IL PARTITO DEMOCRATICO E LA MANIFESTAZIONE DELLA FIOM

di David Arboit

La manifestazione della FIOM di sabato 18 maggio ha giustamente aperto una discussione a sinistra.

Ad Avellino, durante una manifestazione elettorale, domenica 19 maggio, il neosegretario del Partito Democratico Guglielmo Epifani ha affermato che «Non mi piace la sinistra che di fronte alle difficoltà scappa sempre. Per questo non si deve tornare a due sinistre: una che si fa carico delle responsabilità l’altra che non le vuole. Sel si era presentata con noi al voto, ma alla prima difficoltà ha sciolto il matrimonio: si vede che non era un’unione molto solida».

Si capisce che siamo in campagna elettorale, che la paura fa 90, ma come sempre la paura è cattiva consigliera. I sondaggi dicono che il PD pagherà un prezzo, forse alto, alla scelta di governare assieme al Pdl. Non è escluso che molti elettori del PD che non hanno accettato la scelta del governo Letta votino Sel o M5S. Ecco allora che per queste ragioni bisogna scatenare la guerra a sinistra, dividere i buoni dai cattivi, i responsabili dagli irresponsabili, bisogna esorcizzare la paura di quella piazza convocata dalla FIOM e anche la paura del lucro elettorale che i partiti presenti con le loro bandiere in quella piazza potrebbero ottenere.

A sostegno di Epifani interviene Emanuele Macaluso, un arzillo vecchietto siciliano proveniente dalla vecchia corrente migliorista del PCI. Macaluso ha pontificato fino a un anno fa dalle pagine di un quotidiano, “Il Riformista”, che già dal nome dimostrava di non avere capito nulla della contingenza politica dell’Italia. Figlio appunto del “migliorismo” (quello che si caratterizzò ai tempi per l’esser servo sciocco o interessato di Bettino Craxi), “Il Riformista” ha sempre avuto un orientamento politico fieramente contrario all’antiberlusconismo.

Dopo il fallimento del progetto editoriale de “Il Riformista”, e del relativo progetto politico, sanciti dal trionfo del Movimento 5 stelle, il Macaluso si “sposta a sinistra” e ritorna al suo vecchio quotidiano: L’Unità. Il 20 maggio 2013 scrive parlando della iniziativa della FIOM: «Una manifestazione che aveva un obiettivo essenzialmente politico, nel senso più stretto e strumentale: mettere la Fiom insieme a tutti i reduci di guerre perdute della sinistra radicale (Rifondazione di Ferrero, Rivoluzione civile di Ingroia, Sel, spezzoni del grillismo) e personalità che si sono distinte per una critica aspra al Pd per la sua scelta di governo e per altre cose: Rodotà, Gino Strada, Cofferati.»

 

Al nuovo segretario del PD vorrei chiedere: qual è la “sinistra che scappa”? Rispondiamo, però, a questa domanda guardando in faccia alla realtà, alle cose concrete. Chi veramente scappa e soprattutto da che cosa scappa? Abbia piuttosto Epifani, e con lui tutta la dirigenza del Partito democratico, il coraggio di guardare in faccia ai sacrosanti problemi snocciolati il 19 maggio nel suo intervento da Maurizio Landini. Questo è il dovere di ogni buon dirigente del PD: ascoltare il discorso di Landini e rispondere punto per punto, non nel solito modo evasivo, cerchiobottista, maanchista (tutti modi per “scappare” dai problemi reali) alle questioni e alle proposte che in quel discorso sono state avanzate. Si tratta di guardare in faccia alla realtà.

Da quei problemi, cari Epifani e Macaluso, non si può e non si deve scappare e soprattutto non scappano quelli che da quei problemi sono quotidianamente travolti.

È paradossale che una sintonia piena e una solidarietà indiretta verso quella piazza della FIOM venga dal Cardinale Jorge Mario Bergoglio, ormai noto col nome di Papa Francesco, un uomo che ha visto con i suoi occhi a Buenos Aires quanto un sistema economico disumano possa disprezzare le condizioni di vita concrete delle persone: «Dobbiamo recuperare tutti il senso del dono, della gratuità, della solidarietà – ha detto ieri il Papa – . Un capitalismo selvaggio ha insegnato la logica del profitto a ogni costo, del dare per ottenere, dello sfruttamento senza guardare alle persone e i risultati li vediamo nella crisi che stiamo vivendo». Frasi semplici, molto chiare, che affidano ai cristiani e alla sinistra un compito molto chiaro: lottare per cambiare un sistema economico basato sullo sfruttamento dell’uomo sull’uomo.

 

Io se fossi stato il Segretario nazionale del Partito Democratico italiano come avrei commentato il discorso di Landini? Con poche parole semplici e chiare: «Noi del PD in quella piazza c’eravamo fisicamente, ma soprattutto con il cuore e con la mente. Noi del PD di quel popolo siamo compagni di strada. Le istanze presentate da Landini e dal popolo riunito in quella piazza sono in gran parte sacrosante. Noi del PD non abbiamo sventolato le nostre bandiere perché non è corretto portarle in una manifestazione sindacale. Sventolare bandiere di partito in queste occasioni è una volgare strumentalizzazione politica. Tentare di mettere il cappello su una manifestazione sindacale della CGIL sventolando bandiere di partito è una meschinità inaccettabile».

 

Comunque, alla fine, è questa cari miei la sinistra oggi, guardiamola in faccia e guardiamoci in faccia:

a) un PD che ha paura di tutto e di tutti (in particolare di dar fastidio ai potenti) e per questa ragione si esercita continuamente in un’autocastrazione culturale e politica, e che con il suo moderatismo deprime i suoi talenti e le sue potenzialità politiche;

b) una sedicente sinistra radicale che essendo stata spazzata via dal Parlamento per sua propria inettitudine culturale e politica (per esempio la ridicola scelta di “Rivoluzione civile”), strumentalizza tutto e tutti, in particolare la CGIL e il Governo Letta (la sola soluzione politica sensata dopo gli errori madornali commessi da Bersani & C), e che di concretamente radicale ha solo la prospettiva politica di lucrare sugli errori del PD.

Questa, caro nonno Macaluso, è la sinistra oggi, e ad oggi non pare ci sia qualcuno che possa rivendicare la stoffa del “vincente” e quindi dare lezioni agli altri su come si fa a vincere.

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Pubblicato il 22 maggio 2013 su POLITICA NAZIONALE. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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