INELEGGIBILITÀ: L’IMBARAZZO AVVELENA IL PD

Federico Geremicca, La Stampa del 24 maggio 2013

Un coro. Con qualche voce dissonante, certo, e qualche tono più basso, più imbarazzato di altri. Ma se si dovesse fotografare la reazione della cittadella politica romana alle motivazioni con le quali la Corte d’Appello di Milano ha confermato la condanna di Silvio Berlusconi a quattro anni di carcere e a cinque di interdizione dai pubblici uffici per frode fiscale, quella del coro è un’immagine che regge a sufficienza. Il coro recita: per questa sentenza, nessuna ripercussione sul governo. Il Pdl lo annuncia senza tentennamenti; il Pd, invece, se lo augura. E in tutta evidenza, c’è qualcosa che non torna.
Non sorprende, naturalmente – un po’ perché non nuova, un po’ perché politicamente comprensibile – la posizione del partito di Berlusconi, da sempre schierato in difesa del proprio leader e in campo (fin dal 1994) contro la magistratura milanese, accusata di voler – né più né meno – liquidare il Cavaliere.

Diverso, invece, il discorso per quel che riguarda il Pd che – da quando ha assunto la guida del governo con Enrico Letta pare improntare la propria azione ad un «realismo» che – dall’Imu al «porcellinum» fino, appunto, alle vicende giudiziarie del leader del Pdl – rischia di apparire sempre meno comprensibile (e condivisibile) dall’elettorato democratico.

Nelle motivazioni di conferma della condanna di primo grado, infatti, i giudici milanesi scrivono – a proposito della frode fiscale nella vicenda dei diritti televisivi che Berlusconi avrebbe creato «un sistema portato avanti per molti anni… e proseguito nonostante i ruoli pubblici assunti. E condotto in posizione di assoluto vertice»: cioè da Presidente del Consiglio. In queste affermazioni si può ravvisare la conferma di due questioni sulle quali il centrosinistra ha per anni – con più o meno forza – molto polemizzato e attaccato Berlusconi: e cioè il suo essere, una volta al governo, quasi inevitabilmente in perenne conflitto di interessi; e la conferma del fatto che, al di là di escamotage societari, in realtà è lui il titolare di concessioni governative che lo renderebbero – per legge – ineleggibile.

Stando così le cose, ci si sarebbe attesi dopo quanto scritto dai giudici della Corte d’Appello di Milano – la riproposizione delle tesi fin qui sostenute: invece, molti silenzi e qualche dichiarazione tesa a sdrammatizzare e a preservare la vita e la tenuta del governo. È una posizione che rivela, naturalmente, un palpabile imbarazzo: e che, soprattutto, espone il Pd a nuove fibrillazioni sia nel rapporto con il proprio elettorato, sia nella dialettica con le altre forze politiche, Movimento Cinque Stelle in testa a tutti.
È noto, infatti, che appena la Giunta per le elezioni sarà finalmente nella sua piena operatività, i parlamentari di Beppe Grillo chiederanno di discutere e decidere sulla presunta ineleggibilità di Silvio Berlusconi. Come si regolerà, il Pd, anche alla luce delle motivazioni dei giudici milanesi?

È senz’altro vero, infatti, che è meglio – e democraticamente più normale – sconfiggere l’avversario politico nelle urne, piuttosto che per questo o quel cavillo giudiziario. Ma è anche vero che, come si dice, la legge è uguale per tutti: e si può arrivare al punto di transigere su questo principio in nome dell’alleanza di governo stipulata e di qualche mese di sopravvivenza in più?
Alle prese con divisioni interne sempre più insanabili e con un Congresso da avviare, è facile immaginare per il Partito democratico settimane non facili.

Il problema, in apparenza semplice, sarebbe quello di darsi una rotta e seguirla con la necessaria coerenza. Ma darsi una rotta è difficile, quando a bordo ognuno rema in direzione diversa. Del resto, fosse stato facile decidere una linea su Berlusconi e poi seguirla, probabilmente si sarebbe già fatta – e da anni – una legge sensata sul conflitto di interessi. Col risultato di evitare al partito gli imbarazzi di oggi: e al Paese, quel che più conta, un clima di guerriglia del quale tra non molto festeggeremo addirittura il secondo decennio…

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Pubblicato il 24 maggio 2013 su POLITICA NAZIONALE. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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