E ADESSO? IL PD E IL GOVERNO LETTA

enrico_letta[ di Giambattista Maiorano ]

Mentre i ministri giurano davanti a Napolitano, una sparatoria avviene tra Palazzo Chigi e Montecitorio. Due carabinieri feriti, uno dei due in modo serio, si saprà più tardi. Tutti pensano ad un atto terroristico. Grazie a Dio non è così anche se la circostanza e la coincidenza farebbero presumere il contrario. Dopo il timore, il sospiro di sollievo: non è il biglietto di presentazione del nuovo governo presieduto da Enrico Letta.

Ho presente dubbi e perplessità. Chiedo a me stesso se la cosa mi soddisfa, se non era possibile fare diversamente, se non c’erano proprio altre situazioni da verificare.

Voglio essere sincero: non sono contento o, per lo meno, questo non era il risultato che mi attendevo. Non trovo però risposta all’altro dubbio. C’è qualcuno che riesce ad indicarmi una via di uscita, un’alternativa coerente che non fosse quella di nuove immediate elezioni? E con quale esito che potesse discostarsi da quello verificato il 25 e 26 febbraio scorso se non quello, a sorti rovesciate con un Paese già allo stremo ed un Partito Democratico destinato al completo disfacimento? Troppi hanno partecipato alla spogliazione del PD e troppi, come corvi, si stanno buttando su un corpo non ancora cadavere, ma che si desidera straziato e completamente smembrato! Diversi gli autori ad iniziare dalla carica dei 101 che solo un’autodenuncia potrebbe svelarci (ne avranno il coraggio? Credo, mai!). Gli altri? Ha ragione il mio amico David Arboit quando identifica una serie di componenti: i poteri forti che detengono i mezzi di informazione, i custodi dell’ortodossia pronti ad impartire lezioni di legalità e moralità valide per gli altri come i predicatori del Fatto Quotidiano, i grillini incapaci di assumere responsabilità avvolti in una logica demolitoria alla ricerca del 99% di consenso, vecchi tromboni sempre spaventati del fantasma del comunismo, altrettanto vecchi trombettieri amanti della più rozza fumisteria ideologica.

C’è un evidente sbandamento corroborato da un’altrettanta carenza culturale. Sembra che se fai il serio e cerchi di restare attaccato alla realtà del Paese e a questo quadro cerchi di individuare possibili soluzioni non paghi. Se invece prometti demagogicamente e piene mani e assecondi la pancia questo porta risultati brillanti. Si dice infatti che male ha fatto il PD a voler essere più realista del re. Forse. Però l’esito dimostra esattamente l’assunto ed invita a prenderne atto e cambiare registro.

Dichiaravo la mia insoddisfazione per come sono andate le cose. Altri i miei desideri. Altre le mie prospettive per le quali intendo lavorare perché le differenze ci sono e ci saranno. Non intendo cadere nel tranello del tutti uguali. E’ arcaismo parlare ancora di destra e di sinistra, di progressisti e conservatori, di centrosinistra e centrodestra? A differenza di tanti cultori del qualunquismo nostrano, credo che queste categorie continueranno ad esistere. Con una declinazione certamente diversa ed aggiornata rispetto all’evoluzione dei tempi, ma in sé insopprimibili per convinzioni antropologiche, per concezione culturale, per valori esistenziali, per situazioni sociali.

Cosa è per me la sinistra? Intanto la capacità di vedere l’uomo prima dell’individuo, la persona all’interno di un contesto, l’insieme al posto del singolo, la solidarietà al posto dell’egoismo, l’equità prima delle disuguaglianze, le pari opportunità anteposte alla competizione, l’equa distribuzione in luogo della povertà, la dignità del lavoro prima del profitto, la funzione sociale dell’impresa con il giusto ritorno per chi investe, il pagare le tasse con il criterio della progressività, il rispetto dell’avversario senza considerarlo in nemico. Potremmo continuare l’elenco all’infinito. Sono queste le ragioni prime e fondamentali che mi hanno portato con assoluta convinzione a scegliere il partito Democratico senza esitazione dopo una vita trascorsa nell’impegno all’interno della Democrazia Cristiana sulle orme dei padri del cattolicesimo democratico che ha visto nei De Gasperi, nei Dossetti, nei La Pira, nei Lazzati, nei Moro, nei Zaccagnini le persone di maggiore influenza. Di sinistra? Sì, se questo è indice di progresso sociale, preferenzialità per i non tutelati e poveri, per le classi meno abbienti. Ed io sono felice di esserlo!

