L’OTTIMO NEMICO DEL MEGLIO

SUA[ di Giambattista Maiorano ]
Accontentarsi è un po’ come sedersi. Non è bello. Ogni situazione, infatti, presenta margini di miglioramento. Per gente come noi, che non si concepisce onnipotente, le possibilità di andare verso il meglio possono essere sconfinate praterie.

Ancor prima di essere sindaco, più che ostentare pregi e capacità, ho voluto riconosce i miei limiti rifiutando l’immagine di uomo della provvidenza o di uomo tuttofare, rafforzando l’idea dell’insieme, del collettivo che lavora e aiuta chi è chiamato a coordinarlo. La normalità quindi come condizione dell’agire. Non per giocare a fare lo gnorri o rifugiarsi in una ipocrita ingenuità, ma per affrontare responsabilmente il proprio compito senza farsi vincere dallo sconforto di fronte alle critiche anche più assurde ed esacerbate che possono invece essere esse stesse stimolo a fare meglio e di più.

Leggo spesso accuse infondate. Talune al limite della provocazione, dell’ingiuria e della volgarità che poco o nulla hanno a che fare con la dialettica politica e con un confronto talvolta anche duro, come è giusto che sia, ma che esigerebbe il rispetto della verità dei fatti.

Si invoca trasparenza. Perfetto, e così sia: siamo cittadini e non sudditi. C’è una condizione perché la richiesta sia vera e democraticamente credibile: che i processi, soprattutto i più complessi, si compiano per essere spiegati nei dettagli e nel loro iter procedurale. La nostra è una democrazia delegata non funziona con la logica dell’assemblea permanente né tanto meno con una gestione illuministica destinata ad essere esercitata da tuttologi sempre in grado in ogni campo di sfornare ricette come se fossimo nella cucina di nonna Pina.

Un argomento molto vivo in quest’ultimo periodo e tale da meritarmi perfino attacchi insensati è certamente il recesso dalla convenzione con la SUA (Stazione Unica Appaltante).

Taluni illuminati hanno giudicato il recesso un capriccio, ignorano forse (non gli è stato riferito da chi li rappresenta?) che è stata una decisione difficile maturata col tempo (tanto tempo) lungo un percorso tormentato. Proviamo a ragionare: che cosa può esserci di meglio e di più utile, in un contesto come il nostro (Buccinasco sempre nell’occhio del ciclone riguardo alla legalità), che lasciare gestire le gare d’appalto per forniture e servizi a un’entità terza in grado tutelarci da possibili fornitori e operatori vicini alla malavita organizzata? È una manna dal cielo, una liberazione! Questa era la funzione, e credo probabilmente lo sarà, della SUA, che metteva insieme l’esperienza della Prefettura e le competenze del Provveditorato Regionale alle Opere Pubbliche di Lombardia e Liguria.

Parlo al futuro e non al presente perché il Consiglio comunale, appunto, ha votato il recesso.

Ma attenzione, nessuna fuga dall’impegno assunto dalla dr.ssa Iacontini in data 18 maggio 2012 ad una manciata di ore dall’esito elettorale. La scelta è stata legittima e questo ha costituito il presupposto alla successiva sottoscrizione. Se è possibile esprimere qualche dubbio sull’opportunità dell’iniziativa del Commissario, esso riguarda l’assenza di un chiarimento e valutazione dell’impianto della convenzione tra Comune e Prefettura. Qualcosa dovrebbe suggerirci il fatto che gli unici comuni della nostra provincia a sottoscrivere la convenzione siano stati, e non ce ne sono stati altri, Buccinasco e Garbagnate entrambi venuti fuori da un’esperienza commissariale. Inaccettabile sarebbe un giudizio che volesse identificare le altre amministrazioni, come affette da mafiosite o ‘ndranghetite acuta.

I rapporti tra la nostra Amministrazione, in particolare l’Ufficio Tecnico, e il Provveditorato sono iniziati subito dopo la sottoscrizione avvenuta il 17 luglio 2012. Molta la corrispondenza scambiata, diversi gli incontri che si sono svolti in un clima non sempre serenissimo. Un dialogo tra sordi, senza esiti.

Che l’impianto presentasse evidenti elementi di criticità è dimostrato dal fatto che in Prefettura, venerdì 22 marzo scorso, è stata presentata una nuova versione della convenzione. Se questo è il risultato non posso che considerare positivamente il nostro atteggiamento critico. Forse non saremo stato l’unico Comune ad aver spinto per le modifiche, ma certamente quello più convinto.

Il rapporto tra Comune e prefettura è stato condotto mantenendo una certa riservatezza. Era pensabile sviluppare tali rapporti se non in un contesto di riservatezza? No di certo. Chi parla di mancata trasparenza non sa ciò che dice.

C’è più che mai un dovere oggi: quello di valutare con molta attenzione il nuovo testo, cosa che la Prefettura e il Provveditorato ci hanno chiesto di fare. L’obiettivo è giungere a un impianto condiviso, funzionale e che perciò non produca incomprensioni.

In quest’ottica cadono anche le accuse rivolteci dalla minoranza. Dice “siete stati precipitosi nel recesso” e dovevate invece “battere di più i pugni sul tavolo”, oppure “fare azioni clamorose come protestare davanti agli uffici della Prefettura” o andare direttamente dal Ministro degli Interni. Abbiamo invece ritenuto di lavorare con pazienza e discrezione senza cercare visibilità. Non so francamente se sollevando il polverone, come tutti oggi amano fare, a guadagnarci avrebbe potuto essere la credibilità di tutti.

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Pubblicato il 3 aprile 2013, in AMMINISTRAZIONE COMUNE, CONSIGLIO COMUNALE, LEGALITA', POLITICA LOCALE con tag , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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