IL MODELLO SPD E LA SFIDA DI UN NUOVO PARTITO DI MASSA

SILVANO ANDRIANI, L’Unità 14 giugno 1997

La proposta di Fabrizio Barca per il rilancio del Partito massa rappresenta, in qualche modo, l’alternativa all’ipotesi di repubblica semipresidenziale che pure circola nel Pd e che ritengo sia merito di Walter Veltroni avere formulato esplicitamente. Emi pare che essa sia un coerente approdo del percorso iniziato da Veltroni anni fa con la teorizzazione del «partito leggero».

Se si ritiene che nelle società moderne non sia possibile realizzare una strutturata partecipazione di massa alle decisioni politiche bisogna allora individuare un meccanismo istituzionale che dia certezza su chi governa e rapidità alle decisioni politiche. Un’obiezione fatta alla proposta di Veltroni riguarda l’impossibilità di realizzare correttamente un tale modello istituzionale fintanto che Berlusconi domina il centro-destra. Obiezione certamente valida, ma sostanzialmente tattica; perciò ritengo che sarebbe un errore non discutere nel prossimo congresso le due proposte alternative.

C’è una domanda alla quale bisognerebbe rispondere: come mai, in Europa, la Repubblica semipresidenziale è stata adottata solo in Francia? Barbara Spinelli ha ricordato le circostanze nelle quali nacque la Quinta Repubblica, ma ciò non spiega come mai a sessanta anni di distanza tale assetto istituzionale non sia stato realmente rimesso in discussione. Il fatto è che in Francia non è mai esistito un partito di massa. Il partito comunista si definiva un partito di avanguardia e il Partito Socialista era un partito di club che un leader molto carismatico poteva unificare e portate alla vittoria. E questo è stato il grande merito di Mitterrand. Soprattutto la Francia ha un meccanismo del tutto particolare di formazione e selezione della sua classe dirigente: le Grandi Scuole – Ena, Politecnique – formano la gran parte dei dirigenti del Paese. La Francia è così dotata di una classe dirigente con forte senso dello Stato e adeguata preparazione e, al di là delle differenti posizioni, solidale al suo interno.

Niente di tutto questo esiste in Italia e neanche esistono le Università tipo Cambridge, Oxford, Columbus, Yale che in Inghilterra e in Usa formano buona parte del ceto politico. Da noi i dirigenti politici erano selezionati nei e dai partiti o nelle organizzazioni di massa vicine ai partiti. Come in Germania. Il partito di massa non è nato in Italia, è nato nei Paesi nordici. La Spd ne è stato il prototipo. L’innovazione di Togliatti, il partito nuovo, è consistita nel mettere insieme il partito di massa di tipo socialdemocratico e quello di avanguardia di tipo bolscevico costituendo un foro esterno assai largo e un foro interno di dirigenti depositari della dottrina che decideva la linea.

Anche l’analisi della crisi del partito di Massa cominciò in Germania. In un famoso dibattito con Maurice Duverger, alla fine degli anni 60, Otto Kirchheimer sostenne che alcune tendenze delle società avanzate – crescita del ruolo dei mass-media nella comunicazione politica, aumento del contenuto tecnico delle decisioni politiche – avrebbero messo in crisi il partito di massa. Così è avvenuto.

Da allora è passato mezzo secolo, ma il sistema politico tedesco, che si basa sul Parlamento e sui partiti, non è cambiato e funziona egregiamente. Allora, forse, sono cambiati i partiti. Poco prima della caduta del muro di Berlino, alcuni di noi dirigenti dei centri studi del Pci andammo a Berlino per un incontro con la Fondazione Ebert e confrontammo la struttura dei due partiti. A parità di popolazione e a parità di iscritti, circa un milione per entrambi i partiti, il partito tedesco aveva, cito a memoria, circa settecento funzionari e cinquecento dipendenti nella Fondazione Ebert cui veniva indirizzato gran parte del finanziamento pubblico; il Pci aveva invece circa tremila funzionari e solo una cinquantina di dipendenti nei suoi centri studi. Due partiti di massa, ma due modelli di partito essenzialmente diversi; la Spd decisamente cambiata da quella per la quale Robert Michels negli anni 20 denunciava il rischio di burocratismo.

La Spd aveva dato una risposta alla crisi del partito di massa ridefinendo il rapporto fra conoscenza e decisione politica. Non so se il modello tedesco sia ulteriormente cambiato, so che in Italia da allora le cose sono peggiorate.

Il testo di Barca prova a tracciare una via italiana per riformare il partito ridefinendo il rapporto fra formazione della conoscenza e decisione politica nella consapevolezza che il processo decisionale è alla base un processo di apprendimento per il decisore. Bersani si era già impegnato a rilanciare il partito e senza quell’impegno oggi non avremmo cosa riformare.

Nel testo di Barca appare evidente la consapevolezza delle cause della crisi del partito tradizionale, la conoscenza delle moderne teorie dell’azione collettiva e delle decisioni e soprattutto la convinzione che l’aumentato livello culturale e l’enorme possibilità di trasmettere informazione e conoscenza rappresentano una leva formidabile anche per il rilancio del partito di massa. La rivoluzione tecnologica apre spazi alla società della conoscenza, ma per realizzarla sono necessarie decisioni organizzative e questo riguarda anche i partiti. Tutto ciò accende una speranza, perché non provare?

Annunci

Pubblicato il 19 giugno 2013, in POLITICA NAZIONALE con tag . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: