BERSANI, IL PD E LA PROFEZIA DI CHURCHILL

Ernesto Maria Ruffini, l’Espresso 27 marzo 2013

Quando Gran Bretagna e Francia firmarono nel 1938 gli accordi di Monaco con Hitler, Churchill commentò: “Potevano scegliere fra il disonore e la guerra. Hanno scelto il disonore e avranno la guerra”. Profezia azzeccata.

Si parva licet componere magnis, ci sono, all’interno del PD, personaggi che spingono a un patto analogo a quello di Monaco: lo chiamano “governissimo”. E dato che la storia, dopo esser stata tragedia, si ripete in forma di farsa, l’Hilter con il quale oggi si pensa di accordarsi si chiama Berlusconi. E se pochi sono i tentatori, molti cominciano a essere i tentati.

Si dirà che il Paese ha bisogno di un governo. Sì, ma non un governo con Berlusconi. Se guardiamo agli anni passati, scopriamo che Berlusconi come Presidente del Consiglio ha guidato i governi più inefficaci se non dannosi della storia della Repubblica, quattro esecutivi che non sono stato altro che fabbriche di ciarle inconcludenti, tombe di promesse mai mantenute, fonti di regresso economico e sociale. E fuori del governo si è sempre distinto per aver intralciato l’operato degli altri governi con incoscienza, con gelida indifferenza per le sorti del paese e, così ci suggeriscono le recenti cronache giudiziarie, anche con mezzi che, certamente, non possono essere definiti leciti.

Un governissimo PD-PDL sarebbe solo un prolungamento di questi anni vuoti, persi e inani. Un governo dell’anno 2013 dovrebbe puntare nell’immediato a regolare i rapporti fra politica e affari (detto anche “conflitto d’interessi”), rifare la legge elettorale, rimuovere alcune delle più macroscopiche forme di inefficienza e corruzione della nostra pubblica amministrazione. Ma non uno di questi obiettivi sarebbe conseguito con un governo sostenuto da Berlusconi e dai suoi camerieri con il titolo di On. e Sen.: perché la corruzione e l’inefficienza sono un fango in cui in troppi hanno sguazzato, perché la legge elettorale è l’efficacissimo e attualissimo strumento del continuo ricatto politico del centro-destra, perché la persecuzione dell’interesse privato con gli strumenti di quello pubblico è l’unica ragione di vita di Berlusconi. Né un governissimo ci regalerebbe alcun sollievo economico: le nostri sorti economiche sono legate a quelle delle nostre finanze pubbliche, queste dipendono da quello che pensano gli investitori (“no man is an island”, dice il poeta, figuriamoci l’economia italiana) e quello che gli investitori pensano di Berlusconi lo abbiamo visto a fine 2011; né ciò che ha detto in campagna elettorale su spread ed euro lo renderebbero certo più accettabile.

Un governo con Berlusconi sarebbe una nuova versione del Nulla, quel Nulla distruttore che, come ne “La storia infinita”, sta sbriciolando inesorabile da venti anni le nostre vite; forse smetteremmo di scivolare a velocità costante, ma col rischio di ritrovarci, di botto, a precipitare a velocità infinita, come appunto stava avvenendo 16 mesi fa.

Lo so, è difficile e scoraggiante confrontarsi con la vuotaggine di Caseleggio, la paranoia della “Peppa” (il nomignolo che gli amici genovesi affibbiarono a Grillo) e il settarismo puerile e spocchioso di alcuni fra i loro seguaci. Capisco chi nel PD, in buona fede, si fa tentare. Ma questo è il momento in cui chi la dura la vince.

Dietro il rifiuto imposto ai parlamentari grillini c’è la speranza dei due autonominatisi padri-padroni del M5S di vedere la profezia del governissimo PD-PDL auto avverarsi. Accettare il governissimo è cadere in questa trappola, per mera stanchezza. Ma più, invece, il PD rifiuterà questa prospettiva, più i parlamentari grillini cominceranno a ragionare, a preoccuparsi per le sorti del paese e a credere che, sì, forse un PD che rifiuta l’inciucio a qualunque costo è cambiato e, soprattutto, può ancora cambiare; e cominceranno a dubitare di Grillo e delle sue direttive. Metà del loro elettorato la pensa già così, come avevo detto, non creduto, in un precedente post. Prendiamoci il tempo affinché questo stato d’animo filtri fra gli eletti e sovrasti le urla della “Peppa” isterica: siamo da oltre tre mesi affidati a un governo di ordinaria amministrazione, due settimane in più non faranno male, perché non sarà tempo perso, ma tempo investito; sicuramente faranno molti meno danni di un Berlusconi tornato trionfalmente al governo. E per dare un segno tangibile di cambiamento, usiamo questo tempo per eleggere un Presidente della Repubblica estraneo alla “Casta” e competente, magari un bravo costituzionalista; proporre un Marini, absit iniuria, è come voler correre con un velocipede al prossimo giro d’Italia. Per vincere a scacchi bisogna, a volte, sacrificare dei pezzi.

Ma se invece dovessero prevalere la pur comprensibile paura del domani e la pur naturale ripulsa del presente, se al rischio calcolato si preferisse l’illusoria sicurezza del governissimo, varrà il monito di Churchill, opportunamente adattato: “Potevate scegliere fra il governissimo del disonore e il rischio di un disastro; avete scelto il disonore e avrete anche il disastro”.

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Pubblicato il 29 marzo 2013 su POLITICA NAZIONALE. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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