LO STRAPPO DEL PD A MILANO: “MAI AL GOVERNO CON IL PDL”

cornelli-laforgiadi RODOLFO SALA

La Repubblica 22 aprile 2013

Sulle barricate contro il governissimo. Il no all’accordo con Pdl e Lega arriva dal Pd milanese, con una dura presa di posizione del segretario provinciale Roberto Cornelli (nella foto a destra). Che ha riunito alla Casa della cultura i rappresentanti dei circoli (incontro aperto ai parlamentari) per fare il punto dopo il disastro andato in scena durante la tormentatissima elezione del presidente della Repubblica. Cornelli lo ha detto senza giri di parole, esprimendosi contro le larghe intese che si profilano dopo la riconferma di Napolitano: «Io penso che da qui debba emergere con grande chiarezza che il Pd non deve stringere accordi di governo con la destra; così si è già espressa la stragrande maggioranza del partito a Milano, e adesso dev’essere la direzione a valutare le proposte che arriveranno dal presidente Giorgio Napolitano, non ne possiamo più di assistere a giravolte di 180 gradi senza che ci sia alcuna discussione».

C’era già pronto un documento per mettere nero su bianco la contrarietà dei milanesi al governissimo, ma alla fine si è preferito rimandare tutto alla direzione provinciale convocata mercoledì sera alla Camera del lavoro. In quella sede Cornelli dovrebbe chiedere un “pronunciamento” destinato ad aprire la guerra (e forse ad alimentare i venti di scissione, come dicono in molti) dentro un Pd già dilaniato e diviso almeno in tre tronconi: i malapancisti che non hanno digerito la proposta di votare Franco Marini al Colle (molti dei parlamentari che non lo hanno

fatto sono milanesi e lombardi), i renziani e quel che resta del gruppone bersaniano, già destrutturato dopo la Caporetto di Roma.

«Da Milano — spiega il neodeputato Francesco Laforgia (a sinistra nella foto), uno dei ribelli anti Marini — è già arrivato un no secco a pasticci incomprensibili che dovrebbero mettere insieme quello che insieme non può stare». Il riferimento è alla recente consultazione online (5.700 risposte a un questionario) condotta tra gli iscritti: più due terzi ha detto no a qualsiasi collaborazione con Pdl e Lega. Ma nel pentolone del Pd bolle di tutto: anche le pesantissime critiche al segretario regionale Maurizio Martina, che su Facebook aveva praticamente addossato ai giovani parlamentari arrivati a Roma sull’onda delle primarie la responsabilità del siluro lanciato da cento franchi tiratori contro Romano Prodi. «Le primarie — è la replica di Cornelli — sono state una grande cosa, e non mi sembra che il pasticcio su Prodi possa essere addebitato a giovani inesperti: si tratta di un’operazione politica molto più complessa, condotta da gente molto esperta».

I renziani, con Gabriele Messina, chiedono il «congresso subito», con l’«azzeramento» dei vertici locali: «Neppure noi vogliamo il governissimo, ma un esecutivo di scopo». Poi il veleno: «Per mesi quelli che hanno guidato il partito ci hanno dato degli irresponsabili perché Pierluigi Bersani era intoccabile, e adesso fanno i rottamatori: troppo facile».

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Pubblicato il 22 aprile 2013 su POLITICA LOCALE. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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