CENTROSINISTRA: CON QUESTI DIRIGENTI NON VINCEREMO MAI

di David Arboit

Mentre Beppe Grillo blinda i suoi parlamentari con il rito esoterico dell’incontro segreto, e Berlusconi, come al solito, tiene in pugno e guida il suo esercito, il terzo polo che fa? (Avete visto: è nato il terzo polo, ma non è quello progettato dagli apprendisti stregoni della politica de Il sole 24 ore e Corriere della Sera). Il terzo polo, il Centrosinistra, invece, scivola lentamente nel caos. “Partito Democratico in ordine sparso” titola giustamente “Il Fatto Quotidiano”.

In una situazione di grave crisi e addirittura di incertezza istituzionale le regole elementari della politica suggeriscono che a parlare sia sempre e soltanto uno solo, a nome di tutti; e questo perfino a prescindere dal fatto che chi ha il compito di fare da portavoce abbia la saggezza e la prudenza di condividere e discutere la presa di posizione con tutti.

Invece accade che si sbraca, tanto per cambiare, dando vita a un caotico bailamme di dichiarazioni divergenti. E non mi si venga per piacere a proporre la solita retorica demagogica del partito plurale che discute. Non è credibile. Non siete credibili. Su questo caotico bailamme si inseriscono abilmente quelli che utilizzando i mass media come armi e hanno scatenato una guerra psicologica per coltivare le divergenze, amplificare le divergenze, mettere dei cunei che possibilmente spacchino.

Apre le danze Dario Franceschini domenica scorsa lasciandosi sfuggire durante la trasmissione “In mezz’ora” di Lucia Annunziata una affermazione da brivido. Pochi l’hanno colta, pochi l’hanno ripresa, ma era essenziale. «Bisogna cercare di costruire un’intesa larga. Lo vorrei dire anche rispetto al mio campo, il Centrosinistra, bisogna togliersi quell’aria di superiorità. Ho l’impressione che abbiamo talmente tanta presunzione da immaginare che dovremmo poterci scegliere anche gli avversari. Vorremmo stabilire chi guida la destra in Italia. Se gli elettori hanno deciso che la destra italiana per la sesta volta è ancora guidata da Berlusconi, può piacere o non piacere, conosciamo tutte le sue vicende giudiziarie e personali, ma lì lo hanno messo gli elettori, e quindi non è che è un orrore parlare con lui perché questa è la democrazia».

Non si è reso conto, il buon Dario, che a parte la personalizzazione sul capo del Pdl, ha detto il contrario di quello che sostiene Bersani e che chiede a gran voce il popolo del PD? E poi, se non gli avversari, possiamo sceglierci almeno gli interlocutori? Possiamo dire che a noi Berlusconi non è che non ci piace, ci fa schifo? A sentire certi ragionamenti a noi di Buccinasco viene in mente quel tipo di politica e imprenditoria locale realista che pensa che se il movimento terra lo fa la criminalità organizzata allora se si vuole costruire… ecc.

A Dario segue Matteo Renzi che è un predatore politico (troppo predatore e poco politico) il quale fiutando il sangue del segretario e non volendo essere secondo a nessuno spara anche lui la sua bomba dando a intendere che si deve trattare con il Pdl o andare subito alle elezioni, salvo poi rimangiarsi tutto e ributtare sugli altri la responsabilità del voler trattare con il Pdl.

A ruota segue anche Rosy Bindi. Non si sa bene che cosa abbia detto veramente e comunque in ogni caso doveva tacere. Sta di fatto che il quotidiano “Il secolo XIX” riporta la seguente dichiarazione: “Bersani non sa più che fare e il partito è fermo, senza prospettiva”. Quando il giornalista chiede se il partito non si sente ostaggio di un segretario impegnato in una lotta personale, pare che Bindi abbia risposto: “E’ così, purtroppo”. Segue smentita. Segue riconferma del giornalista.

A ruota di Franceschini, Renzi e Bindi, con mezze parole, semidichiarazioni, silenzi eloquentissimi si mettono, Letta, D’Alema (!), Veltroni.

Eppure il percorso proposto da Bersani e forse concordato con Napolitano è sufficientemente chiaro ed è effettivamente l’unico praticabile. Bersani ne ha parlato più volte.

«Non c’è governabilità senza cambiamento» ha detto più volte Bersani. Lo hanno detto gli elettori nelle urne, gli italiani nelle urne hanno gridato “Basta, è ora di cambiare!”. Chiaro a tutti?

La necessità e l’esigenza di cambiamento possono essere rappresentate e soddisfatte da «un cosiddetto governassimo formato da PD, Pdl forse Scelta Civica? Sarebbe a nostro avviso una risposta sbagliata. Perché finirebbe per raffigurare una politica che si chiude nel fortino, una politica che si auto protegge, un governo paralizzato che non può rispondere alle esigenze di cambiamento».

