PD: LUNEDì PARTE IL CAMMINO VERSO IL CONGRESSO

tesseraPDdi Carmine Saviano
La Repubblica, 15 giugno 2013
La prima riunione è fissata per lunedì mattina. Poi un mese di tempo, durante il quale la Commissione Congresso cercherà di arrivare all’elaborazione, quanto più condivisa possibile, di metodi e regole. Il Partito Democratico inizia a costruire la strada che porterà all’elezione del successore di Guglielmo Epifani, obiettivo da raggiungere entro quest’anno. Ruolo dei circoli, modalità di svolgimento delle primarie, eventuali modifiche allo statuto, come la separazione della figura del segretario da quella del candidato premier. I temi sul tavolo sono molti. E la battaglia vede in prima fila un gruppo di quarantenni.

Alla discussione  –  essenziale –  sulla “forma del congresso” si affianca quella sui contenuti, sul ruolo che il Pd dovrà incarnare nei prossimi anni. E non c’è solo l’attesa di Renzi – “questa volta non mi faccio fregare, prima facciano le regole, poi decidiamo se parteciperemo” – la memoria di Fabrizio Barca (leggi qui) e il documento dei bersaniani (leggi qui). La riflessione coinvolge tutto il partito. E una prospettiva appare largamente condivisa: i prossimi anni sono cruciali per la stessa sopravvivenza del progetto del Pd. Perché tra crisi economica e una società sempre più atomizzata, il ruolo dei democratici diventa essenziale per ridare concretezza e forza al legame tra cittadini e istituzioni. Poi la sfida delle riforme e la vita del governo Letta. Il congresso, insomma, viene interpretato come un passaggio cruciale cui dedicare tutte le energie disponibili.

Quella di Pippo Civati è una vera e propria vigilanza democratica. Unita alla richiesta di fare il Congresso il più presto possibile e di non ridurre il confronto al “derby tra Bersani e Renzi”. Perché, scrive il deputato di Monza sul suo blog, “se pensano di farci perdere la pazienza con tutti questi rinvii e con queste discussioni che hanno del surreale e che sembrano riguardare tutti, si sbagliano”. Poi la conferma della propria candidatura: “Non preoccupatevi, però: vado avanti, in ogni caso, anche se al Congresso faranno votare solo quelli che di nome fanno Guglielmo”. Un lavoro a testa bassa, interrogandosi costantemente sulle “decisioni del governo” e non perdendo tempo con il caso Briatore e affini.

Molto attiva anche la sinistra del partito. Nonostante una certa distanza venutasi a creare tra Stefano Fassina e Matteo Orfini, i cosidetti Giovani Turchi non dismettono il loro impegno. Anzi, rilanciano con la pubblicazione di una loro rivista, Left Wing (leggi qui), che arriva dopo dieci anni di presenza sul web. Il sostegno è per la candidatura di Ganni Cuperlo. E proprio nell’editoriale di presentazione del progetto, Matteo Orfini stabilisce le coordinate del lavoro politico da affrontare nei prossimi anni. Si parte dallo “specchio deformante” creato dalle primarie di ottobre, che ha impedito al partito di comprendere che “qualcosa si era rotto”. A spezzarsi “era stato il rapporto tra politica e lavoro, tra lavoro e cittadinanza. Milioni di persone disoccupate o sottoccupate, comunque escluse da un processo di integrazione sociale e realizzazione personale attraverso il lavoro, si autoescludevano anche dalla cittadinanza politica”.

Il punto, per i Giovani Turchi, è riscoprire le “ragioni del conflitto”, un Pd che apra “una nuova, battaglia per lo sviluppo e per la partecipazione, rifiutando la trappola dell’austerità”. Poi la forma del partito. E qui non mancano le critiche sia alla visione “liquida” di Veltroni che a quella “solida” di Bersani, entrambe rivelatisi “evanescenti” perché animate dalla volontà “illusoria” di rappresentare tutti. Una “negazione delle differenze” che ha svuotato il Pd. Non manca la critica al documento di Barca, “in cui sembra intravedersi quasi una deformazione professionale da dirigente dell’amministrazione pubblica”, che “sogna di potersi confrontare con partiti capaci di aiutarlo concretamente sul cammino delle riforme. Aspirazione nobilissima, ma anche un po’ riduttiva”.

Infine i consigli dai padri nobili. Su tutti quello di Alfredo Riechlin che invita a un “congresso di idee”. Per non lasciare tutto alla spettacolarizzazione e ai pacchetti di tessere.

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Pubblicato il 15 giugno 2013, in POLITICA NAZIONALE con tag . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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