LA POTENZA DISTRUTTIVA DEI CACICCHI DEL PD

di David Arboit

La partita per l’elezione del Presidente della repubblica è iniziata questa mattina. Primo verdetto: Franco Marini bocciato senza appello. Bocciato il patto PD-PDL. Meglio bruciare Marini o qualcun altro sull’altare di quell’accordo con Berlusconi, inciucio che la base del partito in massa assolutamente non vuole. Sarà necessario bruciarne altri? Bruciamoli pure, bruciamoli tutti.

I commentatori e soloni della politica scoprono oggi un fatto che altri meno noti e meno soloni (leggi qui) avevano già sottolineato un bel po’ di tempo fa: Bersani non controlla il partito. Cosa di cui Pierluigi era già da allora ben cosciente, e di cui ha tenuto conto per decidere le scelte dei giorni seguenti.

In questo momento vale però la pena di cercare di capire con un po’ di lucidità qual è stato il percorso che ha portato il Partito Democratico a diventare il problema piuttosto che la risorsa per la soluzione del rebus della presidenza della repubblica.

Dopo l’intervista di Dario Franceschini a Lucia Annunziata di domenica 30 marzo, che ha dato il via alle idiozie suicide del cacicchi del PD, le giornate del mese di aprile sono state tutte un calvario per Bersani e per il Partito. La caotica assemblea dei parlamentari del PD di ieri sera è stata una chiusura adeguata a sancire questo percorso verso la dissoluzione (220 parlamentari votano la candidatura Marini!!! Pazzi? Idioti? Bho.).

Nelle settimane seguenti al voto, mentre tutta la stampa dei poteri forti (Corriere, Sole 24 ore, Messaggero, Stampa ecc.) chiedeva a gran voce l’accordo con Berlusconi, Bersani ha sempre detto con chiarezza che un accordo con Berlusconi significava immobilizzare il paese e impedire il cambiamento, che un accordo con chi aveva portato l’Italia alla rovina non era possibile.

L’idea di sgretolare la granitica unità dei deputati m5s con un paziente lavoro politico era invece sensata, soprattutto dopo quello che era  successo con la elezione di Pietro Grasso, e comunque era l’unica percorribile. Con le proposte di Bersani i deputati m5s erano stati messi sulla graticola e tutto il paese chiedeva loro con voce sempre più forte un atto di responsabilità. Nel blog di Grillo infuriava una battaglia che veniva riportata da tutti i quotidiani e la pressione psicologica era tutta su Grillo. Si trattava di mantenere sangue freddo e nervi saldi tenendo il punto.

Ma mentre Bersani percorreva la strada di un coinvolgimento di Beppe Grillo e dei parlamentari m5s, unica via possibile per un cambiamento vero in Italia, e sopportava pazientemehte le insolenze ignoranti dei grillini, nel momento in cui si trattava di tenere duro su questa linea, i cachicchi del PD sbracano, perdono la calma, seguono obiettivi personali, delegittimano il segretario del partito e cambiano il corso degli eventi e schiaffano proprio il PD sulla graticola.

Il momento di svolta del percorso post-elettorale è questo: la reazione completamente sbagliata dei cacicchi del PD alla iniziativa dei saggi promossa da Napolitano. Fino a quel momento era tutto chiaro: il PD propone un governo di cambiamento, anche radicale, m5s si sottrae. L’idea idiota di una politica dei due forni entra in campo ed è il PD a trovarsi allo spiedo e cotto a fuoco lento.

Il primato di averla lanciata tocca a Dario Franceschini, ma poi a ruota seguono Renzi, D’Alema, la Bindi, Veltroni, Fioroni e compagnia bella, tutti a sparare a raffica contro Bersani e ripetere l’idea giusta in sé, ma sbagliata nel quadro politico reale, che il presidente deve essere condiviso da tutti.

La stampa dei potenti (Corriere e Sole 24 ore), che vuole assolutamente l’inciucio, ci sguazza, e proclama a gran voce che si è aperto nel bel mezzo di una crisi economica e politica gravissima il congresso del PD.

Fra tutti i cacicchi del PD si è distinto per opportunismo signor Renzi; ha il coraggio perfino di dire che Bersani ha perso la dignità trattando con m5s, e dichiara: o si tratta con Berlusconi o si va a votare. Poi quando sul web scoppia il coro dei no alla trattativa passa ai distinguo sottili, alle rettifiche, alle piroette, le inversioni ad U e così via. Opportunista insomma.

Quello che è accaduto dopo l’intervento di Franceschini ha fatto precipitare il partito e anche il Paese nel caos. L’immagine diventa allora quella di un PD che è l’incarnazione della vecchia politica: diviso in molte correnti fondate sull’opportunismo dei cacicchi, popolato da uomini che pensano solo a se. Su questo basta vedere le numerose pagine di tutti i giornali dedicate ai progetti politici personali di Renzi, alle sue ambizioni, alle sue tattiche legate a quelle ambizioni. La rivincita dei cacicchi ha avuto effetti devastanti: gli italiani hanno visto nel PD il problema e non più la risorsa per risolvere una difficile fase politica.

