BEPPE GRULLO RIPORTA L’ITALIA SULL’ORLO DEL BARATRO. UNICA SALVEZZA UN GOVERNO DI SCOPO

GRILLO_me-ne-fregodi David Arboit

Bersani ha fatto il suo dovere, ha fatto quello che si doveva fare, dimostrando ancora una volta sprezzo del pericolo, spirito di abnegazione, una straordinaria pazienza e capacità di responsabilità. Ha fallito, ma se si guarda alla tempra delle persona è lui il migliore, quello che può portare l’Italia fuori dalle sabbie mobili in cui si trova.

Non c’è alcun dubbio.

La palla è passata poi a Napolitano. I colloqui di eri non hanno portato a nulla, come era prevedibile, ma andavano comunque fatti.

Il Pdl arroccato nell’unica posizione possibile, l’unica che lo rimette in gioco, quella del governo Pdl-PD. Inaccettabile nel modo più assoluto per il popolo del Pd, alla faccia dei soliti tresconi del Partito (quelli con cognome che finisce in -oni) che pur di rimanere in sella sono disponibili a un patto con diavolo.

Il Movimento 5 stelle accecato dal narcisimo e dal delirio di onnipotenza del suo vate Beppe Grullo ha detto di no a una occasione storica, forse irripetibile. Quel Grullo di Beppe ha la faccia di bronzo di dire «politici e giornalisti serve lo psichiatra» ma non si rende conto che gli italiani, soprattutto quelli che soffrono per la crisi economica, hanno ormai capito che è lui il caso psichiatrico, che il suo narcisimo e delirio di onnipotenza stanno mandando il Paese alla rovina, stanno riportando il paese sull’orlo del baratro. Grillo come Berlusconi: responsabilità zero.

Quel Grullo di Beppe accecato dal suo narcisismo ha sputato sulla posizione di forza che gli hanno dato gli elettori, ha buttato nel cesso la possibilità di fare, con un PD in situazione di relativa debolezza e quindi disponibilissimo, le seguenti cosucce:

• una legge elettorale seria;

• una riforma dei costi della politica radicale;

• una riforma del conflitto d’interessi radicale;

• una riforma fiscale a favore dei più deboli;

• il reddito di cittadinanza;

ecc. ecc.

Arroganza, ignoranza della politica, inesperienza, sudditanza psicologica nei confronti del Duce Beppe Grullo, hanno inchiodato m5s a una proposta idiota, inaccettabile: avere l’incarico.

A questo punto non sarà difficile per i tanto vituperati partiti dire agli italiani: “Avete visto? Sono degli irresponsabili! Il paese è allo stremo, ha bisogno di un governo, e loro fanno i giochetti perché vogliono tornare alle elezioni per vincere, e dell’Italia chi se ne frega”.

A Napolitano non resta che dimettersi per sbloccare lo stallo? È l’unica soluzione?

Forse no.

Una ipotesi diversa che può ancora aver senso esplorare è quella di un governo di scopo di alto profilo tecnico, ma anche culturale. Un governo, quindi, molto differente da quello composto dai gelidi tecnocrati che hanno affiancato Monti. Si tratterebbe di un governo formato da uomini che uniscano una nota competenza tecnica a una profonda vocazione umanistica, uomini, insomma, che abbiano già dimostrato una evidente passione per il bene comune e un soprattutto un profilo culturale, umanistico, nettamente evidente.

C’era qualcosa di disumano nel governo Monti, una freddezza disumana. Il modo di parlare dello stesso Presidente del Consiglio era il simbolo di una fredda determinazione. E qualcosa di disumano era presente anche nella piagnucolosa indifferenza della Fornero, con il balletto sul numero degli esodati e il malcelato disinteresse per la loro sorte.

Presidente del Consiglio ideale per questo governo tecnico-umanista di transizione (di scopo e con mandato a breve termine) è probabilmente Gustavo Zagrebelsky, un uomo che di democrazia se ne intende. Altri nomi con analogo spessore tecnico e umanistico potrebbero affiancare il noto costituzionalista: per esempio alla giustizia Gherado Colombo, alla cultura e simili Salvatore Settis, alla economia Giulio Sapelli, alla sanità Gino Strada, alla difesa il Generale Fabio Mini ecc. Un governo, quindi, certamente di alto profilo, un governo al quale, vista la caratura dei nomi, è difficile dire di no. Un governo della società civile, la migliore società civile, quella che ha già da anni manifestato concretamente la sua capacità di impegno per il bene comune.

A questi uomini occorre affidare prima di tutto un compito costituente e cioè il compito non di una riforma ma di una rifondazione delle istituzioni dello Stato, una rifondazione che metta in sicurezza la democrazia italiana.

Seconda priorità l’economia. La creazione di meccanismi capaci di innescare la crescita senza mettere con indifferenza le persone nel tritacarne della disoccupazione, della mobilità e del precariato. No alla “distruzione creatrice” dei tecnocrati montiani.

Una proposta di governo di questo genere sarebbe l’ultimo appello per i deputati del Movimento 5 stelle, una ultima possibilità per fare il bene dell’Italia e per continuare a fare il mestiere di parlamentare. Una ultima possibilità che se non venisse colta sono certo li esporrebbe alla pesantissima condanna del popolo italiano: più della metà di loro, dopo essere transitati nel Parlamento, tornerebbero certamente e rapidamente alla vita privata per volontà degli elettori.

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Pubblicato il 30 marzo 2013, in POLITICA NAZIONALE con tag , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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