25 APRILE 2013: LA RESPONSABILITÀ DI UNA POLITICA CHE PROMUOVE I DIRITTI

Maioranodi Giambattista Maiorano

Un interrogativo ci interpella tutti: a 68 anni dalla riconquistata libertà dal giogo del fascismo, vale ancora la pena ritrovarci per ricordare e tramandare quei fatti? La risposta è certamente sì, e più fortemente Sì! Non siamo qui a fare una vuota cerimonia, ma a far presente a noi stessi che la libertà non è un fatto scontato e che la libertà non significa soltanto sottrarsi al giogo di un despota. Oggi la crisi epocale che stiamo vivendo ci impone di declinare la libertà nelle sue diverse articolazioni: libertà dal bisogno, libertà dalla povertà, libertà dalla disoccupazione, libertà dalla preoccupazione del futuro che il presente non solo rende incerto, ma pericolosamente funesto in particolare per i giovani.

Il dovere diventa allora quello di rafforzare i presidi democratici, di salvaguardare le istituzioni, di rendere i diritti delle persone e dei nuclei familiari l’obiettivo del nostro comune impegno.

Per concretizzare questo dovere è necessario recuperare integralmente lo spirito di rispetto e di legittimazione reciproca che trova le sue radici nella capacità dei nostri partigiani di valorizzare più delle differenze il valore supremo della libertà conquistata con il sacrificio e la lotta di tante e differenti espressioni culturali e politiche. C’erano comunisti, socialisti, cattolici, liberarli, unionisti, repubblicani che insieme sono entrati a Milano sfilando in piazza del Duomo per mostrare l’impegno e la volontà di vivere insieme, e la ferma volontà di trovare insieme quelle regole comuni che hanno permesso al nostro Paese un inimmaginabile sviluppo. È stata l’acquisizione della nozione di pluralismo delle istituzioni e nelle istituzioni l’asso nella manica che ha consentito di dare all’Italia un futuro con il contributo di tutti.

Certo, non possiamo nascondere a noi stessi il dovere di aggiornare la carta costituzionale per renderla più adeguata ai tempi e modernizzare gli assetti istituzionali. Tutti reclamiamo, e a buon diritto, istituzioni più aderenti e snelle per riavvicinare il cittadino allo Stato e superare la separazione e l’indifferenza. Questo va fatto esattamente con la stessa propensione e disponibilità dei padri costituenti consapevoli che l’equilibrio dei poteri e i relativi contrappesi erano il frutto di un onorevole compromesso tra le diverse espressioni politiche e culturali. A ciò dobbiamo la definizione di “Costituzione più bella del mondo”. È quindi questo rinnovato senso di responsabilità che dobbiamo oggi ai morti che siamo chiamati a onorare, perché possa essere garantito lo sviluppo civile senza il timore di strane avventure.

C’è un secondo aspetto che mi preme sottolineare. Si chiede pacificazione. Non c’è oggi, anche tra noi, chi non ne riconosca la fondatezza. Nessuno può essere contrario ad affermare la pari dignità umana dei contendenti. Moltissimi da ambo le parti ancora molto giovani. Tantissime le donne che con il loro lavoro e la loro abnegazione hanno reso più facili i collegamenti tra formazioni partigiane. Perché la pacificazione abbia efficacia c’è una sola condizione che non può essere sottaciuta e che va storicamente riconosciuta e soddisfatta. C’è chi ha combattuto per riconquistare la libertà e chi per la causa di un despota che sottometteva tutto ciò che era diverso da sé stesso e dalla propria parte. Chi era quindi dalla parte del giusto e chi combatteva questa parte volendola soggiogare. Questo è il riconoscimento che noi vogliamo ci sia perché solo questo fa giustizia e può renderci tutti consapevoli di adottare una politica del rispetto e avviarci all’affermazione di un confronto dialettico e quindi a esiti che si propongono alternative nel governo della cosa pubblica secondo il libero orientamento che il popolo sovrano vorrà di volta a in volta assumere.

Se questo sarà il clima che avremo la capacità di instaurare, non avremo più alibi per strumentalizzazioni inopportune e tutti insieme, invece, avremo la forza di mostrare alle nuove generazioni la verità della storia. Il 25 Aprile sarà veramente la festa di tutti e a nessuno potrà più dare fastidio cantare insieme all’inno nazionale “Bella ciao”, la canzone del partigiano.

Recupereremmo tutti insieme lo spirito costituzionale e tutti i nostri rapporti saranno necessariamente semplificati e facilitati.

Come Amministrazione faremo tutti gli sforzi necessari, come già da qualche anno si sta facendo, rafforzando quel collegamento indispensabile con le scuole perché è da questo livello che nasce e riparte il sentimento di amore per la patria e il messaggio che, non solo è possibile, ma è doveroso adoperarsi per un rinnovato impegno di sviluppo nella libertà e nel rispetto di tutti.

Mi è gradito e colgo l’occasione per ringraziare le associazioni partigiane e combattentistiche presenti nel nostro Comune che operano la trasmissione di questi valori e, anno dopo anno, fanno conoscere e fanno rivivere agli scolari e agli studenti gli articoli della nostra Costituzione sui quali si cimentano in modo sempre più informato e impegnativo.

W l’Italia, W il 25 Aprile.

Pubblicato il 25 aprile 2013 su POLITICA LOCALE. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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