa di spiegazioni da parte di Washington, perché «i partner non si spiano a vicenda». Per Reding, «non possiamo negoziare sul grande mercato transatlantico se c’è il minimo dubbio che i partner intercettino gli uffici di negoziato della Ue».

Martin Schultz, presidente del parlamento europeo, si è detto «profondamente choccato» e ha parlato di «immenso scandalo», «ci considerano nemici». Ma il commissario al commercio, Karel De Gucht, che pure ha definito «molto grave» lo spionaggio, non ha evocato il possibile rinvio dei negoziati del Ttip.

Per tutta la giornata è stata attesa una reazione di Herman Van Rompuy, presidente del Consiglio Ue, e di José Manuel Barroso, presidente della Commissione (l’ultraatlantista Barroso nel 2014 dovrà lasciare la carica e corteggia ormai senza vergogna gli Usa, con lo scopo di ottenere un posto internazionale, alla guida della Nato oppure all’Onu). L’ambasciatore Usa alla Ue, William Kennard, è stato convocato. Barroso ha fatto sapere di aver chiesto che venga effettuato un controllo sulla sicurezza della Commissione. Ha fatto dire da un suo portavoce che la Commissione è «focalizzata» sullo spionaggio della Nsa e che attende «un rapido chiarimento» da parte di Washington, in seguito alle «informazioni perturbanti, se si confermeranno».

In altri termini, la Commissione cerca di calmare la tensione, in perfetta linea con Washington. Bruxelles attende ancora delle spiegazioni dagli Usa, richieste «il più in fretta possibile» dopo le prime rivelazioni, il 19 giugno scorso. Ieri, Catherine Ashton, rappresentante della politica estera della Ue, ha avuto un contatto con il segretario di stato John Kerry. Michael Man, portavoce della Ashton, ha sottolineato che le intercettazioni sono evocate da un documento del 2010 e riguardano un periodo anteriore, mentre ha ricordato che nel 2010 la Commissione aveva adottato un nuovo sistema di sicurezza. Una minimizzazione in linea con Kerry: «Lady Ashton – ha detto il segretario di stato Usa – ha evocato la questione con me oggi e ci siamo accordati di restare in contatto. Ho accettato di cercare di scoprire esattamente di cosa si tratta e le comunicherò le mie conclusioni».

Per Kerry, «ogni paese del mondo esercita numerose attività per proteggere la propria sicurezza nazionale, a cui può contribuire ogni tipo di informazione». Kerry considera lo spionaggio «non inabituale per un gran numero di paesi». E promette che darà spiegazioni «bilaterali » ai paesi coinvolti.

Queste spiegazioni non convincono né Parigi né Berlino. Steffen Seibert, portavoce di Angela Merkel, ha affermato che ormai gli Usa devono «ristabilire la fiducia». Per la Germania, «Europa e Usa sono partner, amici, alleati, la fiducia è la base della nostra collaborazione». La Germania è il paese più spiato, 15 milioni di intercettazioni al giorno (contro 2 milioni per la Francia), cosa che lascia pensare che gli interessi di Washington siano anche, se non soprattutto, economici.

Per la ministra della giustizia tedesca, Sabine Leutheusser-Schnarrenberger, «se le informazioni dei media sono esatte, questo ricorda le iniziative prese tra nemici durante la guerra fredda, va al di là di ogni immaginazione che i nostri amici statunitensi considerino l’Europa come un nemico, è difficile giustificare questo con la scusa della lotta al terrorismo». Molto duro anche François Hollande, che ha chiesto che gli Usa cessino «immediatamente» lo spionaggio.

L’operazione di spionaggio dell’ambasciata francese a Washington è stata battezzata «Wabash», quella della rappresentanza di Parigi all’Onu «Blackfoot», il nome dell’azione contro l’ambasciata italiana era invece «Bruneau». Hollande vuole rimandare l’apertura del negoziato Ttip: «Si possono avere negoziati, transazioni in ogni campo solo dopo aver ottenuto garanzie per la Francia, e questo vale anche per tutta la Ue». La posizione di ottenere prima delle garanzie per avviare il negoziato Ttip è condivisa anche dall’eurodeputato Verde Daniel Cohn-Bendit: «Ci vuole prima un accordo sulla protezione dei dati dei cittadini e delle istituzioni europee e fino a quando non sarà firmato non ci sarà accordo nel negoziato di libero scambio».

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Pubblicato il 2 luglio 2013 su POLITICA NAZIONALE. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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