A questo punto che fare si è chiesto Bersani? Partiamo dai dati si sarà detto. Il partito è fuori controllo, è spaccato esattamente a metà tra chi vuole l’accordo con m5s e chi vuole l’accordo con il Pdl. Mettiamo alla prova del fuoco, bruciamo, l’ipotesi dell’inciucio e vediamo che cosa ne resta. E così ha fatto, scegliendo di percorrere una strada in cui non credeva e che fino al 30 marzo aveva criticato con tutte le sue forze ritenendola assurda e impercorribile.

È un strada che ha già cominciato a bruciarsi questa mattina e che nel bruciarsi aprirà spero nuove prospettive.

Alcune riflessioni.

È giunto il momento di sfatare un luogo comune, un ritornello che da mesi se non da anni viene ripetuto dentro e fuori dal Partito democratico; il mantra che tante volte abbiamo ascoltato è il seguente: “Matteo Renzi è una risorsa per il PD, ma…”. Ad oggi possiamo serenamente esprimere un giudizio opposto: Matteo Renzi non è una risorsa per il PD. Se l’ambizione personale è certamente uno dei motori della politica, un’ambizione senza freni, sfrenata, è un danno per tutti, per chi ce l’ha, per il suo partito e per il Paese. Ed è evidente come in questi giorni parole e comportamenti di Renzi siano stati dettati più da obiettivi politici personali che da una reale strategia politica. Renzi può quindi essere collocato di diritto tra i cacicchi del PD. Renzi, tutto chiacchiere e simpatia, è vecchia politica al cento per cento.

Urge, se c’è ancora tempo, una rottamazione totale e radicale. Bersani è bruciato, lo sa, e si autorottamerà al più presto. A che titolo a questo punto può andare a trattare con chiunque? Quali garanzie può offrire a un tavolo di trattativa che gli accordi presi siano rispettati? Peccato, perché è e resta il migliore, soprattutto riguardo al senso di responsabilità, ma non c’è via di scampo: ha fallito e tutti i cacicchi scaricheranno sulle sue spalle le loro responsabilità.

A ruota vanno immediatamente accompagnati al pensionamento politico Franceschini, D’Alema, Bindi, Veltroni, Fioroni.

La sconfitta elettorale e il caos scoppiato nella fase post elettorale sono in ultima istanza il frutto di gravissime ambiguità politiche e culturali. Il Partito democratico deve darsi un’identità culturale e politica chiara e netta. Il Centrosinistra funziona certamente come alleanza elettorale ma non può funzionare come partito: o sì è partito di centro o si è partito di sinistra. E se si vuole guardare agli USA come prospettiva futura, ciò che va abolito è proprio la parola centro: negli USA c’è la sinistra progressista democratica e la destra conservatrice repubblicana.

«Il Pd – scrive oggi Aldo Giannuli nel suo blog – ormai è solo un aggregato caotico di correnti, gruppi di interesse e sultanati e forse si avvia ad una rapida scomposizione. Non è detto che sia un male: si è sempre trattato di un ibrido sterile e malriuscito e che si ridisegni una mappa delle forze politiche un po’ meno pasticciata è auspicabile. Ma sapranno farlo o si suicideranno in una esplosione convulsa? Sempre di più si avverte il bisogno di un vero partito di sinistra.»

Concordo con questa sua valutazione.

Annunci

Pubblicato il 18 aprile 2013 su POLITICA NAZIONALE, Uncategorized. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 3 commenti.

  1. Niente accordi con Pdl e Lega

    Il Pd dell’Area Metropolitana Milanese chiede a gran voce coraggio e chiarezza della strategia e del percorso che deve il più possibile tornare ad essere unitario.
    La fumata nera per Franco Marini indica che quel nome, pur rispettabile e di alto profilo, abbia in realtà spaccato il nostro partito e non rappresenta in alcun modo la necessità di cambiamento che gli italiani attendono anche nell’elezione della massima carica dello Stato. Occorre lavorare per un nome di alto profilo che raccolga una grande adesione da parte di moltissimi nostri simpatizzanti e iscritti, nonché da molti italiani onesti che chiedono che alla politica e alle istituzioni venga restituita la dignità, l’alta moralità e il decoro che devono meritare. Spero che dalla prossima votazione tutto il Pd torni in sintonia con la voce diffusa e ormai radicata nel Paese, perché di tutto c’è bisogno, tranne che di finire nel pantano di un accordo con il Pdl e di un governo delle larghe intese.

    Roberto Cornelli

  2. Hanno appena silurato anche Prodi. Ci sono traditori che per raggiungere obbiettivi personali non esitano a distruggere il paese consegnandolo a Berlusconi. Il mio PD non esiste più, distrutto da un branco di sciacalli fiorentini.

  3. E’ bello sapere che nel momento del bisogno il nostro Paese può contare sugli uomini del Partito Democratico…..!!!

    P.S.
    Per Roberto C. che dice …spero che dalla prossima votazione….
    Chi vive sperando muore c……

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: