L’IMPAZIENZA E LE AMBIGUITÀ DI MATTEO RENZI

di David Arboit

Il ragazzo scalpita si sa, lo sanno tutti. Non vede l’ora, lo sanno tutti. Ma a che pro buttare lì l’infelice frase sulla perdita di tempo? Per ricevere il rimprovero del presidente della Repubblica?

Se l’obiettivo era rioccupare il centro della scena politica il target è stato pienamente centrato: l’affermazione di Matteo è stata immediatamente ripresa e amplificata da tutte le maggiori testate giornalistiche. Un codazzo di giornalisti televisivi, e non, ha assillato il ragazzo per tutto il giorno cercando di strappargli qualche altra “frase bomba”.

La sentenza renziana è stata peraltro confermata dall’esimio costituzionalista Valerio Onida che ieri ha brillato per imprudenza e insipienza politica oltre che per imperdonabile tontaggine. Dopo quello che ha detto, Onida dovrebbe dimettersi immediatamente, ma non lo farà per le stesse ragioni per cui ha detto la frase.

Ma non è solo questione di visibilità. È che Renzi ha paura, e la paura è una cattiva consigliera. Ha paura di non cogliere l’attimo, ha paura di perdere il treno, ha paura di lasciarsi sfuggire l’occasione di approfittare delle debolezze altrui, di potere fare leva sulle debolezze altrui, ha paura che il suo “nemico interno”, invece, ottenga un successo (e in qualche modo tenta di sabotarlo?). Ma sbaglia di nuovo i calcoli e di nuovo danneggia se stesso, il Partito Democratica e l’Italia intera.

Le parole del commentatore politico del quotidiano “Il sole 24 ore” Stefano Folli, non di certo ostile a Matteo, sono illuminanti. «Lo stallo politico – scrive Folli – diventa il terreno per scorrerie di ogni tipo». Dopo avere auspicato l’elezione di un Presidente della Repubblica a larghissima maggioranza, cosa avvenuta nel 1999 con Ciampi, Folli sottolinea che «la vena polemica» di Renzi e «figlia di due debolezze».

«Quella di Bersani – scrive Folli – è evidente, benché il segretario del PD, capo del partito di maggioranza relativa, sia ancora in grado di disporre delle migliori carte al tavolo del Quirinale. Ma c’è anche la debolezza del giovane Sindaco, costretto a rompere la tregua prima del tempo a causa proprio della bonaccia in cui galleggia, rischiando di affondare, il sistema politico. Renzi ha compiuto una mossa a effetto, molto mediatica, per porsi fra i protagonisti della disfida sul Presidente della Repubblica, ma anche della fase successiva, quella che riguarderà il governo e che potrebbe sfociare in nuove elezioni».

Che Bersani sia uscito indebolito prima dal risultato delle elezioni e poi dal faticoso giro a vuoto dell’incarico è abbastanza chiaro. Ma è anche chiaro che, comunque, ha ancora in mano delle carte, e «le migliori» stando a quello che pensa Folli. Perché, allora, Matteo decide di avviare un’iniziativa che di fatto lo indebolisce ancora di più? La ragione è che era necessaria «una mossa a effetto, molto mediatica» per potere collocare la propria persona «fra i protagonisti della disfida per il presidente». Si trattava di dire “ci sono anch’IO” e ho un peso, e voglio avere un peso, costi quel che costi.

È per questa ragione che «il Sindaco di Firenze ormai tende a delegittimare Bersani» imputandogli di essere stato debole con Grillo. D’altra parte, per chi vuole l’accordo con Berlusconi, la prudenza e la pazienza di Bersani sono soltanto debolezze.

«Finora – prosegue Folli – Renzi aveva sempre evitato – almeno in via ufficiale – di puntare sul fallimento del segretario del suo Partito. In effetti si tratta di una strategia sempre rischiosa». Oggi, invece, la sua speranza, il suo auspicio, sono diventati chiari: «temendo di essere scavalcato dagli eventi e messo ai margini, è costretto a passare all’offensiva». Se io non conto niente nella partita, se rischio di andare a finire in panchina allora meglio fare saltare tutto.

