GIANNI CUPERLO: «UN CONGRESSO APERTO SI FA CON PRIMARIE APERTE»

di Carlo Bertini, La Stampa, 21 giugno 2013

Anche se dovesse misurarsi con Renzi non si tirerà indietro e punterà alla vittoria, «non è che uno affronta una sfida così impegnativa per pura testimonianza»; ma con il rottamatore concorda su un punto cruciale: «Io rispetterò le decisioni prese, ma terrei le regole esistenti: noi dobbiamo fare un congresso aperto alla società italiana e un congresso aperto si traduce in primarie aperte. «Se pure fosse giusto un meccanismo diverso di partecipazione con l`albo degli elettori, rischieremmo di trasmettere al Paese un senso di chiusura. Per questo sarei d`accordo se fossero ammessi al voto i sedicenni». Come si vede, Gianni Cuperlo pensa esattamente come il sindaco di Firenze, ma c`è una cosa sostanziale che li divide: per Cuperlo, «chi vuole fare il segretario del Pd non deve usare il partito per puntare alla premiership, anche perché il partito un premier in carica ce lo ha già».
Voi siete in pieno travaglio congressuale. Ma che succederà se a settembre il Pdl farà cadere il governo? Si andrà a votare? «In questo momento il governo c`è e noi lo sosteniamo con grandissima lealtà e autonomia. Il centrodestra ha sempre detto che non ha intenzione di interrompere prima del tempo questa esperienza. Dopodiché, mi auguro che questo governo sia messo in condizione di fare le cose per cui ha ottenuto la fiducia: affrontare le emergenze economiche e sociali, mentre il Parlamento ha incardinato il percorso delle riforme istituzionali, a partire da quella della legge elettorale. Tuttavia, se qualcuno, e non saremmo certo noi, dovesse decidere di far cadere in anticipo l`esecutivo, nel rispetto della Costituzione, sarà obbligatorio verificare nel Parlamento l`esistenza eventuale di una diversa maggioranza».
Lei sarebbe favorevole a dar vita ad un altro esecutivo con i grillini? «Quando un partito sostiene un governo non lo fa con una benda sugli occhi, predisponendosi a fare un`altra cosa. Discutere del dopo è un modo per indebolirne l`azione».
Passando al Pd, la prima domanda d`obbligo è: pensa di poter vincere il congresso se sì candiderà Renzi? «Quando ci si candida per una scommessa molto difficile come questa, anche per rispetto verso le persone che ti sostengono, bisogna avere l`ambizione di poter ottenere un risultato positivo. Non so se Renzi sceglierà di candidarsi e sarebbe legittimo che lo facesse, vista la qualità e il profilo pubblico acquisito in questi mesi. Detto questo, abbiamo un bisogno vitale di un dibattito serio e sincero, per capire le ragioni che hanno impedito al Pd di diventare quello che avevamo sperato. Il problema non sono solo gli ultimi sei mesi, con gli errori fatti su cui abbiamo tutti una quota di responsabilità, come nella vicenda tormentata dell`elezione del Capo dello Stato. Il congresso è l`occasione di ripartire e per ricostruire un campo del centrosinistra».
Se il segretario del Pd non potrà fare il premier perché il ruolo è già prenotato da Renzi, il suo profilo si ridurrà a quello di un amministratore di condominio? «No, per una ragione di fondo: dobbiamo tornare a investire a tutti i livelli nel Pd: la direzione del partito non può essere una corvée o un servizio di leva da svolgere: io mi candido a fare il segretario del Pd, non a fare qualcosa d`altro attraverso il Pd. E sul condominio litigioso dico: dobbiamo recuperare una distinzione tra il partito e le istituzioni. Non ci possiamo schiacciare solo sulla sfera istituzionale, un partito deve vivere anche oltre e avere una sua identità e ragion d`essere, rivendicando una sua autonoma dimensione culturale e civile».
Crede possibile che Bersani e D`Alema facciano pace e si mettano d`accordo per sostenerla al congresso? «D`Alema e Bersani hanno avuto momenti di tensione, ma sono due esponenti della sinistra di cui c`è assolutamente bisogno e ritroveranno serenamente le ragioni di un confronto per una ripartenza di questo progetto. Insomma, l`obiettivo è comune e diverrà naturale remare insieme al di là della mia candidatura».
Dicono che con Letta – o Renzi – al governo, alla guida del partito debba per forza andare un ex Ds. Giusto? «Girando nei circoli, si vede che l`amalgama tra la nostra gente è largamente riuscito. Dobbiamo superare le categorie rigide che ci hanno fatto supporre che le scelte che riguardavano gli assetti dei gruppi dirigenti dovessero essere costruite secondo una logica del bilanciamento. Davvero io vorrei un congresso dove ci si confronti sulle piattaforme e sul merito in una forma libera dalle vecchie appartenenze».

Annunci

Pubblicato il 22 giugno 2013, in POLITICA NAZIONALE con tag , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: