DICEMBRE 2011-APRILE 2013: SONO BASTATI 15 MESI

di Simone Mercuri

Dicembre 2011. Berlusconi ha portato l’Italia alla deriva e lo spread è alle stelle, il debito pubblico è allucinante: Silvio invece di dimettersi e andare ad elezioni coinvolge il pd nel governassimo guidato da Monti. Data la maggioranza in Parlamento che il pdl ha, il pd non può far altro che sostenere il governo Monti, perché non ha il potere di proporre leggi su corruzione, falso in bilancio, conflitto d’interessi e sistema elettorale. Così con il passare dei mesi, vengono approvati solo provvedimenti economici che gravano sulle famiglie, decisioni dalle quali Berlusconi prenderà le distanze in seguito.

Berlusconi in questo periodo scompare dalle tv, non si fa più vedere, si fa quasi quasi desiderare in questo momento di crisi, che si caratterizza per l’aumento delle tasse e della disoccupazione. Il Pd per responsabilità continua ad appoggiare il governo Monti.

Arriva l’inverno 2012, mancano pochi mesi alle elezioni, e il pdl pensa bene di togliere la fiducia a Monti: è un modo per far passare il governo Monti come un governo del Pd. Improvvisamente Berlusconi si fà vedere in pubblico, sbarca da una nave quasi acclamato dal suo elettorato pronto a tornare sulla scena politica, facendosi passare come salvatore della patria, per rimediare agli errori del governo Pd-Monti.

È il momento delle primarie in casa Pd, e Berlusconi pensa bene di spendere due buone parole per Renzi, uomo che qualora fosse il candidato per il pd “ruberebbe” un sacco di voti dall’elettorato pdl. Ottima scelta, a sinistra tutti si spaventano e credono che Renzi sia un uomo di destra, e di conseguenza votano Bersani. Berlusconi festeggia, tutto va secondo i suoi piani, a questo punto può scendere in campo, di nuovo. 
Berlusconi sa già di perdere, non ha niente da perdere, e promette l’irrealizzabile: restituzione dell’Imu ecc.

Si presenta dal suo più acerrimo nemico televisivo, Santoro, dove incontra Travaglio e lo umilia. Fa la campagna elettorale su Monti, sapendo che gran parte de suoi elettori sono indecisi se votare lui o il professore.

Il pd nel frattempo, promette la cittadinanza agli extracomunitari nati in Italia e le unioni civili, che in una situazione del genere anche se giusti argomenti dovrebbero essere in fondo alla scaletta delle priorità. Nel frattempo non nomina Grillo, sapendo che un successo di M5S andrebbe a discapito del probabile vincitore Bersani (come si rivelerà in seguito).

Il Pdl sparge la voce di una promessa di nuovi condoni, in particolare in Campania, e nel sud dell’Italia la notizia circola. Berlusconi si fa vedere nelle tv più di ogni altro e, non è una novità, continua ad attaccare il governo Monti, del quale lo stesso pdl era sostenitore di maggioranza.

Si giunge alle elezioni. Berlusconi stravince nelle regioni del sud, per poco non vince alla camera, il pd perde vincendo.
 È il caos totale, il Pd non ha i numeri, M5S si oppone a tutto, Berlusconi improvvisamente diventa moderato (?): ebbene si, è disposto al dialogo, insegue, da vero giaguaro, il Pd e il suo leader Bersani.
 Sa benissimo che qualora facesse un governissimo vi sarebbe un enorme malcontento tra gli elettori Pd, ed è proprio li che vuole arrivare, diminuire il consenso altrui per aumentarne il proprio.

Non ci riesce, Bersani è inamovibile, niente governissimo.

Ultima chance sono le elezioni presidenziali: una settimana prima l’ex premier ribadisce un no secco a Prodi.
 Berlusconi lancia l’esca, si chiama Marini, uomo del PD. Il Pd in parte abbocca, ma per fortuna solo in parte, e Marini non ce la fa.

Il Pd è allora spaccato e con un elettorato diviso, cerca di ricompattare le cose, proponendo il fondatore del partito Romano Prodi accettato all’unanimità dai parlamentari.

I parlamentari Pdl vanno in tv e parlano di golpe, i toni si fanno pesanti. Risultato? Il pdl può stare tranquillo perché a risolvere ci pensano 101 franchi tiratori, che sfasciano il PD e portano alle dimissioni di Bersani e Bindi.

A questo punto non c’è più niente da fare, si conviene su Napolitano e sarà governissimo con premier Letta. Berlusconi c’è riuscito: aveva il 15% di consenso 2 anni fa, adesso è al governo e qualora si andasse a elezioni i sondaggi lo danno già per vincitore.

Questa è la dimostrazione di come il Pdl abbia una strategia efficace e un leader che pensa al futuro (anche se al futuro di se stesso e non degli italiani). Mentre noi pensiamo al presente, e molte volte al passato, senza pensare che certe azioni nel presente potrebbero compromettere il nostro partito e quindi il futuro degli italiani.

Noi del PD, fino a che ci saranno certe persone nel nostro partito, saremo sempre indietro, dovremo sempre inseguire, noi perderemo anche quando sarà troppo facile vincere, non abbiamo capito che gli italiani non sono tutti uguali.
 Cerchiamo sempre delle giustificazioni a tutto.

La politica è anche oggi soprattutto, strategia.

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Pubblicato il 26 aprile 2013 su POLITICA NAZIONALE. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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