MASSIMO D’ALEMA E IL TENTATIVO DI GIUSTIFICARE IL TRADIMENTO

di David Arboit

Ancora una volta molto meglio sarebbe stato tacere. E invece uno dei cacicchi del PD, e anzi il gran visir dei cacicchi (che come Beppe Grillo non ha cariche di potere, ma manovra i fili del suo monomadatario Latorre dall’esterno), si esibisce in una scandalosa arrampicata sui vetri, in un inutile tentativo di difendere chi ha affossato la candidatura Prodi e gettato il Partito Democratico nel discredito e nel caos.

La difesa degli impallinatori di Prodi pronunciata da D’Alema suona come ridicola e indecente. Ammesso e non concesso che la candidatura di Romano si stata lanciata con un deficit di concertazione («Dietro la sconfitta di Prodi – ha detto il Massimo – c’è la regia di chi lo ha candidato in un modo francamente assurdo, perché non si può tirare fuori in questo modo la candidatura di Prodi senza una preparazione, senza un’alleanza»), questo non toglie che fare mancare i voti a Prodi sia stato un atto demenziale, indegno di un parlamentare del Partito Democratico.

Le conseguenze di questo atto le abbiamo tutti davanti agli occhi e se i responsabili di questo disastro venissero individuati dovrebbero essere immediatamente radiati dal partito. E loro stessi sanno bene che è così perché se ne stanno nascosti, in clandestinità, si vergognano, sanno di essere dei traditori, e non hanno il coraggio di proclamare a viso aperto le ragioni della loro scelta che quindi, proprio in quanto indicibili, sono quasi certamente abbiette.

E quel richiamo all’alleanza fatto da D’Alema, quel richiamo al patteggiamento, esattamente che significa? Provi a esplicitarlo in modo chiaro. Con chi si doveva trattare per avere garantiti quei 101 voti? Qual era la posta in palio? Qual era il prezzo politico di quei 101 voti? Forse qualche ministero? S’intende forse qualche poltrona?

Si sente in queste ore circolare l’ipotesi di una candidatura D’Alema a proposito del Ministero degli interni nel neogovernissimo di unità nazionale. Non possiamo escludere che la proposta venga da Berlusconi in persona il quale ha più volte testimoniato il desiderio di avere il Massimo “del PD” come Presidente della Repubblica. È bene che si sappia, però, che oggi per il popolo del PD D’Alema al Ministero degli esteri è lo stesso che la Gelmini al Ministero dell’istruzione: un affronto.

Dopo la stroncatura di Romano Prodi la carriera politica di massimo D’Alema si è definitivamente chiusa. A prescindere dal fatto che lui sia o non sia realmente il responsabile di quanto accaduto a Prodi, sta di fatto che il popolo del PD ritiene per qualche ragione all’unanimità che lui ne sia responsabile. Di questo fatto politico occorre tenere conto, da questo fatto politico occorre trarre delle conseguenze. Interviste ai quotidiani, intervesti televisive e pronunciamenti vari del Massimo non sarebbero il massimo, non produrrebbero alcun effetto se non di danneggiare pesantemente le idee e le persone che in quel modo lui vorrebbe sostenere. Quindi, caro Massimo, sei ridotto al minimo; riguardo al prossimo Congresso ti consiglio il seguente comportamento strategico: o un dignitoso silenzio o, se proprio non resisti, fai dichiarazioni ostili e nettamente contrarie al punto di vista che ritieni si debba affermare. Qualunque cosa sia da te apertamente sostenuta il popolo del Pd la affosserà di certo. Ormai puoi solo distruggere, non puoi più costruire alcunché. Già si sente circolare la voce di un tuo sostegno a Renzi per la carica a segretario del partito; ma che fai Massimo! Vuoi aggiungere le tue ambiguità a quelle di Matteo? Lo vuoi affossare?

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Pubblicato il 26 aprile 2013 su POLITICA NAZIONALE. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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