DOPO IL PD? IL PD

di Guido Morano

Ho partecipato domenica con molti altri, alla assemblea dei coordinatori provinciali del PD: ho trovato, in parte sorprendentemente, un clima fatto di rabbia e amarezza, ma più ancora ricco di una gran voglia di capire i motivi del disastro, ma guardando avanti. Insomma in tutti un gran bisogno di chiarezza, di voltar pagina, senza omissioni e opacità ma, come si diceva, cercando di “non buttare con l’acqua sporca, anche il bambino”. Il maggior numero di interventi, in larga parte rappresentativi di opinioni condivise nei circoli del partito, cercavano di esprimere in vario modo il bisogno di andare avanti, sia sulle tappe forzate nazionali, poste credo giustamente da Napolitano, ma anche per prefigurare il futuro del nostro partito.

Un futuro che, in tutti gli interventi è stato immaginato come di unità.

In primo luogo perché la maggioranza dei presenti, e tra questi anche io, riteniamo ancora valido il progetto politico e ideale alla base del PD: costruire un partito riformista europeo che raccolga le tradizioni laiche e cattoliche migliori dell’Italia. Secondariamente perché nessuno vede all’orizzonte progetti validi e realmente alternativi o storie politiche che possano oggi raccogliere quel progetto, per migliorarlo e aggiornarlo.

Leggo e ascolto, in particolare a Radio Popolare, di una gran rabbia, di un continuo richiamo a una vera politica di “sinistra”. Si chiede il ritorno a un partito di lotta, recuperando storie politiche e personali, che pensavo ormai sparite. Insomma un bel ritorno ai tempi che furono, (una rifondazione?), passando attraverso SEL e Vendola, ripescando i vari Ferrero, Diliberto, magari anche Di Pietro, Ingroia, il tutto condito con un po’ di grillismo, e con la benedizione di Travaglio, Santoro, Florese D’arcais e de Il Fatto Quotidiano. Insomma un bel partito di “duri e puri” che, (forse ce lo siamo dimenticati?), hanno aperto, loro sì, le porte alle vittorie di Berlusconi. Un partito fatto di quelli che ai tempi del Prodi 1 e 2, la mattina sedevano in consiglio dei Ministri e al pomeriggio sfilavano in piazza, quelli che Turigliatto e Rossi “vanno ascoltati”, quelli che le 35 ore o tutti casa, quelli che oggi lamentano la mancata elezione di Rodotà e Prodi ma che ai tempi li accusavano di moderatismo, di servilismo verso i padroni.

Quelli che pensano che l’Italia sia un paese in perenne attesa del “sol dell’avvenire”. Quelli che hanno contribuito a rafforzare in molti cittadini, l’idea di una sinistra litigiosa e inconcludente, che si spacca in mille gruppi e gruppetti, ansiosi solo di dimostrare la propria superiore “purezza di sinistra”. Storia vecchia che non credo, anzi sono certo non può, non deve essere la base per ricostruire il progetto di una sinistra che vuole salvare l’Italia dal disastro sociale ed economico.

E anche su Grillo e il suo movimento, credo sia bene ragionare con un po’ di freddezza. Il risultato del Friuli dimostra che 5 stelle non è in grado di drenare tutto il legittimo malcontento verso la politica, come dimostra anche la grande astensione, perché la gran parte dei cittadini non vuole slogan e urla inconcludenti, vuole semplicemente essere governata bene, con onestà e saggezza, dentro un percorso democratico, insieme all’Europa. E questo Grillo non lo può e non lo vuole dare. Sarà bene che ce ne ricordiamo e lo ricordiamo senza complessi ai nostri elettori, ai nostri concittadini. Leggo che alle famose Presidenziali di Grillo hanno votato in 20.000 e in 4000 hanno scelto Rodotà. Quindi, se interpreto bene ciò che comunicano i media e un senso comune ormai dilagante, quella è una prova di vera democrazia, mentre le nostre primarie tra Bersani e Renzi con oltre 3 milioni di cittadini e migliaia di volontari, sono una pagliacciata di regime, una trappola per fregare Renzi.

E ancora, ieri sera i parlamentari di Grillo hanno processato, ma in streaming quindi in modo democratico, un loro collega, troppo presente in Tv, decretandone, ma sempre con la mediazione della rete, cioè Grillo e Casaleggio, l’espulsione. Roba da medio evo, roba da stalinismo, ma dato che l’onda è un’altra non si può dire, non se ne deve parlare sui media, meglio parlare dei guai del PD. E ancora: è vero che la storia non si fa coi se e senza nulla togliere ai tanti errori e misfatti della direzione del PD, ma se Grillo avesse accettato le proposte di Bersani, come era nella logica della politica e nei numeri elettorali, oggi si parlerebbe di programmi e di cose da fare per l’Italia e Berlusconi sarebbe fuori dai giochi e non il primo nei sondaggi. E che cosa sarebbe successo in Lombardia, dove per non votare Ambrosoli, una degna persona della società civile, nuovo della politica (molto più “nuovo” per dire di Rodotà, Ingroia e Grillo) hanno riconsegnato la regione, senza la minima ombra di vergogna, ai soliti noti? Già, ma purtroppo la nostra memoria è corta, troppo corta.

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Pubblicato il 23 aprile 2013 su POLITICA NAZIONALE. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 1 Commento.

  1. Grillo e Casaleggio non possono permettere che deputati e senatori del movimento aprano bocca, perche così facendo svelano tutta la loro inconsistenza umana e la loro incompetenza cultural-social-economica. Non per niente e in poco tempo, le spalle del capocomico hanno regalato alla nazione un florilegio di perle in salsa cafona da far rabbrividire i truzzi nostrani.

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