TEATRINO DEI POLITICI E TEATRINO DEI GIORNALISTI: LE VISIONI DI QUEL GRULLO DI BEPPE

trinchetto2di David Arboit

Straordinario come Beppe Grullo riesca a prendere per il naso i sui adepti, i grullini del Movimento 5 stelle  e questi non battono ciglio (ma lo si capisce perché, chi batte ciglio poi va fuori a calci nel sedere). Sì perché la tirata di questi giorni sui giornalisti è impossibile pensare che l’abbia scritta perché ci è: l’unica logica spiegazione è che ci fa.

Quel grullo di Beppe sabato ha voluto surclassare il campione italiano di vittimismo attualmente in carica, Silvio Berlusconi, e ha scritto che le televisioni nazionali «Ogni giorno diffamano il M5s». Poi poche righe dopo, con una frase degna di un comunicato della Pravda all’epoca del PCUS di Bresnev, cerca di prendere due piccioni con una fava: spiegare il perché ce l’hanno con noi (M5s) e negare l’evidenza della batosta elettorale, e perciò dice noi siamo «Primo movimento nazionale, primo in 50 province alle ultime elezioni, mentre il pdmenoelle è risultato primo in 40 province, la Lega in una sola. Primo e per questo nemico da abbattere». Un po’ di balle per rinfrancare le truppe dopo la “caporetto” delle amministrative ci vogliono.

Poi prosegue con la tirata sui giornalisti segnalandosi come campione nazionale di ipocrisia quando li accusa di essere servi del potere e di essere «costretti a occultare, tagliare, schernire». Ma Beppe, non fare il Grullo! Beppe non fai tu, proprio tu, tu di persona le stesse cose, cioè occultare, tagliare, schernire? Grullo non sei tu, proprio tu che fai politica utilizzando le parole come pallottole, evocando continuamente la morte dei tuoi avversari, impiegando sistematicamente «la denigrazione, la diffamazione, per la distruzione mediatica dell’avversario»?

Conclude la tirata sui giornalisti dando ancora una volta l’assalto a uno dei record di Silvio Berlusconi, campione nazionale di narcisismo e delirio di onnipotenza: il Beppe predica immaginando di essere Gesù Cristo: «Pentitevi! Vi perdoneremo anche se siete fuori tempo massimo da un pezzo».

Il delirio mistico-narcisistico è proseguito poi ieri con una citazione del Vangelo, appositamente ripresa per rappresentarsi come colui che s’immagina di cacciare metaforicamente i «Mercanti di parole rubate» dal tempio della democrazia: «Il Parlamento è il luogo più sacro, di una sacralità profana, della Repubblica Italiana».  E infine la rana dall’io ipertrofico, identificandosi indirettamente e senza volere (o no…) con Mussolini,  lancia sul web un motto di tradizione fascista attualizzato «Taci, il giornalista ti ascolta!».

Il nonnetto appare sempre più in preda a una crisi di nervi, forse dovuta al lento ma inesorabile sfaldarsi del suo esercito.

Ma a parte il folclore linguistico, importante solo per delineare il fragile quadro psichico del soggetto, la sostanza quale è?

Lo ha detto qualche tempo fa proprio lui, quel Grullo di Beppe e lo ha anche scritto in un libro: «Siamo in guerra». L’informazione ha a che fare con il potere e il potere con l’informazione. Anzi mai come oggi l’informazione e la comunicazione sono armi del potere e armi per il potere, sono armi da guerra. Ed è per questo che si verificano due fenomeni.

Primo: la strumentalizzazione tra giornalisti e politici. Nella guerra per il potere giornalisti e politici vivono una relazione strumentale di sfruttamento reciproco che ha come unico obiettivo il potere. Cito un solo esempio il quotidiano “Il fatto quotidiano” diventato organo del Movimento 5 stelle. È schierato in modo pecoreccio sulle posizioni di M5s, Marco Travaglio in testa. Beppe, non mi verrai mica a raccontare che è l’unico in Italia che dice la verità, che è l’unico che ha giornalisti seri e onesti? Semplicemente combatte la sua battaglia che attualmente coincide con la tua.

Secondo: l’utilizzo della informazione come arma. Lo fai anche tu Beppe. Usi l’arma dell’informazione e della disinformazione  e della comunicazione per sparare ai tuoi nemici. Non mi verrai mica a raccontare che tu sei l’unico in Italia che dice la verità, che sei l’unico politico “serio” e onesto? Semplicemente combatti la sua battaglia.

Siamo in guerra Beppe, la guerra è guerra, fischiano i proiettili della comunicazione nel campo di battaglia, smettila di piagnucolare, che dopo Berlusconi lo sanno tutti che il vittimismo è soltanto un’altra arma della comunicazione.

Il re è nudo, tu sei nudo.

«Un pazzo che si crede Napoleone – diceva Jacques Lacan – è certamente pazzo, ma molto più pazzo è un re che crede di essere un re».

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Pubblicato il 26 giugno 2013 su POLITICA NAZIONALE. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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