Il PD, dopo le vicende di questi ultimi mesi, è entrato nella fase congressuale. Lo si percepisce e lo si vede dalle reazioni seguite agli eventi. Gente arrabbiata, delusa, sconfortata, spesso tradita. Ma è questo il momento di mostrare nervi saldi.

Non c’è un partito come il PD neanche a cercarlo con il lanternino. Non siamo un partito padronale. Non abbiamo e non vogliamo un “tutor” alla Berlusconi. Anzi, se talvolta è emersa una sorta di imitazione, è stata anche la volta che tafazzianamente il PD è sbattuto contro il muro della personalizzazione. Non coltiviamo il culto della personalità. Siamo e dobbiamo restare un partito plurale dove le posizioni, tutte rispettabili, hanno dignità di ascolto, si misurano, si confrontano e, qualora non convergenti, prevale la linea della maggioranza sempre, salvo quando in ballo ci sono ragioni che attengono l’etica, consapevoli che le nostre diverse sensibilità di provenienza sono anche quelle che caratterizzano il nostro convivere e ci rendono naturalmente democratici.

Non mi piacciono, lo dico con amicizia a chi oggi nel PD prova disagio, i toni dissacratori, le parole d’ordine, o così o niente. Non mi piace la caccia alle streghe. D’altra parte non mi interessa ragionare con i se e con i ma. Ma … se avessimo scelto Renzi, ma … se Bersani non si fosse intestardito, ma … Basta!

Avere la testa rivolta all’indietro non serve a nessuno. Si prenda esempio proprio da Pierluigi Bersani che tutti dovremo stimare e ringraziare per essersi sottoposto con umiltà alla villania dei grillini che oggi gridano alla vergogna. Potremmo oggi raccontarci un’altra storia. Tutto è inutile. Guardiamo al futuro e non ci si permetta di dire che Bersani è rimasto folgorato per aver invitato l’intero partito a sostenere lo sforzo di Enrico Letta. Non deve salvare un posto, né è divenuto improvvisamente matto. Ha semplicemente misurato più di altri le difficoltà del momento.

Farà bene, farà male Letta? Se il buon giorno si vede dal mattino, pur in tempi che mi auguro non biblici, facciamogli gli auguri. Ha avuto il coraggio di scelte difficili, qualcuna anche poco digeribile. Ha fatto miracoli nella scelta capovolgendo una logica da molti attesa per poi alzare l’indice accusatore. Via Cencelli, via i vecchi marpioni, via i guru dell’eterna presenza. Non è poco se l’impegno è destinato a bloccare la stagnazione, se l’economia dovesse ripartire portandoci fuori dal dramma della disoccupazione, se l’Italia dovesse riprende a marciare. Non sarà perfetto, non potrà essere perfetto. Saremmo contraddittori e negheremmo le diversità. Un Governo che mi auguro, fatte le cose essenziali di cui tutti almeno apparentemente parlano, nel giro di due anni, due anni e mezzo, ridia la parola agli elettori.

Se questo periodo, oltre ai risultati attesi, dovesse anche riportarci un clima di reciproco rispetto, di normalità nei rapporti tra forze politiche, allora tutte le parti potranno dire che non tutto il male viene per nuocere.

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Pubblicato il 29 aprile 2013, in POLITICA NAZIONALE con tag , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 4 commenti.

  1. Gianni, buonasera !
    Non la rassicura la tensione intellettuale dell’uomo E. Letta, la sua preparazione all’Estero ?

    Io, Flavio, per governare il mio Paese,
    non desidero un burocrate che sappia governare un partito.

    Voglio semplicemente una persona
    che abbia un sodalizio intellettuale coi cittadini.

    Fossi Leonardo Sciascia,
    andrebbe bene, ad esempio, Elvira Sellerio,
    bella, colta e intelligente editrice siciliana.

    A risentirci.
    Buona serata.

