LA LOGICA MILITARE AMICO/NEMICO DELLA POLITICA DI BERLUSCONI

grillo_guerradi David Arboit

Il caimano ama la guerra

Straordinaria ingenuità o malafede? Difficile dirlo. L’idea che l’iniziativa di Giorgio Napolitano possa inaugurare una nuova fase della vita politica italiana, trasformando magicamente i rapporti di “guerra continua” tra Centrosinistra e Centrodestra, non fa i conti con un fattore semplice ed evidente: il fattore umano Berlusconi, la concezione militare che Berlusconi ha, ha sempre avuto e sempre avrà della politica.

Non possiamo dimenticare che è lui che in questi vent’anni ha impostato i rapporti politici in Italia partendo dal dualismo polemico e militare amico/nemico. L’evocazione continua del fantasma del comunismo, fatta a partire dai primi giorni della sua discesa in politica, aveva questo obbiettivo: rievocare quel nemico mortale e tradizionale che aveva caratterizzato la vita politica europea per decenni, inducendo paura e guerra. E su questa via ha continuato con parole, opere e omissioni, senza pentimenti e senza cambiamento alcuno. Non si è mai visto un lupo trasformarsi in pecora, mentre è capitato spesso che i lupi si travestano da pecora per fare strage nell’ovile.

Il caimano è e resta caimano, vive e concepisce la politica militarmente, come guerra permanente, è nella sua natura.

Chi chiede, pensa e crede che alla stagione dell’odio, della politica come “guerra civile fredda”, alla stagione degli insulti e di chi urla di più si possa finalmente mettere fine è perciò uno sciocco e un illuso. E pensare che chi in questo momento chiede ossessivamente dalle testate dei più importanti quotidiani questa “pacificazione politica” è lo stesso che ha contribuito a indebolire l’unico partito che avrebbe potuto essere il garante questa linea. Perché lo ha fatto? Perché se avesse conquistato il governo del paese era deciso a mettere in discussione alcuni privilegi, era deciso a costruire una “Italia più giusta”.

Guerra e morte in Beppe Grillo

Di metafore necrofile e militari grondano i discorsi di Beppe Grillo. Dal sempre ricorrente “Siamo in guerra”, alla morte evocata a ogni pie sospinto: “la re pubblica è morta” e poi “il 25 aprile è morto” e ancora “i partiti sono morti” oppure il tale o il tal altro politico è “un morto vivente”. Analoghe metafore, polemiche, militari, necrofile e belliche utilizza quindi Grillo che, sbattendosene altamente del bene del Paese, ha condotto dopo le elezioni una guerra politico-psicologica senza quartiere contro il PD, mandandolo in confusione e vincendo una importante battaglia.

La strategia militare di Berlusconi

Berlusconi ha davanti a sé un PD gravemente ferito ma non ancora distrutto. Gli concederà quindi il tempo e il modo di “curarsi”, di rimettersi in sesto e riorganizzare le truppe? Io credo di no. Il suo progetto è “finire” il nemico ferito con un colpo mortale per poi vedersela da solo contro il prossimo nemico: Grillo. La guerra è guerra signori miei e vi piaccia o no ha le sue logiche. E a partire da questo approccio militare amico/nemico Berlusconi sta già incominciando a gestire la questione del nuovo governo ponendo il seguente aut aut: governo politico di legislatura o elezioni subito.

1) Governo politico di legislatura. Il tema lo ha posto con chiarezza Angelino Alfano: «È bene chiarire al Pd che per noi non ci sarà un nuovo caso Marini, non daremo il sostegno a uno di loro cui loro non daranno un sostegno reale, visibile e con un programma fiscale chiarissimo ed inequivocabile. Se si tratta di un governicchio qualsiasi, semibalneare, lo faccia chi vuole, ma noi non ci stiamo». Il Pdl vuole un governo di legislatura perché sa benissimo che il popolo del Pd non lo vuole. Una scelta di questo genere avrebbe per il Partito Democratico conseguenze elettorali devastanti, probabilmente produrrebbe un tracollo, e vista la fragilità psicologica della oligarchia dei nostri dirigenti la fine di questo soggetto politico.

Le forche caudine per il PD, l’umiliazione del Partito Democratico, potrebbe anche passare dalla lista dei ministri. Niente veti suoi nomi, si sente dire dalle parti del Pdl. Già da ieri circolava l’ipotesi che per l’istruzione fosse stato avanzato il nome della Gelmini, oppure degli onorevoli Mario Mauro e Maurizio Lupi, teorici della privatizzazione della scuola statale: un colpo al cuore a uno dei principali bacini elettorali del PD. Berlusconi si spinge fino al punto di scegliere gli uomini che rappresenteranno il PD: circola infatti il nome di Massimo D’Alema agli esteri, un uomo che oggi il popolo del Pd se avesse una bacchetta magica vorrebbe fare sparire all’istante.

2) L’alternativa alla umiliazione? Elezioni subito. I sondaggi danno in netto vantaggio il Centrodestra. Un ritorno immediato alle elezioni garantirebbe a Berlusconi la vittoria e un rovesciamento della situazione attuale: un Pdl con maggioranza alla Camera e al Senato. Lo stallo attuale si riproporrebbe ma con un PD fortemente indebolito e un Pdl molto più forte. E se invece la vittoria arridesse a m5s? Assai poco probabile: i risultati delle regionali del Friuli testimoniano come il voto a Grillo sia assai volatile e la pessima prova offerta dai parlamentari m5s e da Beppe in queste prime settimane di attività politica hanno certamente convinto molti elettori a fare marcia indietro, a tornare alle posizioni politiche precedenti perché il voto a Grillo è semplicemente inutile.

Che fare?

Qual è la padella? Qual è la brace? La logica vuole che delle due ipotesi messe in campo dalla realtà se ne scelga una; la logica vuole che venga scelto il male minore. Che cosa farà realmente il gruppo parlamentare del PD? Sceglierà ancora una volta di non scegliere, una consuetudine ormai consolidata, inventandosi le solite improbabili terze vie?

Alcuni numeri possono fornire un importante elemento di valutazione: in caso di elezioni subito e di vittoria di misura del Pdl il Centrosinistra passerebbe dagli attuali 345 seggi a 140 seggi, e cioè 205 degli attuali deputati rimarrebbero a casa! Come voteranno questi sapendo che se si scegliesse di andare a votare 205 su 345 parlamentari andrebbero a casa? Vedremo, ma qualche idea ce la possiamo già avere su come andrà a finire, e non si può certo escludere che l’opportunismo trionfi. Lunga vita al governo Letta dunque, e prepariamoci quindi a vedere i nostri parlamentari ingollare leggi che saranno pastrocchi indigeribili.

La cosa peggiore che può capitare a un soggetto politico è non essere all’altezza della sfida che la realtà, volente o nolente, gli impone. Beppe Grillo e Silvio Berlusconi hanno dichiarato guerra al PD e si comporteranno di conseguenza. Ce ne siamo accorti? Ce ne siamo accorti ma la cosa non ci piace e tentiamo di sfuggire il problema con inutili e ridicole prediche contro un modo “sbagliato” di fare politica? Vogliamo affrontare la questione con lo stesso stile di Lord Arthur Neville Chamberlain che assai scioccamente nel 1938 si illuse di fermare il progetto militare e imperialista di Hitler cercando di soddisfare l’appetito di una bestia che alla fine dimostrò di avere una insaziabile sete di dominio e di potere?

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Pubblicato il 26 aprile 2013 su POLITICA NAZIONALE. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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