RIPRENDIAMOCI IL NOSTRO PARTITO

di David Arboit

Un grande esercito, formato da migliaia di Circoli del PD in tutta Italia con centinaia di migliaia di iscritti e da milioni di elettori, guarda sgomento le macerie politiche e morali che il suo stato maggiore ha prodotto. Sente e paga sulla propria pelle la vergogna di questa disfatta, e si chiede: che ne sarà del Partito Democratico?

Sono i generali che hanno fallito, questo è chiaro. I massimi dirigenti del nostro partito ci hanno condotto verso questa cocente sconfitta dimostrando di non essere all’altezza dei compito che la storia aveva assegnato loro.

Un groviglio istituzionale

Ma non è stata solo una questione di uomini. L’Italia in questi ultime settimane si è trovata ad avere a che fare con una situazione difficile, molto difficile. Ma non era solo una questione di uomini, era anche una questione oggettiva, un groviglio istituzionale. Ci siamo trovati in una situazione unica ed eccezionale: la concomitanza di elezione del Presidente della Repubblica e varo di un nuovo governo. Non era mai accaduto nella storia del nostro Paese un caso simile, non era mai accaduto di dover eleggere un Presidente della Repubblica sapendo che esattamente la settimana successiva a lui sarebbe toccato il compito di gestire la formazione di un governo. I due problemi istituzionali erano necessariamente destinati a intrecciarsi e le possibili interferenze negative erano di gran lunga le più probabili.

Se poi a questo si aggiunge un risultato elettorale che ci ha restituito tre forze politiche alla pari, con ciascuna 1/3 del potere parlamentare, ci si rende conto di quanto la situazione fosse più un vero e proprio rompicapo che un problema.

Si può facilmente capire, credo, il rifiuto della base del PD e di una parte dei vertici del PD nei confronti di qualunque forma di collaborazione con il Pdl. D’altro lato si può anche comprendere il fatto che per un movimento come m5s, nato e cresciuto coltivando una radicale ostilità nei confronti di tutti i partiti, fosse difficile il giorno dopo le elezioni fare tranquillamente un governo di coalizione con una parte dei partiti.

In ogni caso è certo che un governo PD + SEL + M5S sarebbe stato certamente letale per Berlusconi e probabilmente anche per il Pdl. Ma m5s non lo ha voluto o potuto fare. Il dilemma forse è stato tra il tenersi gli elettori (Grillo pensa: ragionano con la pancia e non capirebbero un governo con il PD) e il bene del Paese. Hanno scelto di tenersi gli elettori. In vista di un loro progetto di potere, Grillo & C hanno anche guardato ai due poli che avevano di fronte e hanno capito che il più debole era il PD, era il PD che si poteva logorare. Sapevano delle divisioni interne che lo laceravano (personalismi, cordate di puro potere e differenze culturali mai risolte) e che le divisioni potevano portare il PD al disastro. Hanno scelto di colpire il PD. Tra due avversari si attacca prima il più debole.

Liberati da una zavorra ingombrante correremo più veloci

Hanno vinto? Apparentemente si. Ma in fondo in fondo forse no. La fermezza e la compattezza di m5s hanno distrutto certamente il quartier generale del PD.

Ma questo è veramente un male per il PD? E se invece fosse una manna dal cielo? Quanto tempo sarebbe stato necessario per sgomberare il campo da figure tanto inutili (se non dannose) quanto ingombranti?

Adesso, di fronte a un inequivocabile e colossale fallimento, i fondatori del Partito Democratico devono quantomeno abbandonare il ponte di comando. Se c’è una cosa che è chiara oggi è che sete di potere, rancori, risentimenti e meschine vendette trasversali sono le ragioni che muovono le loro iniziative politiche. Il bene comune del Partito Democratico, e tanto meno il bene comune del Paese, sono per loro una preoccupazione primaria.

Lo ha detto chiaramente ieri Matteo Orfini «Il partito è ostaggio di un gruppo dirigente, che da decenni ha in mano le sorti del partito, e che ha deciso di affrontare una sorta di regolamento di conti interno sul terreno più delicato e importante che ci sia: l’elezione del capo dello Stato.» «Non possiamo consentire al gruppo dirigente del partito di distruggere il Pd. Vanno fermati. Bisogna azzerare tutto e ricominciare da capo con un nuovo gruppo dirigente».

