RAGIONIAMO DI TESTA E NON DI PANCIA SUGLI F-35

di David Arboit

È chiaro che in un momento economico come questo spendere decine di miliardi in armi è un’iniziativa poco sensata. È «una spesa senza senso» ha detto ieri il Ministro Graziano del Rio (non è un caso che oggi questa nettezza di giudizio provenga da un amministratore di Comune). A brevissimo termine questo denaro è giusto che sia impiegato per favorire non genericamente la crescita economica, ma più specificamente la crescita della domanda interna. È insomma giusto che vada a garantire un maggiore potenziale di spesa alle famiglie. Su questo è utile leggersi un interessante articolo di Luciano Gallino pubblicato su Repubblica di domenica (leggi qui).

È inoltre chiaro che come cittadino voglio che le scelte di sicurezza sia interna sia internazionale del mio Paese siano il frutto di una responsabilità condivisa. La difesa nazionale è una scelta Politica da fare attraverso “la partecipazione informata ai processi deliberativi”. Ci sono anche cose che non si possono discutere alla luce del sole, sia nella sicurezza interna sia nella sicurezza esterna, ma è chiaro che le linee strategiche fondamentali devono essere discusse dalla opinione pubblica, da tutti i cittadini, anche perché su queste partite si investono colossali somme di denaro. In questa direzione va già la legge n. 244 varata nel 2012 che assegna al Parlamento più poteri per discutere e orientare la spesa militare.

La posizione del Partito Democratico

Per valutare correttamente la vicenda F35, però, è necessario seguire un principio che è fondamentale se si vuole percorre una strada orientata alla verità: occorre tenere conto della totalità dei fattori. Di questo ha dato testimonianza il Ministro Graziano Del Rio. «Non si può dire che sia semplicissimo, – ha detto Del Rio – ma dobbiamo fare di tutto per recuperare risorse per l’emergenza vera che non è quella della difesa, ma del lavoro per i giovani. Non ha senso spendere risorse nel comparto militare. Secondo me bisogna fare un’ulteriore istruttoria – ha aggiunto – si può rimodulare questa spesa, ma ci sono diverse implicazioni di lavoro, industria, accordi internazionali. Ma credo che una revisione andrebbe fatta». Su questa linea si era già schierato Bersani in campagna elettorale ed è condivisa da Bindi, Fioroni e da tutto il Partito Democratico.

Valutare una sospensione in attesa di una riduzione dell’acquisto sarebbe un’ipotesi che il Pd potrebbe sostenere, dice anche Pippo Civati: «Il Pd potrebbe dire sospendiamo, in vista di una riduzione, l’acquisto degli aerei da guerra anche per dare un segnale: ci ragioniamo bene in Commissione Difesa e a settembre facciamo un regalo agli italiani e risparmiamo qualche soldo. A me sembra una cosa che si può fare, così come del resto avevamo stabilito in campagna elettorale».

I problemi di una situazione complessa

Il progetto F35 ha molte facce, molti fattori dei quali non si può non tenere conto. Vediamone alcuni.

1) Ci sono parecchie aziende italiane di avanguardia impegnate nel progetto (Finmeccanica, Alenia ecc. Con l’indotto si parla complessivamente di 60 aziende). Si tratta di 10.000 posti di lavoro. 2 miliardi di euro sono già stati investiti nel progetto e 800 milioni investiti nello stabilimento di Novara che è quasi pronto a partire: lo startup avrebbe dovuto essere il 18 luglio 2013.

2) Una valutazione fatta da organi compenti USA ha rilevato una decina di difetti di progettazione nell’aereo, alcuni dei quali sembrerebbe rendano l’apparecchio inadatto al combattimento aereo.

3) Da un punto di vista geopolitico, e quindi anche di strategia militare, un sistema d’arma può essere untile o inutile a partire da una visione degli equilibri di potere economici e politici mondiali. Siamo nell’epoca della globalizzazione ed è a questo livello che occorre ragionare strategicamente in termini di geopolitica e di geoeconomia. E occorre ragionare più da Europei, cioè da grande potenza regionale, che da italiani. Dal punto di vista geopolitico e geoeconomico UE e USA sono di fatto competitors, se non nemici.

Siamo già conflitto con gli Stati Uniti dal punto di vista commerciale, come mostra, per esempio, il continuo confronto tra euro e dollaro sui mercati valutari internazionali.

Siamo in conflitto dal punto di vista finanziario, come dimostrano gli attacchi delle agenzie di rating ai titoli di Stato europei.

Siamo in conflitto dal punto di vista tecnologico e informativo. È di questi giorni la rivelazione di una totale intercettazione delle comunicazioni tedesche da parte della intelligence britannica e quindi e di conseguenza degli USA. Il Sistema satellitare Galileo (Galileo Positioning System) che l’UE sta installando è alternativo al dominio assoluto e alla dipendenza dal GPS (Global Positioning System) degli USA.

4) L’industria militare è un elemento strategico dello sviluppo industriale di un paese. Questo da sempre, da parecchie centinaia di anni. L’industria militare è anche un elemento fondamentale della libertà politica di un Paese. Nella UE ci sono competenze tecnologiche per produrre un sistema d’arma di quel genere: perché servirsi all’estero per un oggetto strategicamente così delicato e importante?

Complessivamente, quindi, si può dire che gli F35 perpetuano una dipendenza economica, tecnologica e informativa dell’UE: sono una regalo agli Stati Uniti (Lockheed vi ricorda niente? C’è una tradizione). Strategicamente un sistema d’arma del genere ha senso come elemento di un esercito europeo costruito a partire da un progetto di difesa europea nato da valutazioni geoeconomiche e geopolitiche, valutazioni e progetto che ad oggi non ci sono. Riguardo alla crisi e a un’azione di politica economica che garantisca un aumento della domanda interna (cioè del potere d’acquisto delle famiglie) gli F35 sono una spesa ad oggi assolutamente fuori luogo.

È per tutte queste ragioni che ha senso sospendere la costruzione l’acquisto di questi aerei. Un indirizzo politico che ieri sera il Consiglio comunale di Buccinasco ha dato all’unanimità (leggi qui).

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Pubblicato il 26 giugno 2013 su POLITICA LOCALE, POLITICA NAZIONALE. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 1 Commento.

  1. Caro David d’accordo su tutto tranne che sulla contrapposizione / competizione con gli USA che secondo me , proprio l’impostazione industriale della scelta ( partnership tecnologica , collocazione degli impianti ecc ) mostra non essere così esasperata . Meglio si tende sempre ad esagerarla , i fattori convergenti , da ambo le sponde dell’oceano sono ancora molto maggiori di quelli divergenti .
    A proposito della partecipazione informata , mi ricordo analoga situazione una ventina di anni fa in svizzera , dove tantissimi aspetti di dettaglio venivano resi pubblici , compresa l’azione delle lobbies e le posizioni dei militari coinvolti nelle decisioni .
    ciao
    pietro

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