Ma fino a che punto è disposto a spingersi Renzi per potere raggiungere i suoi personalissimi obiettivi politici? La risposta di Stefano Folli e piuttosto chiara: «Fino al punto di boicottare la linea del Pd sul capo dello Stato, se dipendesse da un’intesa coi grillini? Forse sì, ma in tal caso il sindaco dovrebbe voltare pagina e cominciare una nuova vita politica lontano dai democratici. Cosa che finora ha sempre escluso.»

A destra su questo continuo differenziarsi di Renzi ci contano, ci sperano, ci puntano molto. Oggi il quotidiano Libero titola “Renzi rottama il PD” e gli fa da controcanto il quotidiano di Giuliano Ferrara Il Foglio” che titola “Renzi, o la rottamazione del PD”. Suona male anche una dichiarazione fatta ieri sera in TV da Fabrizio Cicchitto (tessera P2 n. 2232) il quale più o meno ha detto: Bersani vuole eleggere il Presidente della Repubblica o accordandosi con M5s o con Monti, e tenendoci fuori dalla partita. Stia all’occhio perché ci sono anche i franchi tiratori e non è detto che abbia in tasca i voti dei renziani. Avrà ragione?

I segni di un’autonomia irrituale del renzismo purtroppo si accumulano. Per esempio i “renziani” hanno presentato al senato un disegno di legge che abroga tout court il finanziamento pubblico dei partiti. Nel merito non è questo che il PD ha deciso, non è questa la decisione programmatica condivisa da tutto il partito sul tema. Nel metodo ad oggi nessun deputato del Pd aveva mai presentato, su temi importanti, disegni di legge fondati su opinioni personali non discusse e condivise da tutto il partito.

A quanto detto da Cicchitto si può però opporre la seguente osservazione. Essendo chiarissimo a quali condizioni Berlusconi sarebbe disposto a elargire i suoi voti per eleggere un Presidente della Repubblica e per fare entrare in carica un Governo, essendo chiarissimo che i recenti risultati elettorali ci parlano di un popolo che chiede a gran voce un cambiamento radicale, ed essendo infine chiarissimo che Renzi è un partigiano del cambiamento, non si vede a che titolo Matteo potrebbe fare mancare i voti a proposte di cambiamento effettivamente radicali, a partire evidentemente da quella del Presidente della Repubblica.

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Pubblicato il 5 aprile 2013, in POLITICA NAZIONALE con tag , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 3 commenti.

  1. Caro Matteo,ti prego:il PD deve essere l’alfiere del LAVORO in alternativa all’IMU del PDL! Ben contento egoisticamente se mi riducono l’IMU,ma la catastrofe è il LAVORO!!!!N Facciamo qualcosa,fa qualcosa e prendiamocene carico di front ai cialtroni!
    Mario Salano

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  2. Luigia, Renzi può essere una risorsa e ha davanti a se la possibilità di una luminosa carriera politica nel PD e in Italia. Dipende da lui però. Da come si comporta. Ad oggi è stato più capace di dividere che di unire e per governare un partito, ma anche il paese, occorre essere capaci di unire. A ottobre, fra pochi mesi, ci sarà il Congresso del PD. Chi avrà la capacità di unire la maggioranza del partito attorno al suo progetto politico sarà il segretario e dal mio punto di vista anche il candidato premier, esattamente come dice lo statuto del PD. Se Renzi supererà questo esame toccherà a lui. ma certi suoi comportamenti, secondo me, non lo aiutano, ostacolano la sua carriera politica. A Renzi dunque, ammesso che mi ascolti, ho fatto un richiamo fraterno, con benevolenza.

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  3. luigia soresini

    Se non siete capaci di vedere che Matteo Renzi e una risorsa per il partito e non un nemico alla prossima volta il mio voto ve lo scordate perderete ancora più voti a favore di m5s ls

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