E infine sulla questione del Presidente della Repubblica. Basta con l’affermazione retorica che deve essere una figura di garanzia e quindi condivisa da tutti. Il principio è assolutamente vero, ma il dato di fatto è che c’è un terzo del Parlamento che di questo principio se ne frega, c’è un terzo del Parlamento che per garantire l’affermazione di questo principio ha intenzione di fare pagare un prezzo molto alto, un prezzo che è in ogni caso troppo alto perché la bestia è insaziabile, e dopo, certamente, non se ne starà buona. Il fatto e che c’è ancora qualche sciocco che crede nella “logica della trattativa”.

Quello che tutti interpretano come voglia di protagonismo di Bersani, come battaglia personalistica per una impossibile rivincita personale, è in realtà un sacrificio. Bersani, sa di essere stato sconfitto e in un certo senso sa di avere i “giorni contati”. Si è in realtà caricato sulle spalle l’onere di una guerra di posizione e di logoramento che consenta di indebolire le trincee del nemico e poi, dopo, ad altri di guidare con saldezza il paese. Lui si sacrifica in prima linea. Lui logora le sue ultime forze ma non per se, per il bene di tutti, e nemmeno i suoi lo comprendono. Non è ancora sceso dalla croce e già si giocano a dadi la veste.

Si tratta di mantenere nervi saldi e sangue freddo per una quantità di tempo sufficiente (che non è una eternità) per fare emergere pubblicamente e con grande evidenza la contraddizione che è incarnata dal Movimento 5 stelle: eletti per fare la rivoluzione, per un cambiamento radicale, fanno melina, non prendono posizione, si avvitano in affermazioni di principio retoriche e inutili per l’Italia, cincischiano appellandosi a principi ideologici assurdi e inconcludenti rispetto ai problemi concreti e reali del paese, problemi che esplodono nei suicidi ed esploderanno sempre più. Capito signori dirigenti?

Qualche autorevole commentatore ha scritto “si è aperto il congresso del PD”. E l’impressione non è di certo sbagliata. E ad aggiungere confusione al caos ci si mette anche Vendola, che sentita aria di Congresso PD propone un entrismo di SEL che era certamente nell’aria e certamente auspicabile, ma totalmente improvvido nei tempi e nei modi.

Ma allora sorgono spontaneamente alcune domande.

Che classe dirigente è quella che non riesce a tacere nel momento in cui è evidente che la situazione suggerisce che la cosa migliore è tenere le bocche cucite?

Che classe dirigente è quella che apre un Congresso, cioè una lotta per il potere all’interno del suo partito, nel bel mezzo di una grave crisi economica e istituzionale?

Che classe dirigente è quella che indebolisce un segretario e candidato Presidente del Consiglio certamente già debole perché uscito sconfitto dalle elezioni, ma che sta giocando in modo sensato una partita a scacchi estremamente difficile?

Correre con queste palle al piede non è possibile. E come disse a suo tempo Nanni Moretti: «Con questa classe dirigente noi non vinceremo mai».

Non escludo che il buon Nanni, dopo avere ridato fiducia al PD durante la campagna elettorale, rivedendo il caotico bailamme di dichiarazioni di questa settimana non vada a ripescare questa dichiarazione e la riproponga uguale e identica.

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Pubblicato il 7 aprile 2013 su POLITICA NAZIONALE. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 3 commenti.

  1. Chi pensa che Bersani sia malato di personalismo si sbaglia di grosso, grave poi che lo dicano personaggi come Bindi, Franceschini, Letta, D’Alema (da che pulpito!) ma che classe dirigente è?

    Il Pd non ha sbagliato né leadership, né contenuti, né stile; forse ha patito la sua debolezza nel sistema dell’informazione, televisiva e giornalistica, forse doveva essere più incisivo nel comunicare che priorità assoluta era la diminuizione dei costi della politica, spiegare che si può finanziare il sistema dei partiti in modo sobrio e non urticante, senza il finanziamento pubblico gran parte della gente non avrebbe modo di essere rappresentata.

    Dopo tutte queste considerazioni, mi accorgo che la classe dirigente del PD poco mi piace.

  2. I nostri dirigenti non hanno capito che l’ostacolo maggiore all’alleanza con il PDL è il fatto che non sappiamo che genere di persone compongono lo schieramento politico di Berlusconi. E’ un fatto che la “propensione a delinquere” sia una nota di merito per far parte del PDL ( Cosentino, Dell’Utri, Verdini, Formigoni, ecc come pure gli ex picchiatori fascisti Alemanno, LaRussa, Gasparri e altri ) con tutte le conseguenze del caso.
    Quello che interessa a Berlusconi è ottenere al più presto una carica istituzionale che gli consenta di invocare il Legittimo Impedimento sine die; dell’Italia e degli italiani non gliene può fregar di meno.

  1. Pingback: LA POTENZA DISTRUTTIVA DEI CACICCHI DEL PD | PD Buccinasco

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