La loro autorevolezza è ormai pari a zero. Non si azzardino quindi mai più a parlare in nostro nome. Dal popolo del Pd si alza oggi una voce potente e unanime: not in my name, non nel mio nome. Andatevi e a nascondere: adesso!

Con il Congresso riprendiamoci il partito

Che fare? Adesso, ora, dobbiamo noi riprenderci il Partito. Il partito è nostro e non vi consentiremo di distruggerlo. Un grande esercito, migliaia di Circoli del PD in tutta Italia con centinaia di migliaia di iscritti, guarda al futuro e dice levatevi di mezzo, adesso ci pensiamo noi.

Ci sarà un Congresso e il congresso dovrà discutere di cultura politica e di strategie, proponendo mozioni e posizioni differenti. Ci confronteremo e ci peseremo, democraticamente.

Ci sarà forse qualcuno che avrà il coraggio e la determinazione di chiedere che sia immediatamente tolta la fiducia al governissimo che in quel momento (supponiamo sia ottobre 2013) sarà in carica? C’è da fare la legge elettorale e poi al voto. I tatticismi non saranno più possibili semplicemente perché inutili: la prospettiva di una sinistra al governo del paese dopo il disastro di questi giorni è da rimandare come minimo alla prossima legislatura.

Ci sarà qualcuno che vorrà discutere della cultura politica del PD e distruggere idee e formulazioni inconcludenti e fumose che danno all’elettorato l’immagine di un essere sempre né carne né pesce, bianchi ma anche rossi, di sinistra ma anche di centro e così via?

Ci sarà qualcuno che vorrà discutere di un’organizzazione più democratica del Partito che consenta ai Circoli, ai tesserati, agli elettori di esprimere con regolarità il loro punto di vista, di essere ascoltati e di pesare veramente sulle scelte politiche più importanti?

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Pubblicato il 21 aprile 2013 su POLITICA NAZIONALE. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 4 commenti.

  1. Scusa David ma Fassino e Franceschini che gradi avevano ?
    Caporal Maggiore o Generale…..

  2. Il PD ha fatto una serie di errori che neanche chi è a digiuno di polita si può permettere.
    Il primo errore è stato quello di non dare l’appoggio ad un governo a un esponente del M5S, una volta che loro non erano disponibili per appoggiare l’incarico a Bersani.( la maggioranza c’era comunque alla camera9
    Il secondo è stato quello di presentare una rosa di nomi per la “condivisione” e quando si è scelto Marini era chiaro che non ce l’avrebbe fatta. Ma la cosa incredibile è che non si sia confluiti nel nome di Stefano Rodota’, come implorato da molti iscritti e simpatizzanti del pd, in primis Celentano. Ora è troppo tardi e si pagheranno le conseguenze non si sa per quanto tempo.
    Con l’elezione di Rodotà si sarebbe potuto ricomporre l’alleanza con il M5S.
    Con questi rappresentanti che fanno politica mi viene voglia di mettermi io a farla, sicuramente ci penserò insieme con chi la pensa come me.

  3. Nicola, io ho sostenuto fino a partire dal 26 febbraio che il Pd non aveva scelta: il Paese chiedeva un cambiamento e il cambiamento lo si poteva fare solo con una forza che vuole il cambiamento e cioè m5s. È quello che ha sostenuto Bersani fino a quando nella prima settimana di aprile si trovato messo in croce da metà del PD che voleva l’accordo con il Pdl.
    Se migliaia di persone, se milioni di persone in Italia fecessero adesso la scelta di impegnarsi in prima persona il politica cambierebbe certamente il PD e cambierebbe anche l’Italia.
    Io sono uno di quelli che la pensa come te. Ti aspetto.

  4. Nicola, concordo pienamente con te, Rodotà doveva candidarlo per prima il pd, ovviamente quando poi è stato M5S a candidarlo, i dirigenti han trovato la scusa che non potevano votare un candidato M5S. La mia certezza è che Rodotà, anche se lo avesse candidato il pd, la vecchia monenclatura non lo avrebbe mai votato.
    E’ vero, pagheremo le conseguenze, ma le persone per bene come te non devono smettere di lottare, anzi dobbiamo iniziare ORA a darci da fare per una riscossa civica dell’Italia, non mi posso rassegnare, tutti noi vogliamo una politica e un’Italia migliore.
    Grazia Campese

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