  2. Stefano Parmesani

    Siamo arrivati al governo di larghe intese dopo due clamorosi passi falsi, uno da parte della nostra dirigenza e uno da parte dei nostri parlamentari (candidatura Marini, bocciatura Prodi). E’ stato quindi inevitabile ricorrere all’emergenza. Siamo una forza responsabile ed equilibrata. A quel punto la scelta della ricanditatura Napolitano, anche se “istituzionalmente” poco ortodossa, era l’unica strada percorribile così come unico sentiero praticabile l’accordo con Scelta Civica e PDL.

    Sono fatti oggettivi e chi non analizza lucidamente la cronologia degli eventi di questi ultimi dieci giorni non credo possa fare una riflessione serena e obiettiva. Dentro questa cornice il Presidente incaricato Letta ha presentato una squadra di ministri sobria, equilibrata e aggiungo interessante. Enrico Letta ha quindi sciolto la riserva e oggi ottenuto la fiducia anche in Senato dopo il si di ieri pomeriggio alla Camera.

    In questo quadro si è introdotta la tragedia dei due carabinieri e della passante incinta feriti da uno squilibrato. Il periodo di tensione è talmente alto e al limite della sopportazione che sarebbe da stolti asserire che basta un governo per superare il periodo di crisi. Come dimenticare l’uccisione di quella dipendente della Regione Umbria circa un mese e mezzo fa per mano di un altro squilibrato? Tutto ciò, un partito responsabile come il nostro deve tenerne conto.
    Da qui la necessità, anzi l’indispensabilità, di formare un governo dopo 60 giorni dalle elezioni per dare risposte e affrontare questa maledetta crisi che colpisce direttamente persone a noi vicine o addirittura noi stessi.

    Io appartengo a quel gruppo di persone del PD che pensano che prima viene l’Italia e gli italiani poi viene il Partito Democratico. E per questo motivo credo che il nostro partito debba fare una politica di confronto e non di scontro.

    Ho sempre osteggiato lealmente la politica di Bersani perché rivolgeva lo sguardo troppo a sinistra.
    L’Italia non potrà mai essere governata da un governo di sinistra-sinistra ma piuttosto da un governo di centro-sinistra. E’ l’antico progetto dei nostri “riferimenti” Moro e Berlinguer e di coloro che seguono la politica del confronto.

    E’ lo stesso lavoro che hanno fatto Bersani e Letta dopo le porte in faccia dei grillini e dei parlamentari PD con la bocciatura di Prodi. Bersani è stato un gran signore. Ha mostrato un’umanità grandiosa, enorme che gli riconosco. Questo governo è frutto dell’insuccesso del PD, ma è l’unica possibilità per questo Paese, è l’unico modo per salvare l’Italia che si trova in pericolo.

    Quindi guardare avanti, ingoiare il rospo e appoggiare senza se e senza ma Enrico Letta e i suoi Ministri. E il PD si prepari al Congresso. Ieri Fabrizio Barca sul Corriere della Sera diceva che lui e Renzi sono complementari. Lo credo anch’io.
    Se il Pd sarà complementare e quindi capace di rispettare e confermare la propria vocazione e il proprio DNA sono convinto che in Italia arriverà una nuova primavera (e meno piovosa di questa).

  3. Caro Stefano
    apprezzo il tuo coraggio.

    Ma il PD prima delle elezioni non mi aveva detto che avrebbe potuto fare un governo con quelli che tu consideri “una squadra di ministri sobria, equilibrata e aggiungo interessante.”

    io invece sento che il mio voto è stato tradito a soli due mesi dalle elezioni nelle quali il PD aveva chiesto il mio voto in una alleanza con SEL, non col PDL, e soprattutto non con i ministri che Letta ha messo nel suo governo!

    Quindi vorrei avere indietro il mio voto.
    Senza di esso, e senza molti altri, il PD non avrebbe vinto la maggiornaza alla Camera, e non ci troveremmo con questo Governo.

    Come posso fare per riaverlo?

    Concordo con te, urge un Congresso per dichiarare che il PD non ha nulla a che fare con i Parlamentari che hanno votato la fiducia a questo Governo!

    Prima sarà, prima faremo chiarezza, e prima questa brutta espeienza terminerà

    Franco

  4. Stimo
    Stefano Parmesani
    il cui pensiero nasce dall’esperienza.

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