SUBITO LA LEGGE ELETTORALE

Giovanni Sartori, Corriere della Sera, 1 maggio 2013

Il nuovo governo Letta si è assegnato 18 mesi di tempo per il programma presentato alle Camere, programma che include, nel contesto generale delle «riforme costituzionali e istituzionali», anche l’abrogazione del Porcellum e una nuova legge elettorale. Sia subito chiaro: 18 mesi sono «stretti» per le riforme costituzionali, visto lo scontato ostruzionismo dei grillini; ma sono troppi e del tutto innecessari per la riforma elettorale. Le nostre leggi elettorali sono leggi ordinarie che possono essere abrogate in un giorno. Così come, volendo, una nuova legge elettorale può essere varata in una settimana. Tutto sta in quel «volendo». Proprio per questo sarebbe bene cominciare subito a tastare il terreno.

Credo che sia noto, almeno ai miei lettori, che io mi batto da sempre (assieme a molti altri costituzionalisti, s’intende) per un sistema semi-presidenziale di tipo francese fondato sul doppio turno. In questo caso occorre anche una riforma costituzionale (per il semi-presidenzialismo) che richiede tempi lunghi. Ma nulla osta che intanto il ministro delle Riforme costituzionali, Quagliariello – che per fortuna è persona giusta al posto giusto – sostituisca lestamente il Porcellum con un sistema elettorale proporzionale a due turni con forte sbarramento, sul quale, volendo, si potrà poi innestare la Costituzione semi-presidenziale. Nel qual caso aggiungerò Quagliariello alla lista dei «meno male» che lì c’è lui.

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Pubblicato il 2 maggio 2013 su POLITICA NAZIONALE. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 1 Commento.

  1. Il punto più inquietante della linea istituzionale enunciata dal presidente del Consiglio risiede nella proposta di istituire una Convenzione per le riforme. Preoccupa il collegamento tra riforma elettorale e modifiche costituzionali, che contraddice la proclamata urgenza del cambiamento della legge elettorale e rischia, in caso di crisi, di farci tornare a votare con il porcellum (legge che contiene un clamoroso vizio d’incostituzionalità). Preoccupa la spensieratezza con la quale si parla di mutamento della forma di governo. Preoccupa lo spostamento in una sede extraparlamentare di un lavoro che – cambiando il titolo V della Costituzione, l’articolo 81, le norme sul processo penale – le Camere hanno dimostrato di poter fare, con il rischio di avviare un improprio processo costituente “suscettibile di travolgere l’insieme della Costituzione” (parole di Valerio Onida nella relazione dei “saggi”). Inquieta la pretesa di Berlusconi di vedersi attribuire la presidenza di questa Convenzione, dopo essere stato l’artefice di una riforma costituzionale clamorosamente bocciata nel 2006 da sedici milioni di cittadini.
    Stefano Rodotà

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