CONGRESSO PD: NEI CIRCOLI DISCUTIAMO E SCHIERIAMOCI ADESSO, SUI CONTENUTI

PD_BUCCINASCO_Congresso_bdi David Arboit

Il Congresso PD è di fatto partito. Iniziano a circolare i primi documenti e le prime prese di posizione. Per i circoli la tentazione è l’attesa passiva, un’inerzia basata sulla pigrizia mentale e sull’opportunismo: si aspettano le prese di posizione dei capobastone di riferimento per poi seguire a ruota da buoni gregari. È un modo per non esporsi di persona, un modo per rischiare di persona poco o nulla. È un modo per partire ancora una volta dai nomi, dagli schieramenti pilotati dalle vecchie oligarchie, dalle reti di fedeltà feudale che lentamente nei sottoscala tessono la tela degli schieramenti congressuali. È un modo sbagliato. È un modo per fare prevalere tatticismi, opportunismi e grandi o piccole ambizioni di carriera personale.

A livello nazionale la corsa verso il Congresso sembra in certi momenti aver già imboccato una strada completamente sbagliata: il congresso del PD come referendum sul nome di Matteo Renzi. O con Renzi (il nuovo) o contro Renzi (il vecchio) è un’impostazione che (forse) fa comodo a Renzi, ma che non fa comodo al PD e soprattutto all’Italia. A partire dai mass media è iniziata una campagna congressuale che ha posto al centro il nome del Sindaco di Firenze al quale sono collegati una serie di contenuti banali, totalmente subalterni alla cultura del berlusconismo, contenuti che in ultima istanza sono dannosi per Renzi stesso e soprattutto irrilevanti per il popolo italiano, quello della disoccupazione, della cassa integrazione, del precariato e degli stipendi da fame.

Corriere della Sera e Sole 24 ore hanno dato il La scrivendo che solo con Renzi il PD può vincere perché lui buca il video, perché è carismatico, perché è pragmatico e postideologico e quindi per questo è seguito dai giovani ed è in grado di fare vincere il PD conquistando i voti dell’elettorato moderato. A ruota seguono i grandi network televisivi: in ogni trasmissione di approfondimento politico la domanda che viene posta è “che cosa ne pensa lei di Renzi segretario del PD?”. È evidente che siamo fuori strada. Questo comitato di “grandi elettori per Renzi” è un vantaggio per il Sindaco di Firenze? Questa società “civile” quale progetto di Paese ha, quale progetto di Paese sostiene? Non credo proprio che per Matteo sia un vantaggio, anzi: l’impressione è che il loro sostegno contribuisca a dare di lui l’immagine di un uomo al servizio degli interessi dei poteri forti, cioè dei potentati di cui questi “grandi elettori” sono portavoce e portaacqua. L’impressione e che le oligarchie di privelegiati mirino a sotenere “il nuovo gattopardesco”, un “nuovo” che cambiando tutto per non cambiare veramente niente gli garantisca di mantenere le loro rendite.

Comunque, al di là della critica puntuale che si può fare alla miseria di queste “idee” a sostegno di Renzi, il personalismo su cui è basata questa “campagna elettorale” appartiene alla cultura che ha ammorbato e distrutto il Paese negli ultimi vent’anni.

Stucchevole, retorica, demagogica riparte anche la polemica sulle regole; è un modo senza pudore per mettere in piazza, per esibire davanti a tutti la vergogna di un Partito nel quale nessuno si fida di nessuno e tutti vogliono fare le scarpe a qualcuno. Mentre la grave ferita dei 101 traditori sanguina ancora nel cuore di militanti ed elettori fa bene al PD questa polemica?

Il percorso di questo ultimo anno, e in particolare gli eventi accaduti dopo le elezioni di febbraio impongono ai circoli un profondo cambiamento: passare dalla recriminazione e dal lamento contro i vertici oligarchici del partito alla iniziativa politica. Riguardo al Congresso questo significa iniziare subito a discutere, iniziare a produrre idee e proposte, iniziare a schierarsi a livello locale prima che a livello nazionale inizino le grandi manovre e i posizionamenti tattici del sistema oligarchico feudale.  Ragionare apertamente e pubblicamente di contenuti mettendo da parte i nomi.

I circoli hanno competenze culturali e risorse sufficienti per prendersi questa responsabilità. I circoli devo avere il coraggio e trovare la forza di lavorare sulla loro esperienza quotidiana nei territori. I circoli devono solo (si fa per dire) fare coscienza della loro esperienza e quindi produrre una cultura politica che sgorga dal concreto, dalla esperienza, e assieme da un confronto veramente libero, sereno e spietatamente critico (non distruttivo nichilista) con il patrimonio politico e culturale del PD e con le tradizioni del passato.

Mettiamoci quindi tutti al lavoro subito, adesso!

Pubblicato il 15 giugno 2013, in POLITICA LOCALE con tag . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 1 Commento.

  1. Caro David ,propongo di essere pragmatici : serve un leader che – e perchè no? – “buchi” davvero gli schermi televisivi perchè -Berlusconi docet- questo è fondamentale quando si vota alle elezioni politiche . E quindi ,benchè possa sembrare un requisito banale e formale, intanto questo consentirebbe una potenziale vittoria elettorale (quando sarà il momento.). Dopodichè è necessario che chiunque egli sia ,sappia ed accetti fin da subito, che ,nella sostanza , vi dovrà essere una condivisione di obiettivi e contenuti con tutte, o almeno la maggioranza delle “anime” del PD. Al contrario parteggiare fin da subito con chi pone dei contenuti egregi e condivisibili ma che si presenta al pubblico in modo poco convincente rischia di essere un’azione perdente benchè nobile e coerente .Il problema ,infatti ,non è convincere a votare PD il sottoscritto o i simpatizzanti o ,ancor meno, gli iscritti al PD ma il grande pubblico il quale ,ben lungi dall’essere “massa” è ,però attento ,forse troppo talora, alla parte “fotogenica” e d’immagine del politico (almeno negli ultimi 20 anni in Italia,negli USA ,che spesso imitiamo, da molto più tempo).Per cui mi spiace essere così superficiale ma
    questo elemento non va sottovalutato.Ciao.. F.

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